Una folla densa, composta da amici, compagni di scuola, insegnanti, cittadini di Brolo e dei paesi vicini dei Nebrodi, si è stretta in un lungo abbraccio di dolore, oggi pomeriggio, nella Chiesa Madre Maria SS. Annunziata, per l’ultimo saluto a Loris Incognito.
I funerali, celebrati da don Enzo Caruso — arciprete del paese — si sono tenuti in un’atmosfera carica di commozione e solidarietà. Il comune di Brolo aveva proclamato il lutto cittadino in segno di cordoglio e vicinanza alla famiglia Incognito.
dettagli di una giornata difficile
Il cielo plumbeo, quasi a volersi conformare al dolore di tutti, ha fatto da sfondo a un addio troppo giovane: Loris aveva appena 17 anni.
La salma era arrivata in chiesa nel primo pomeriggio di ieri, tra volti scossi, lacrime trattenute e abbracci sinceri. Amici e compagni di scuola — soprattutto quelli del suo istituto, l’IT Merendino di Capo d’Orlando — lo hanno ricordato con parole cariche di emozione, parlando di lui come di “un punto fermo” nei giorni a scuola: sempre pronto a far sorridere gli altri, a portare un po’ di serenità anche nei momenti difficili. Alla cerimonia erano presenti anche insegnanti, coetanei e conoscenti da tutto l’hinterland nebroideo – molti di Ucria – un segno evidente che la tragedia ha colpito non solo una famiglia, ma un’intera comunità. Poi l’ultimo saluto è stato quello del rombo di centinaia di motorini, messi in cerchio nella piazza del cimitero , mentre quello di Loris lo salutava al fianco della bara bianca per l’ultimo giro.
Parole dal cuore: ricordi, rimpianti, speranze spezzate
Durante l’omelia di Enzo Caruso si è respirata una forte commozione. La chiesa, gremita, è diventata teatro di un cielo interiore di lacrime, ricordi e preghiere. Parole di speranza, di conforto, in un momento in cui il vuoto — lasciato da un ragazzo che “stava per vivere” — sembra incolmabile. Gli amici di scuola, con voce tremante, hanno provato a tradurre in parole ciò che Loris rappresentava: la gentilezza spontanea, l’energia, la capacità di trasformare una giornata grigia in un momento di allegria. Hanno detto – come riporti — che “quella luce non sembrava potesse spegnersi mai”. Hanno promesso di portare avanti, in suo nome, la volontà di sorridere, di non tirarsi indietro, di restare uniti.
Quel banco vuoto in aula, oggi, racconta più di mille parole: racconta l’assenza di un amico, di un compagno, di un ragazzo pieno di vita. Un vuoto che — come hanno confessato in quelle poche righe strazianti — “non si può accettare”, ma che si prova a trasformare in memoria, in impegno, in speranza per chi resta.
Quella di oggi non è stata solo una cerimonia funebre: è stata l’ultima grande testimonianza di quanto Loris fosse amato e stimato.
Il sindaco Giuseppe Laccoto — nel dichiarare il lutto cittadino — aveva già parlato di un “dolore che appartiene a ciascuno di noi”, sottolineando come il sorriso semplice e vero di Loris fosse capace di rischiarare ogni incontro. E oggi tutti hanno voluto esserci, in un pomeriggio che difficilmente si dimenticherà.
In tanti, tra lacrime e silenzio, hanno preferito il silenzio. Perché a volte le parole non bastano, quando il dolore è troppo grande.
Oggi Brolo e i paesi vicini si stringono attorno alla famiglia Incognito. Un abbraccio vero e profondo, che non cancella il dolore ma prova a offrirgli un sostegno, una presenza. Perché la perdita di Loris — di un ragazzo così giovane — non è solo un lutto personale: è un vuoto per tutti quelli che lo conoscevano.
Eppure come ha detto il sindaco, c’è una promessa: custodire il suo ricordo, far vivere la sua gentilezza, portare avanti la sua voglia di sorridere, di non tirarsi indietro. Non è un addio definitivo: è un arrivederci, in ogni ricordo, in ogni gesto, in ogni risata che tornerà grazie a lui.
La morte di Loris Incognito lascia un segno profondo: non solo nella famiglia, non solo nei compagni di scuola, ma in ogni angolo di quel territorio dove lo conoscevano.
Oggi si piange — domani si prova a ripartire, con il ricordo di un ragazzo che aveva ancora tutta la vita davanti. Con la speranza che la sua luce — pur spezzata — continui a illuminare i giorni di chi l’ha amato.




















