Cassiopea rilancia «Si valutino anche soluzioni alternative»
Sulla Valutazione d’impatto sanitario del progetto di Bellolampo arrivano nuove richieste di approfondimento. Molti dei punti coincidono con quelli sollevati da Federconsumatori, Legambiente, WWF, Zero Waste, CGIL e Italia Nostra. Il Consorzio Cassiopea richiama una vecchia, ma attualissima, proposta già avanzata nei giorni scorsi: prima di costruire un nuovo grande impianto, confrontare tecnologie, costi, emissioni e risultati
L’impatto sulla popolazione che vive più vicino all’impianto, le fasce più vulnerabili, la contaminazione di suolo e acque, le possibili ricadute sulla catena alimentare e la necessità di conoscere con precisione la situazione ambientale prima dell’entrata in funzione dell’inceneritore. Sono alcuni dei punti sui quali l’Asp di Palermo ha chiesto ulteriori approfondimenti nell’ambito della procedura relativa al termovalorizzatore previsto a Bellolampo.
Osservazioni che arrivano mentre il progetto è sottoposto alla procedura ambientale regionale: la documentazione ufficiale della Regione identifica l’intervento come “Progetto del Termovalorizzatore di Palermo da realizzarsi in località Bellolampo”. I rilievi sanitari si inseriscono in un confronto già acceso. Il 30 settembre Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia avevano depositato nuove osservazioni contestando diversi aspetti della documentazione progettuale. Le associazioni chiedono la sospensione dell’iter e l’apertura di un’inchiesta pubblica.
Non basta guardare alla media della popolazione
Uno degli aspetti centrali posti dall’Asp riguarda il modo in cui viene valutata l’esposizione agli inquinanti. Non sarebbe sufficiente considerare complessivamente la popolazione palermitana: occorre approfondire cosa potrebbe accadere nelle aree maggiormente interessate dalle ricadute dell’impianto e valutare separatamente i soggetti più vulnerabili, a cominciare da bambini, anziani e donne in gravidanza. Il problema, inoltre, non riguarderebbe esclusivamente l’aria. L’analisi dovrebbe prendere in considerazione anche la possibile deposizione degli inquinanti sul terreno, le acque superficiali e sotterranee e la presenza nelle aree interessate di coltivazioni, pascoli e attività zootecniche.
Da verificare, quindi, anche l’eventuale trasferimento di sostanze contaminanti nelle produzioni agricole e animali e la conseguente esposizione attraverso la catena alimentare.
Altro punto rilevante è la richiesta di un monitoraggio ante operam. Significa fotografare con dati sufficientemente dettagliati la situazione esistente prima della costruzione dell’impianto. Solo disponendo di una base di partenza attendibile sarebbe infatti possibile misurare, una volta entrato in funzione il termovalorizzatore, le eventuali variazioni delle concentrazioni degli inquinanti.
La questione assume particolare importanza per Palermo, dove alle emissioni dell’impianto andrebbero considerate anche quelle già presenti nell’area metropolitana, compreso il traffico veicolare. Proprio il traffico aggiuntivo generato dal trasporto dei rifiuti verso Bellolampo era stato indicato dalle associazioni tra le criticità da approfondire, insieme alla localizzazione dell’impianto e ai modelli utilizzati per stimare la dispersione degli inquinanti.
Le associazioni: «Le nostre non erano obiezioni ideologiche»
La coincidenza tra diversi rilievi avanzati dalle organizzazioni e le richieste provenienti dall’autorità sanitaria viene ora sottolineata dalle stesse associazioni. Federconsumatori, Legambiente, WWF, Zero Waste, CGIL e Italia Nostra sostengono che le integrazioni prodotte finora non abbiano risolto le criticità ambientali, sanitarie, tecniche ed economiche evidenziate durante l’iter. La loro richiesta rimane quella di fermare il procedimento e sottoporre i progetti di Palermo e Catania a un confronto pubblico più ampio. Le associazioni chiedono inoltre ai Comuni interessati di sostenere formalmente la richiesta di un’inchiesta pubblica.
Cassiopea: prima di scegliere l’incenerimento confrontiamo le alternative
Il nuovo passaggio riporta d’attualità anche una questione posta nel tempo dal Consorzio Cassiopea: se emergono dubbi che richiedono ulteriori studi sull’impatto sanitario e ambientale, perché non utilizzare questa fase per mettere a confronto anche tecnologie differenti? Cassiopea aveva richiamato l’attenzione sul sistema Converter, proponendolo come possibile alternativa da sottoporre a valutazione tecnica rispetto al modello basato sui grandi impianti di incenerimento.
Il principio è differente. Secondo la documentazione tecnica dei produttori, il Converter tratta il rifiuto attraverso un processo meccanico e termico che raggiunge temperature di sterilizzazione intorno ai 150 gradi, senza combustione, alta pressione o utilizzo di prodotti chimici. Al termine del trattamento si ottiene un materiale sterilizzato e ridotto di peso e volume che può essere destinato, secondo caratteristiche e normativa applicabile, alla produzione di combustibile derivato dai rifiuti. Il produttore dichiara inoltre l’assenza di emissioni nocive dal processo; si tratta di prestazioni dichiarate che, in un eventuale confronto pubblico, andrebbero verificate sulla scala e sulle condizioni operative richieste in Sicilia. Ed è proprio sul confronto tecnico che Cassiopea concentra la propria riflessione.
Nella proposta illustrata già due anni fa, Cassiopea aveva ipotizzato l’utilizzo di moduli Converter anche per affrontare progressivamente l’enorme quantità di rifiuti accumulata a Bellolampo. Secondo le stime prospettate dal Consorzio, un sistema adeguatamente dimensionato potrebbe incidere sul materiale presente nel sito nell’arco di circa due anni, riducendo parallelamente la necessità di nuove volumetrie di discarica e il ricorso al trasferimento dei rifiuti fuori dalla Sicilia.
È una previsione del proponente, non un risultato già dimostrato sul caso Bellolampo. Ed è proprio per questo che il tema posto da Cassiopea può essere tradotto in una richiesta molto concreta: mettere i numeri sul tavolo. Capacità giornaliera e annuale, costo per tonnellata, consumi energetici, emissioni reali, quantità e caratteristiche del materiale in uscita, destinazione finale, compatibilità con la raccolta differenziata, numero di moduli necessari, investimenti e tempi di realizzazione. Gli stessi parametri dovrebbero essere applicati al progetto del termovalorizzatore.
Non un “sì” preventivo a una tecnologia, ma una comparazione
La posizione che emerge dalla riflessione di Cassiopea non dovrebbe quindi essere letta semplicemente come la sostituzione di una tecnologia con un’altra. Il punto è chiedere alla Regione di verificare se, accanto al progetto dell’inceneritore, esistano sistemi capaci di affrontare almeno una parte del problema siciliano con impianti modulari, tempi differenti e un diverso profilo ambientale.
Il Converter è una delle proposte.
Le osservazioni dell’Asp, quelle delle associazioni e le proposte tecnologiche alternative offrono però materiale per un confronto che può essere più ampio della contrapposizione tra favorevoli e contrari all’inceneritore. Perché la domanda, alla fine, è molto concreta: quale sistema consente alla Sicilia di chiudere davvero il ciclo dei rifiuti con il minor impatto sanitario e ambientale, costi sostenibili e risultati verificabili?







