Un paese “grande” si riflette allo specchio e si vede “piccolo piccolo”, ma ben curato nei dettagli che parlano di storia, tradizione e voglia creativa. Quella voglia che, nata una diecina di anni fa, non ha mai abbandonato l’artista della Natività, Sandro Manera.
Presenti, il Sindaco Veronica Maria Armeli e Don Salvatore Chiacchiera.
Dopo l’accensione del gigantesco Albero di Natale umbertino, che dà spettacolo da circa 50 anni ed è conosciuto come “L’albero di Mussolini” – si crede essere un pino ma in realtà sarebbe un meraviglioso esemplare di corbezzolo (Arbutus unedo) – ieri è stato illuminato l’ormai famoso presepe di “Castanea”.
Un paese “grande” si riflette allo specchio e si vede “piccolo piccolo”, ma ben curato nei dettagli che parlano di storia, tradizione e voglia creativa. Quella voglia che, nata una diecina di anni fa, non ha mai abbandonato l’artista della Natività, Sandro Manera. Anzi… sembra che questa aumenti sempre di più.
E già, perché il presepe umbertino, ormai diventato un appuntamento fisso: manco a dirlo, è una creatura di Manera il quale, ogni anno, si dedica anima e corpo per meglio allestirlo e questa non è cosa da poco, perché quello di Sandro non è un presepe qualunque ma, in chiave natalizia, è la rappresentazione miniaturizzata del paese nebroideo; quello di oggi ma, soprattutto, quello di ieri. Gli edifici e le vestigia del presepe fanno bella mostra, magistralmente incastonati nel verde muschio e, per un mesetto, occuperanno la spazio antistante il monumento ai caduti, dirimpetto la Piazza IV Novembre.
Qui viene allestito da alcuni anni, dopo aver “soggiornato” prima nelle scale al terzo del Palazzo di Città e poi “a valle” della principale piazza cittadina. Un paese in miniatura tra il bue e l’asinello, i Re Magi, i pastori e le tante creazioni architettoniche, come la caratteristica casetta in pietra realizzata dal mastro scalpellino Calogero Cuticone, che dà un tocco in più al presepe. “L’arte di Sandro Manera – ha detto il sindaco Veronica Maria Armeli, che ha ringraziato quanti tra i dipendenti si sono adoperati per rendere possibile l’accensione – si rinnova ogni anno nella bellezza.
Oggi abbiamo una chicca in più, una casa realizzata dal signor Cuticone riprodotta utilizzando fedelmente i materiali che sono propri di questo tipo di costruzioni e che permette di coniugare al meglio il passato e il presente.” Un ringraziamento va anche allo zampognaro Antonio Raffaele, che ha creato l’atmosfera musicale. A benedire il Presepe, alla presenza delle Autorità amministrative, degli artisti e di un folto pubblico, è stato il parroco della Chiesa Madre Don Salvatore Chiacchiera. Un Presepe che merita l’attenzione dei media nazionali e dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana perché, oltre ad essere una creazione artistica, ripercorre in modo unico e irripetibile la sicilianitudine di ieri e di oggi. Insomma uno scrigno che ripropone, travalicando la religiosità, la tradizione siciliana e non solo dei Nebrodi.
Enzo Caputo


















