CAPO D’ORLANDO & DINTORNI – Fare rete: dal bisogno alla strategia
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CAPO D’ORLANDO & DINTORNI – Fare rete: dal bisogno alla strategia

C’è una differenza sostanziale tra invocare la “rete” e costruirla davvero.

Nel dibattito pubblico locale, soprattutto quando si parla di sviluppo e promozione del territorio, l’espressione fare rete ritorna con una frequenza tale da rischiare di perdere significato.

Eppure, mai come oggi, il tema è centrale.

Il contributo che segue nasce dall’osservazione diretta del territorio Nebrodi–Tirreno e di Capo d’Orlando formulata da Edo Lipari, in particolare, non come somma di singoli comuni ma come possibile sistema di esperienze integrate.

L’analisi parte da una constatazione semplice: le risorse non mancano, ciò che manca è una visione capace di metterle in relazione. Mare, montagna, borghi, enogastronomia, eventi e servizi convivono nello stesso spazio geografico senza però dialogare in modo efficace.

Edoardo, osserva, analizza, scrive di e su Capo d’Orlando.

Esperto di comunicazione sui social, partecipa ed è integrato nella comunità sociale, si propone e crea “contenuti” per un nuovo dibvattito sociale e culturale.

Propone uno spunto di riflessione che va oltre le appartenenze amministrative e invita a ripensare il modo in cui il territorio viene raccontato, vissuto e offerto.

Non più confini, ma percorsi; non più singole iniziative isolate, ma un racconto condiviso.

Lui auspica un cambio di mentalità che guarda a modelli già esistenti e funzionanti, dove la crescita non è competitiva ma collettiva.

Ed allora il pensiero corre all’indietro, agli esperimenti “sul campo” fatti nel tempo come, un esempio per tutti, la “Costa Saracena”

Di seguito, il contributo integrale.

Fare rete: dal bisogno alla strategia

di Edoardo (Edo) Lipari

Una cosa che ho capito vivendo questo territorio é l’abuso della dicitura ‘bisogna fare rete’, che sono sicuro ritroveremo in campagna elettorale, con parole vuote e senza senso.
Nel territorio Nebrodi – Tirreno non manca niente.
Manca il modo in cui le cose stanno insieme.
Abbiamo il mare che lo fa scegliere come destinazione,la montagna con le sue mille bellezze, i borghi che hanno da raccontare storie uniche e che spesso sono tenuti in modo eccellente, il cibo che oltre a esser patrimonio UNESCO…é anche il più amato di questo patrimonio .
Eppure tutto resta sparso.
Capita spesso di vedere turisti a Capo d’Orlando che non sanno cosa c’è a 20 minuti da qui.
Capita di sentire persone dei comuni limitrofi dire: “Qui è bellissimo, ma la gente non arriva”.
Non è colpa di qualcuno.
È il risultato di anni passati a ragionare per confini, non per percorsi.
Il punto è questo: le persone non vivono un comune, vivono un’esperienza. Dormono da una parte, mangiano da un’altra, si muovono, scoprono, tornano. Se non li accompagniamo noi in questo percorso, si fermano prima.
E quando si fermano prima, il territorio perde per tutti. Capo d’Orlando non è da meno.
È il posto dove si arriva, dove è facile muoversi, dove ci sono servizi, locali, una diffusa vivacità .
Può essere il punto di partenza e anche quello di ritorno ma non può funzionare da solo. I Nebrodi, invece, sono il luogo dove si rallenta, dove si respira, dove si ritrova un senso storico artistico di grande valore. E in generale altre spiagge, altre coste, altrettanto belle ci circondano. Separati funzionicchiano. Insieme valgono il triplo.
Quando gli eventi importanti si sovrappongono, quando ognuno comunica solo sé stesso, quando ogni Paese prova a fare tutto…non stiamo difendendo l’identità, stiamo rinunciando a una chance senza eguali e stancando le persone e la stanchezza non porta sviluppo.
Il punto è questo: le persone non vivono un comune, vivono un’esperienza. Dormono a Capo d’Orlando, mangiano sul mare e in montagna, salgono sui Nebrodi per una passeggiata, si spostano in altre spiagge, tornano la sera per un evento. Se non glielo rendiamo semplice, si fermano prima. E quando si fermano prima, perdiamo tutti.
Io credo che la vera sfida non sia “fare rete”, la vera sfida é cambiare mentalità.
Pensare meno a da dove parte una cosa e più a dove porta. Pensare meno a chi la organizza e più a chi la vive. Perché questo territorio non ha bisogno di diventare altro. Ha solo bisogno di iniziare a camminare mano nella mano, in un grande abbraccio.
E quando succederà, non cresce un comune. Cresce tutto il territorio.
La cosa che mi fa più rabbia è però che non è che bisogna inventarsi chissà cosa, bisogna solo prendere dei buoni esempi ed emularli adattandoli a questo distretto.
Basta guardare le Langhe. Non c’è un paese che “vince sugli altri”. C’è un territorio che funziona. Dormi ad Alba, mangi in un altro comune, visiti una cantina a dieci minuti, ti sposti senza nemmeno sapere dove finisce un confine. E nessuno si sente messo in ombra. Perché tutti lavorano sullo stesso racconto.
La Val d’Orcia è ancora più chiara. Piccoli comuni, pochi abitanti, ma un’identità fortissima. Il turista non dice: “Vado in questo paese” Dice: “Vado in Val d’Orcia”. E dentro ci trova tutto, senza sforzo. É il momento di iniziare a fare passi decisi e chiari. E senza troppe concertazioni…che fanno perdere un sacco di tempo.
Uomini decisi a fare scelte, anche coraggiose, dove ognuno rinuncia a qualcosa per un bene più grande, con senso di responsabilità e visione.

26 Dicembre 2025

Autore:

redazione


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