La vicenda dei cosiddetti “mutui fantasma” continua a trascinarsi nel tempo e, oggi, solleva interrogativi non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello amministrativo e contabile.
Dopo la nota del legale del comune di Brolo la replica del Presidente della Corte d’Appello
La vicenda è diventata pubblica dopo il rimbalzo sulla stampa della notizia.
Se da un lato restano ancora da accertare definitivamente le responsabilità penali – dopo le prime due sentenze si è attesa del passaggio finale in Cassazione – dall’altro emergono, al momento, dubbi concreti sulle possibili conseguenze pratiche per i soggetti coinvolti. Ma anche, particolare, sulla reale possibilità di iscrivere a bilancio – oggi – eventuali somme come crediti.
Dai documenti del Tribunale emerge un quadro complesso.
Intanto nel corso degli anni il numero degli imputati si è progressivamente ridotto, tra riti abbreviati, prescrizioni, assoluzioni e altri sviluppi processuali. Oggi restano poche posizioni ancora aperte, ed è proprio da queste che dipenderebbe un eventuale recupero delle somme.
Un elemento tutt’altro che secondario.
A fare chiarezza su alcuni aspetti è intervenuto anche il Presidente della Corte d’Appello – la d.ssa Mangano – con una nota in risposta alle richieste del Comune di Brolo. Nella comunicazione si sottolinea che il procedimento proseguirà “compatibilmente con i carichi di lavoro dell’ufficio”, evidenziando quindi tempi non certi e sviluppi ancora difficili da prevedere. Una precisazione che, pur senza entrare nel merito delle responsabilità, contribuisce a delineare un quadro in cui l’esito del procedimento e i suoi tempi restano tutt’altro che scontati.
La richiesta del Comune, attraverso il proprio legale, era chiara: ottenere aggiornamenti sullo stato del procedimento e sollecitare il deposito della motivazione della sentenza, così da poter tutelare le eventuali pretese risarcitorie.
Inserire questi importi tra i crediti di bilancio o considerarli come possibili entrate, allo stato attuale, appare una scelta complessa. Se è comprensibile la necessità di recuperare risorse e garantire equilibrio finanziario, non si può ignorare il principio della prudenza contabile. Basare le previsioni su somme legate a un procedimento ancora incerto – sia nei tempi che negli esiti – e per di più con un numero ridotto di imputati, rischia di creare aspettative difficilmente realizzabili. Ma resta la domanda aperta come mai questo richiesta di sollecito? A che pro? I tempi per lo svolgimento del processo in Cassazione ancora sono “tranquilli”. Per questo, la vicenda va letta con estrema cautela.









