IL PONTE GELSO – L’ESTATE DEL 43 E UN PERCORSO DA SCOPRIRE.
Quanto sarebbe bello vederlo pulito con a fianco uno uguale che possa recitare “Sovrintendenza beni Culturali…” e intanto Il percorso naturalistico c’è ed è degno di nota.
Dal documentario cominciano a scorrere le prime immagini. Sono scene di guerra. Fa caldo. Fu molto caldo quell’agosto del 1943 quando tedeschi e sparuti gruppi italiani, incollati in quella che fu la Linea San Fratello, diedero filo da torcere alla 3a divisione americana. Non c’è più il rumore della quotidianità, ma solo il ruzzolare dei ciottoli sotto le scarpe, lo sguardo attento e il respiro contratto dalla maestosità aspra della natura.
Ad un certo punto la strada, già ridotta ad un tratturo, lascia il posto a quello che sembra il greto di un torrente ripido e pieno di ciottoli.
A guardarlo sembra quasi impraticabile, se non hai le scarpe adatte e dimestichezza con il camminare. Si va avanti.
Non c’è più il rumore della quotidianità, ma solo il ruzzolare dei ciottoli sotto le scarpe, lo sguardo attento e il respiro contratto dalla maestosità aspra della natura. Un tunnel verde dai lati impenetrabili. D’improvviso appaiono alla vista rocce giganti, monoliti testimoni del tempo e degli uomini.
Qualche passo ancora e il cammino diventa stupore. Eccolo: il ponte Gelso, largo circa due metri e mezzo per 15 circa di lunghezza, lastricato come le antiche vie romane, attraversa uno dei tanti affluenti del Furiano o forse le scaturigini del Furiano stesso. Imponente, maestoso, solitario e, soprattutto, bello. Sembra parlare, anzi lo fa. Il nastro si riavvolge. Ad avviare il processo sono alcune pietre sberciate dalla fiancata a cui corrispondono eguali segnali nei monoliti di rimpetto. Ora dal film – o meglio dal documentario – cominciano a scorrere le prime immagini. Sono scene di guerra. Fa caldo. Fu molto caldo quell’agosto del 1943, quando tedeschi e sparuti gruppi italiani, incollati in quella che fu la Linea San Fratello, diedero filo da torcere alla 3a divisione americana.
Forse un grande gelso offriva un po’ di frescura ai combattenti. Da un lato le puntate offensive americane che risalivano il Furiano per tagliare la statale tra Cesarò e San Fratello e imbottigliare i tedeschi tra i monti e il mare. Dall’altro le difese “volanti” tedesche, che dovevano impedire ad ogni costo che gli invasori oltrepassassero quel ponte provenienti da Caronia, cosa che avrebbe permesso loro di raggiungere la statale per Cesarò. Nella zona terreni puliti, masserie e lo scorrere della vita rurale. Lo scontro si protrae per giorni tra attacchi e contrattacchi.
I tedeschi si ritirano – com’è nel loro costume – combattendo, minando la mulattiera e risalendo poi verso la Statale 289. Il documentario finisce, resta il ponte Gelso, il sentiero e quello che oggi avrebbe tutte le caratteristiche per diventare il paradiso degli escursionisti che vogliono attraversare il Parco Dei Nebrodi, un polmone verde croce e delizia degli escursionisti avventati. Proviamo ad immaginare il possibile percorso. “Parco dei Nebrodi” sembra recitare il cartello in lamiera intaccato dalla ruggine e nascosto dalla vegetazione, eppure “sorveglia” un’opera ingegneristica degna, se già non lo è, di tutela della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Messina. Quanto sarebbe bello vederlo pulito con a fianco un cartello uguale che posa recitare “Sovrintendenza beni Culturali…” Intanto, Il percorso naturalistico c’è ed è degno di nota.
Proviamo ad immaginarlo…
Partenza da Contrada Porilla al civico 1, tre chilometri di meraviglie dalla strada comunale che porta alla contrada Pirrera, poi a destra in direzione contrada Gelso in jeep fino a circa 1 chilometro dal ponte, proseguendo a piedi l’ultimo tratto dissestato e, infine, dopo il ponte arrivando in contrada Badetta nel comune di Caronia. Un ponte che unisce due comuni dei Nebrodi.
ENZO CAPUTO










