ARTE E TERRITORIO – Titti Faranda e l’opera “A ricordo degli Orlandini nel mondo”
Arte Moda Viaggi, Attualita, Fotonotizie, In evidenza

ARTE E TERRITORIO – Titti Faranda e l’opera “A ricordo degli Orlandini nel mondo”

un atto d’amore per Capo d’Orlando

 

Tra gli ultimi eventi che hanno segnato l’anno del Centenario dell’autonomia comunale, Capo d’Orlando accoglie un’opera che non è soltanto arte pubblica, ma un gesto di identità collettiva e memoria condivisa.

“A ricordo degli Orlandini nel mondo”, la nuova installazione di Titti Faranda, rende omaggio a generazioni di concittadini che, nel corso del Novecento e oltre, hanno lasciato la propria terra per costruire altrove una vita nuova, portando con sé la forza, il carattere e la dignità delle loro origini. L’opera è dedicata «a coloro che, con lavoro, ingegno e passione, hanno reso grandi altre Terre, anche lontano da quella natia», e che, pur vivendo in paesi spesso distanti migliaia di chilometri, «hanno trasformato l’emigrazione in una storia di coraggio, successo e amore, onorando il nome di Capo d’Orlando e dell’Italia nel mondo».

Un messaggio che trova perfetta sintonia con le celebrazioni del Centenario: un anno costruito sulla memoria, sulle radici, sulle evoluzioni del territorio e della sua comunità.

un padre e un figlio di fronte al mare, simbolo eterno del partire

L’opera raffigurata è una scultura realizzata in ferro corten, materiale scelto per la sua superficie calda, resistente e mutevole nel tempo. Il corten, con la sua patina naturale che si ossida e si consolida, riflette perfettamente il tema della memoria: una materia che porta i segni del tempo trasformandoli in bellezza. La scultura rappresenta un uomo che cammina stringendo la mano a un bambino. L’uomo procede con una valigia nella mano sinistra e il volto leggermente rivolto in avanti, mentre il bambino, più piccolo, lo segue con fiducia.

Una scena essenziale, evocativa, universale.

L’opera è installata sulla piazzetta del lungomare orlandino, affacciata verso il mare — il mare che per gli Orlandini del secolo scorso fu varco, speranza, promessa e ferita. La scelta della posizione non è casuale: la scultura guarda l’orizzonte, come se il padre e il figlio stessero per intraprendere un viaggio che molti orlandini, nella storia, hanno realmente compiuto.

Il ferro corten, illuminato dalla luce naturale, soprattutto al tramonto, sembra accendersi come una fiamma: un omaggio poetico a tutte quelle vite partite da un piccolo paese costiero per accendere nuovi destini altrove.

L’artista: una ricerca che trasforma la materia in memoria

Nata a Capo d’Orlando, Titti Faranda si trasferisce a Roma nel 1989, dove vive e lavora. Avvocato di professione, ha coltivato per anni la passione per l’arte contemporanea, arrivando solo più tardi a esporre pubblicamente le sue opere, dopo un lungo periodo di ricerca personale. Il suo linguaggio si fonda sull’assisted ready-made dadaista, un metodo che riassembla e reinventa materiali di recupero: lamiere, plastiche, tessuti, metalli scartati dal ciclo produttivo e riportati a nuova vita attraverso un processo artistico che è insieme concettuale e poetico. La Faranda ascolta la materia, ne accoglie le imperfezioni, trasforma tracce e ferite in elementi narrativi.

La sua arte è una riflessione sul tempo, sulla trasformazione, sulla possibilità di rigenerare ciò che la società considera “scarto” — un approccio che risuona perfettamente con la tematica della diaspora: prendere ciò che è fragile, lontano, spezzato e ricomporlo in una forma nuova.

L’installazione dedicata agli Orlandini nel mondo si colloca in un punto simbolico del paese: il luogo da cui si parte, il mare. La scultura non racconta solo il passato, ma invita a riflettere sul presente: sul valore del coraggio, del lavoro, del sacrificio, ma anche sulla continuità tra generazioni, rappresentata dal gesto semplice e potentissimo di una mano che guida un’altra. È una storia di partenze, ma anche di ritorni. Una narrazione visuale che diventa dono alla città, gesto di affetto verso le proprie radici e verso chi, pur lontano, continua a sentirsi orlandino.

L’opera si aggiunge ad un periodo particolarmente ricco per l’artista, che ha partecipato a numerose esposizioni, tra cui:

Echi Pasoliniani – Fil Rouge (Roma, Fondazione Palladium, 2022)

RAW – Roma Art Week (2024)

Booming Art Fair, Bologna (2025)

Kou Gallery, Roma (2025)

In Capo ai Cento Anni, Capo d’Orlando (2025)

Fondazione Musarra, Capo d’Orlando (2025)

Infinito Intimo, Catania (2025)

Narrazioni Visive, Spazio Mediterraneo, Capo d’Orlando (2025)

Rome Art Week (2025)

L’ante Nuvola, Roma (2025)

Roma Arte in nuvola ( 2025)

2 Dicembre 2025

Autore:

redazione


Ti preghiamo di disattivare AdBlock o aggiungere il sito in whitelist