CAPO D’ORLANDO – “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”. La visione di Francesco Calanna
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CAPO D’ORLANDO – “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”. La visione di Francesco Calanna

L’esperienza e la città che cambia

Iniziamo da qui.

Da presidente del GAL Nebrodi Plus ha lavorato anche sui temi della facilitazione digitale e delle opportunità per i giovani.  Oggi, tra invecchiamento della popolazione, nuove tecnologie e valorizzazione delle risorse ambientali, ha idee e nuove intuizioni, e qualche progetto concreto da suggerire a chi è pronto a stilare nuovi programma elettorali.

01 La politica allo specchio – Capo d’Orlando ha vissuto stagioni politiche molto diverse. Oggi, guardando la città e chi la governa, che voto darebbe alla politica orlandina? E qual è l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo?

Francesco Calanna – Alla politica orlandina che governa oggi darei un 6-. L’errore che si ripete, chiunque occupi il Palazzo, è che in questi anni non ha rappresentato davvero lo spaccato economico e sociale del paese.

02 Sindaco per ventiquattr’ore – Immagini di svegliarsi domani mattina con la fascia tricolore. Ha ventiquattr’ore per prendere una decisione che lasci il segno. Qual è il primo provvedimento che firma? E quale scelta del passato cancellerebbe senza esitazioni?

Francesco Calanna – Il primo provvedimento che firmerei sarebbe un progetto di ricucitura urbanistica tra il centro e il porto turistico. Del passato cancellerei l’abusivismo e la mancata programmazione che hanno colpito via Trazzera Marina, e non solo. Hanno favorito la nascita di seconde e terze case, e con esse la speculazione e la rendita parassitaria, senza una vera idea di sviluppo della città.

03 La città che non le piace – C’è qualcosa di Capo d’Orlando che proprio non sopporta? Un luogo trascurato, un’abitudine, un modo di amministrare, persino un difetto degli orlandini. E quale angolo della città, invece, non cambierebbe per nulla al mondo?

Francesco Calanna – Non sopporto la concezione proprietaria della cosa pubblica. Amo invece profondamente il nostro centro urbano, che porta il segno dell’amore di chi l’ha realizzato, e il nostro affaccio sul mare, soprattutto la riviera di San Gregorio.

04 Tre priorità, un solo euro – Economia, occupazione e turismo: sono le tre parole che ritornano in ogni campagna elettorale. Ma se le risorse consentissero di puntare decisamente soltanto su una, quale sceglierebbe? E quale progetto concreto potrebbe cambiare la vita economica della città nei prossimi cinque anni?

Francesco Calanna – Punterei senza dubbio sull’economia. La restanza, parola oggi molto in voga, non può e non deve restare un concetto romantico: deve diventare una reale opportunità di lavoro per tanti giovani. Il progetto concreto è la “destinazione orlandina”, capace di competere con i grandi player del turismo. Nella mia visione è sempre stata legata alla vicina Naso, come un unico territorio.

05 La città di chi ha meno voce – Bambini, anziani e persone con disabilità: tre realtà che misurano la civiltà di una comunità. Se dovesse scegliere un intervento urgente per una di queste categorie, da chi partirebbe? E come renderebbe Capo d’Orlando una città davvero accessibile e inclusiva?

Francesco Calanna –  A differenza dei centri vicini, dove gli anziani sono più numerosi, Capo d’Orlando ha una popolazione giovane e molti bambini. Sono loro il vero capitale della città. Partirei quindi dai più piccoli, con nuovi spazi verdi e parchi giochi su tutto il territorio comunale, e sosterrei la maternità come progetto per il futuro. In un paese civile, poi, abbattere le barriere architettoniche e prendersi cura delle persone con disabilità è un dovere, non una scelta politica.

06 La guerra del parcheggio – A Capo d’Orlando trovare parcheggio può diventare un’impresa. È soltanto una questione di posti auto o il sintomo di una città che deve ripensare mobilità, centro urbano e rapporto con il commercio? Parcheggi nuovi, isole pedonali o trasporto pubblico: quale strada sceglierebbe, anche a costo di scontentare qualcuno?

Francesco Calanna –  È senza dubbio il sintomo di un paese che deve ripensare la mobilità e dotarsi di infrastrutture strategiche. Penso, per esempio, a un parcheggio multipiano in piazza Trifilò (CAT), raggiungibile senza attraversare il centro storico, sia dal lato Palermo sia dal lato Messina, grazie a un accesso in parte già realizzato. Tra le opzioni sceglierei le isole pedonali, a partire dal tratto di lungomare davanti al centro storico.

07 La colonna sonora della politica – Mettiamo da parte delibere, comizi e consigli comunali. Quale musica ascolta quando vuole stare bene? Quale canzone rappresenta il suo carattere? E se dovesse scegliere una colonna sonora per la Capo d’Orlando di oggi, quale sarebbe?

Francesco Calanna – Amo la musica classica e quella degli anni Sessanta. La canzone che rappresenta meglio il mio carattere è “Nessun dorma” di Puccini. Per Capo d’Orlando sceglierei quella che la storia le ha già assegnato: “Sapore di sale”.

08 A tavola con il nemico – Qual è il piatto al quale non rinuncerebbe mai? E, passando dalla cucina alla politica, con quale politico italiano, di ieri o di oggi, non accetterebbe neppure un pranzo? Viceversa, chi inviterebbe volentieri a tavola, anche se appartiene a uno schieramento opposto al suo?

Francesco Calanna –  Non rinuncerei mai a un buon piatto di pasta asciutta. A pranzo andrei con chiunque, anche con chi la pensa diversamente da me. Mi rifiuto categoricamente soltanto con chi si è macchiato di reati contro la persona e con i mafiosi. Se fosse possibile, inviterei volentieri a tavola una figura politica che mi ha sempre colpito: Nilde Iotti, la prima donna presidente della Camera dei deputati.

09 Chi butterebbe dalla torre? – Il gioco è quello classico, ma la torre è quella del nostro immaginario politico. Se potesse liberare Capo d’Orlando da un vizio della sua classe dirigente, quale butterebbe dalla torre: personalismi, trasformismo, promesse mai mantenute, immobilismo o sete di potere? E, se proprio dovesse fare un nome politico, chi sceglierebbe di aver al suo fianco (anche facendo riferimento alla memoria del passato)?

Francesco Calanna – Ne ha uccisi più la stupidità che la morte in persona: la scelta è chiara. Al mio fianco, attingendo alla memoria del passato, vorrei sicuramente Nino Damiano.

10 La Capo d’Orlando che verrà – Immagini Capo d’Orlando nel 2036. Come vorrebbe trovarla? Più turistica, più verde, più giovane, più ricca di imprese, più solidale? E soprattutto: sarebbe disposto a rimettersi in gioco personalmente per contribuire a costruirla?

Francesco Calanna – Nel 2036 immagino una Capo d’Orlando sempre più giovane. Il  futuro appartiene ai giovani, e sarei pronto a spendermi perché siano proprio loro a guidarla.

La domanda numero undici:

Una domanda diretta, cucita sulla tua storia, capace di diventare anche il titolo dell’articolo. L’esperienza e la città che cambia

Da presidente del GAL Nebrodi Plus ha lavorato anche sui temi della facilitazione digitale e delle opportunità per i giovani.  Oggi, tra invecchiamento della popolazione, nuove tecnologie e valorizzazione delle risorse ambientali, quale progetto concreto suggerirebbe di inserire nel programma elettorale a chi si candiderà a sindaco di Capo d’Orlando? E se a proporlo fosse lei, da candidato, cosa cambierebbe?

Francesco Calanna –  Il progetto sarebbe la costruzione di un ecosistema digitale che accompagni la transizione e colmi il digital divide, perché credo che sia il futuro non solo di Capo d’Orlando, ma dell’intero Paese. Non cambierebbe nulla, se non il sentimento e la tenacia che mi contraddistinguono nel portare avanti i progetti in cui credo

Grazie a Francesco per la sua disponibilità. Alla prossima.

Due righe sul format.

CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”,

La politica senza cravatta. Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale né da “vivere” , per chi si meterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. L’obiettivo è mettere a confronto chi ha amministrato Capo d’Orlando, chi ha tentato di conquistarne la guida, chi si oppone all’attuale amministrazione e chi potrebbe candidarsi alle prossime elezioni, e chi semplicemente vuol dire la sua forte delle sue esperienze, di vita, di politica, dal guradre la cittadina da osservatori privilegiati. Un racconto politico, ma anche umano. Con domande che costringano gli intervistati a scegliere, esporsi, magari sorridere. E soprattutto a dire qualcosa di concreto sul futuro della città. Dare delle idee che poi possano diventare patrimonio di tutti. Parlare e “narrare” la città da punti di vista originali, nuovi, particolari, differenti. Il punto di forza è quello di porre a tutti le stesse dieci domande, riservando però a ciascuno una domanda aggiuntiva, personalizzata e più pungente. Nessuna censura sulle risposte.

Massimo Scaffidi

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Autore:

redazione


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