APPALTI PUBBLICI – Infiltrazioni mafiose nel Messinese: 12 misure cautelari della Direzione Distrettuale Antimafia
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APPALTI PUBBLICI – Infiltrazioni mafiose nel Messinese: 12 misure cautelari della Direzione Distrettuale Antimafia

Nella mattinata odierna, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e delegata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Messina.

Il provvedimento, eseguito all’esito degli interrogatori preventivi di 16 dei 20 soggetti indagati, dispone la custodia cautelare agli arresti domiciliari per 6 persone

Queste sono state individuate come promotori e gestori di fatto del sodalizio criminale — e il divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione per altri 6 imprenditori ritenuti concorrenti esterni.

Il sistema dell’organizzazione ombra negli appalti

Le accuse ipotizzate a vario titolo, si legge nel comunicato stampa dei carabinieri –  riguardano i delitti di associazione per delinquere, intestazione fittizia di imprese, subappalto illecito, frode nelle pubbliche forniture e riciclaggio.

Al centro dell’inchiesta vi è la gestione della fase esecutiva di importanti appalti pubblici aggiudicati da enti come il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), l’Ufficio Regionale del Genio Civile Sezione di Trapani, il Comune di Brolo e la Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le imprese formalmente affidatarie subappaltavano illecitamente i lavori a un’organizzazione aziendale ombra, controllata da un imprenditore messinese 61enne — già condannato in via definitiva per concorso esterno nell’associazione mafiosa dei barcellonesi — il quale, attraverso complessi meccanismi di noleggio attrezzature e false fatturazioni, riusciva a drenare consistenti risorse pubbliche.

L’indagine, scaturita nel novembre 2021 dalla denuncia del legale rappresentante di un consorzio di imprese insospettito dalla presenza del 61enne mafioso in un cantiere di risanamento costiero, ha documentato il controllo occulto su diverse commesse strategiche, tra cui:

La sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del Torrente Pozzo a Brolo.

La manutenzione degli impianti elettrici e delle cabine lungo le autostrade A/18 Messina-Catania e A/20 Messina-Palermo.

La manutenzione di alcuni cavalcavia lungo la A/18.

La pulitura e il miglioramento idraulico del fiume Belice a Partanna.

Le opere per l’abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.

Nei cantieri autostradali gestiti di fatto dal gruppo criminale sono state inoltre accertate gravi condotte pericolose per la sicurezza pubblica, come l’installazione di impianti di illuminazione in galleria non conformi al capitolato, l’impiego di impermeabilizzanti scadenti sui cavalcavia e il ricorso sistematico a manodopera irregolare.

Per occultare la provenienza illecita del denaro, l’organizzazione utilizzava un circuito di autoriciclaggio basato su fatture fittizie emesse dal gestore di una stazione di servizio per forniture di carburante inesistenti. Le ditte compiacenti effettuavano bonifici tracciati e il titolare del distributore restituiva il contante al netto di una provvigione; il denaro veniva poi impiegato, tra l’altro, per pagare in nero le maestranze.

Il flusso finanziario fittizio complessivo accertato ammonta a circa 377.000 euro.

Trattandosi di una fase di indagini preliminari, per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

 

il comunicato stampa

2026.08.06 – esecuzione 12 misure cautelari

6 Agosto 2026

Autore:

redazione


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