ANALISI – Agorà Sud, Falcone e Albano: «Il diritto a restare si costruisce con investimenti, lavoro e pari opportunità»
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ANALISI – Agorà Sud, Falcone e Albano: «Il diritto a restare si costruisce con investimenti, lavoro e pari opportunità»

QUANDO LA POLITICA SI CONFRONTA SUL FUTURO DEI TERRITORI 

Dall’Europa alla Regione, passando per infrastrutture, imprese, università, sanità e politiche sociali: nel confronto che ha avviato il progetto Agorà Sud sul “diritto a restare”, Marco Falcone e Nuccia Albano hanno affrontato da prospettive diverse lo stesso nodo: creare in Sicilia condizioni economiche e sociali capaci di frenare l’emigrazione dei giovani e, allo stesso tempo, rendere l’Isola attrattiva per chi vuole tornare, studiare, lavorare o investire.

Il dibattito ha messo insieme il livello europeo e quello regionale. Da una parte Marco Falcone, eurodeputato di Forza Italia, già assessore regionale all’Economia e alle Infrastrutture; dall’altra Nuccia Albano, assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro.

Due interventi nei quali il tema dello spopolamento è stato collegato alle opportunità di lavoro, alla qualità dei servizi, alla formazione e alla capacità della pubblica amministrazione di utilizzare le risorse disponibili.

Falcone: «Gli interventi devono diventare strutturali»

Secondo Falcone, il prossimo banco di prova sarà rappresentato dal nuovo quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034. Si tratta di un passaggio che, nella sua analisi, non può essere affrontato limitandosi alla quantificazione delle risorse disponibili, bensì focalizzarsi sulla loro destinazione strategica e sulla capacità di convertirle in crescita stabile.

«I flussi di investimento rischiano di bloccarsi se non riusciamo a trasformare le misure di sostegno alle imprese e al territorio in interventi strutturali di crescita», ha spiegato.

La priorità, secondo l’europarlamentare, deve essere quella di investire nelle infrastrutture, nell’energia, nel sostegno alle imprese e nella modernizzazione della pubblica amministrazione.

Nel ragionamento di Falcone entra direttamente la condizione insulare della Sicilia. Gli aiuti destinati alle isole, sostiene, non possono essere considerati forme di assistenzialismo, ma strumenti necessari a compensare svantaggi strutturali.

«Le nostre richieste di sostegno per le isole non vanno scambiate per assistenzialismo. Si tratta di misure necessarie a rimuovere gli svantaggi strutturali e a realizzare una reale coesione socio-economica e geografica, indispensabile per garantire a tutti le stesse condizioni di partenza».

Europa, risorse e competitività sono stati altri argomenti sul quale Falcone ha parlato a lungo. Falcone ha allargato il ragionamento alla capacità dell’Europa di competere con Stati Uniti, Cina, India e le altre grandi economie mondiali.

Uno dei problemi individuati è quello della burocrazia. L’esperienza maturata con il PNRR, secondo l’eurodeputato, ha dimostrato che procedure più semplici e tempi più rapidi possono incidere direttamente sulla capacità di realizzare gli investimenti.

Il nuovo quadro finanziario europeo dovrà quindi essere utilizzato per una «spesa strutturale», capace di incidere realmente sulla crescita.

«Dobbiamo capire dove indirizziamo le risorse. Le dobbiamo indirizzare su una spesa strutturale, sulla crescita infrastrutturale e soprattutto su settori come l’energia, che oggi diventa essenziale per il rilancio di un territorio come la Sicilia».

Una strategia che dovrebbe accompagnarsi agli incentivi destinati alle imprese e ai giovani che intendono investire nella libera iniziativa economica.

«La pubblica amministrazione non può diventare un avversario»

Uno dei passaggi più netti dell’intervento ha riguardato il funzionamento della macchina amministrativa.

«Da un lato servono certamente gli investimenti per il settore privato, ma dall’altro non va dimenticato che una pubblica amministrazione anchilosata scoraggia le imprese, creando un danno e un aggravio di spesa per chi vuole scommettere sul territorio».

Il rischio, secondo Falcone, è che la pubblica amministrazione, invece di accompagnare chi vuole creare impresa, finisca per trasformarsi in un ostacolo.

Da qui la richiesta di semplificare i procedimenti, accelerare la spesa e rendere più efficiente il rapporto tra istituzioni, cittadini e imprese.

«Il nostro primo impegno nel nuovo quadro finanziario pluriennale sarà semplificare, rendere più celeri le metodologie, i percorsi e i processi amministrativi».

Per Falcone anche spendere tempestivamente le risorse disponibili diventa una politica di sviluppo: ritardare un’opera pubblica significa infatti vederne aumentare i costi e rinviare gli effetti economici che quell’investimento potrebbe generare.

Il Mediterraneo al centro dell’Europa

Nel suo intervento Falcone ha insistito anche sulla necessità di avvicinare maggiormente le istituzioni europee ai territori.

«L’Europa deve essere molto più vicina ai territori, ascoltando le aspettative e trasformandole in regolamenti, direttive e norme».

Dentro questa prospettiva trova spazio il Mediterraneo, che per la Sicilia rappresenta una naturale dimensione economica e geopolitica.

L’obiettivo indicato è superare una visione semplicemente geografica e trasformare realmente il Mediterraneo in un punto di collegamento tra Europa, Africa e Asia.

Non un hub soltanto nelle dichiarazioni, dunque, ma un’area nella quale concentrare infrastrutture, energia, scambi economici e politiche comunitarie.

Insularità e aiuti alle imprese

Falcone ha quindi affrontato il tema degli aiuti di Stato, sostenendo la necessità che le regole europee tengano maggiormente conto delle specificità delle regioni insulari.

La Sicilia, nella sua analisi, parte da condizioni oggettivamente differenti rispetto a molti territori continentali.

«Se noi abbiamo un gap, se partiamo con una zavorra, il pubblico questa zavorra la deve rimuovere».

L’insularità diventa così una questione economica prima ancora che geografica: costi di trasporto, collegamenti, energia e accessibilità incidono sulla competitività delle imprese e sulle opportunità offerte ai cittadini.

Albano: «Nessuno deve restare indietro»

Nuccia Albano ha riportato il confronto sul terreno delle politiche sociali e del lavoro. L’assessore che ha partecipato anche alla Conferenza Stampa di presentazione del Progetto Agora’ Sud – Il Luogo del Dialogo del Mezzogiorno, all’incontro d’apertura, a Villa Piccolo ha lasciato il segno. Un’autentica Signora della politica.

«Oggi noi parliamo di restare, restare in un territorio che cresce», ha detto l’assessore, richiamando Villa Piccolo e Capo d’Orlando come esempio di un territorio nel quale possono convivere «bellezza, identità, cultura e soprattutto la voglia di crescere».

Il punto, però, è trasformare queste potenzialità in condizioni concrete affinché i giovani possano decidere di costruire il proprio futuro in Sicilia.

«Noi istituzioni dobbiamo mettere nelle condizioni, questi nostri giovani, di non farli partire».

Albano ha riconosciuto i risultati che, nella lettura del governo regionale, sarebbero stati raggiunti negli ultimi anni attraverso la collaborazione con il governo nazionale, ma ha aggiunto subito che il lavoro da fare resta ancora molto.

«Basta? No, assolutamente no. C’è tantissimo da fare».

E il principio indicato dall’assessore è netto: «Nessuno deve restare indietro».

Il prestito d’onore per chi vuole studiare

Tra le misure richiamate da Albano c’è il prestito d’onore destinato agli studenti universitari provenienti da famiglie economicamente più fragili.

L’obiettivo è evitare che la condizione economica della famiglia impedisca a un ragazzo meritevole di proseguire gli studi.

Il meccanismo prevede un sostegno economico fino a 10 mila euro, a tasso zero e senza garanzie personali o patrimoniali, per sostenere il percorso universitario.

«A tutti quei giovani che desiderano e hanno il merito di poter proseguire gli studi, ma appartengono a famiglie che economicamente non possono sostenerli, viene data la possibilità di affrontare gli studi».

Una volta concluso il percorso formativo ed entrati nel mondo professionale, le somme potranno essere restituite, alimentando nuovamente il sistema.

Per Albano si tratta di uno strumento che unisce diritto allo studio, merito e mobilità sociale.

«È una misura bellissima perché cerca di valorizzare le aspettative e il desiderio del giovane che vuole migliorarsi ma non ha la possibilità economica».

Donne e lavoro, l’altro fronte

Un altro capitolo riguarda l’occupazione femminile.

Albano ha richiamato “Occupazione Donna”, misura destinata a favorire l’ingresso e il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro attraverso formazione, orientamento, tirocini, accompagnamento all’occupazione e sostegno all’autoimpiego.

Un terreno sul quale il divario resta particolarmente importante e che, secondo l’assessore, deve essere affrontato collegando le politiche sociali all’autonomia economica.

Il principio è superare una logica esclusivamente assistenziale per costruire strumenti attraverso i quali le persone possano recuperare indipendenza.

Un’impostazione che riguarda anche le donne vittime di violenza, per le quali l’autonomia economica, lavorativa e abitativa rappresenta spesso un passaggio essenziale per ricostruire la propria vita.

Sanità, stipendi e professionisti che vanno via

Prima di entrare nel cuore delle politiche sociali, Albano ha aperto anche una parentesi sulla sanità. E lo ha fatto partendo dalla propria esperienza professionale.

«Io sono un medico da oltre quarant’anni e in una famiglia di sette medici, quindi capisco anche le motivazioni».

Il riferimento era ai concorsi che spesso non riescono a coprire tutti i posti disponibili e alla crescente difficoltà nel reperire personale sanitario.

Albano ha espresso una valutazione critica sul sistema del numero chiuso adottato negli anni per l’accesso agli studi medici, collegando anche a quelle scelte parte delle difficoltà attuali.

«Ci troviamo da diversi anni con l’impossibilità di coprire i posti in sanità, sia per quanto riguarda i medici sia per quanto riguarda il personale sanitario».

Ma il problema, nella sua analisi, non riguarda soltanto il numero dei professionisti disponibili.

Ci sono le retribuzioni, le responsabilità professionali, il contenzioso e il rischio di aggressioni.

Albano ha citato il caso dei medici esterni utilizzati per coprire i turni nei pronto soccorso, mettendo a confronto i compensi riconosciuti in queste situazioni con quelli ordinari di molti medici dipendenti.

«Ci dobbiamo fare una domanda», ha osservato, ricordando che molti giovani professionisti decidono ormai di spostarsi non soltanto verso il Nord Italia, ma anche verso altri Paesi europei.

Ed è qui che la questione sanitaria finisce per ricongiungersi al tema generale di avvio dei lavori del progetto Agorà Sud.

Il diritto a partire, ma anche quello di poter tornare

Gli interventi di Falcone e Albano, pur partendo da responsabilità istituzionali differenti, convergono infatti su una questione centrale. E possono considerarsi la “cifra” del convegno promosso dalla Quater a Capo d’Orlando.

Il “diritto a restare” non può essere interpretato come la pretesa di impedire ai giovani siciliani di partire. Viaggiare, studiare e lavorare fuori rappresentano esperienze che possono arricchire una generazione.

Il problema, come ha anche sottolineato la dottoressa Maristella Ridolfo, amministratrice della Quater,  che ha ringraziato gli ospiti per la loro presenza, nasce quando partire non è più una scelta, ma diventa l’unica possibilità per trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze, costruire una carriera o raggiungere una reale autonomia economica.

Per Falcone la risposta passa attraverso le infrastrutture, l’energia, gli investimenti, il sostegno all’impresa, la semplificazione e il riconoscimento degli svantaggi dell’insularità.

Per Albano passa anche attraverso il diritto allo studio, le politiche attive del lavoro, l’occupazione femminile, i servizi e il sostegno alle fasce economicamente più fragili.

Europa e Regione diventano così due livelli della stessa sfida. La prima è chiamata a definire le risorse e le regole capaci di riconoscere le differenze territoriali. La seconda deve trasformare quelle opportunità in interventi capaci di raggiungere i cittadini e le imprese.

In mezzo ci sono i territori.

Perché un territorio non può trattenere i propri giovani semplicemente chiedendo loro di restare. Deve costruire le condizioni perché possano scegliere di farlo.

 

28 Settembre 2026

Autore:

redazione


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