WE CARE SICILIA – “Intrecci”. La restituzione pubblica dei percorsi laboratoriali di un progetto condiviso
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WE CARE SICILIA – “Intrecci”. La restituzione pubblica dei percorsi laboratoriali di un progetto condiviso

I cinque percorsi laboratoriali su cui si è articolato il progetto promosso da Wind of Change APS con Addiopizzo come capofila, sono stati illustrati a Messina, presso la sede dell’associazione che ospita la Biblioteca di quartiere e la scuola per migranti Penny Wirton, in via San Jachiddu.

Realizzati lavori attraverso laboratori di fotoreportage, teatro, musica, pittura e scrittura creativa che hanno coinvolto decine di ragazzi e ragazze in vari luoghi della città guidati da animatrici e animatori esperti delle varie discipline. Nel corso dell’evento è stata inaugurata la nuova sala web radio, realizzata sempre nell’ambito di We Care Sicilia.   

Circa un anno di lavoro con 60 minori provenienti da diversi quartieri della città, “ramificato” in lungo e in largo come quell’albero simbolico che affonda le radici nella terra di ciascuno e poi si eleva e si estende nel segno della qualità, con spirito di condivisione e di crescita culturale a 360 gradi. Cosicché, “Tra radici e futuro ci siamo noi”, oltre al tema che ha fatto da guida ai laboratori, diviene lo slogan che con soddisfazione e orgoglio può essere scandito a gran voce da tutti i protagonisti, dentro “un’anima sola”.

In “We Care Sicilia – Percorsi di impegno con gioia”, sette animatrici e animatori esperti di vari settori, hanno “accompagnato” decine di ragazzi e ragazze offrendo loro la possibilità di esprimere al meglio le loro potenzialità intuitive e creative in vari ambiti di quella “conoscenza” che va ben oltre i programmi scolastici ordinari. Fotoreportage, teatro, musica, pittura e scrittura creativa sono state le discipline su cui si sono svolte le attività del progetto, promosso da Wind of Change APS, realizzato con il comitato Addiopizzo come soggetto capofila e finanziato dall’Assessorato della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro della Regione Siciliana (POC 2014-2021).

La “restituzione” di quanto realizzato è avvenuta la settimana scorsa presso la sede dell’associazione promotrice, in via San Jachiddu, nel quartiere Giostra, dove ha sede la Biblioteca di quartiere con la scuola per migranti Penny Wirton.

Attraverso l’esposizione dei propri lavori, racconti, performance artistiche e musicali, animatrici e animatori dei laboratori hanno condiviso l’esperienza vissuta insieme a ragazze e ragazzi, raccontando quanto realizzato, tramettendo pensieri ed emozioni scaturite da questa attività densa di creatività e originalità. Una “restituzione”, per l’appunto, di quanto proviene da una semina che dà frutti straordinari, immediati, mettendo in atto risorse e qualità che se ben orientate sono destinate a crescere nel tempo.

“Intrecci vuole essere un momento di condivisione tra tutte le attività che abbiamo svolto come associazione a Messina, in cinque luoghi diversi della città per ogni attività: la nostra sede, l’USSM, appoggiandoci alla sede di Addiopizzo, e gli istituti Antonello, Boer e Mazzini”, ha detto in apertura Antonello Sidoti, presidente di Wind of Change APS e anima del progetto. Nella sede che ospita l’evento, all’interno della struttura della Comunità Faro, è stata allestita una sala web radio, inaugurata per l’occasione, destinata a importanti confronti e tematiche, realizzata grazie a We Care Sicilia: “Si tratta di uno spazio messo a nostra disposizione dandoci fiducia con l’intento di creare qualcosa. Per noi è una grossa sfida sociale. Questa sala nasce con il contributo di molte persone, tra cui i ragazzi della comunità che ringrazio ufficialmente. Qui c’è senso di comunità, espressione di un insieme” ha aggiunto Antonello Sidoti all’introduzione dell’evento.

Samuele del comitato Addiopizzo: “Per Intrecci noi intendiamo legami, condivisione, ciò che cerchiamo di fare da anni. C’è bisogno di ponti e soprattutto di intrecci tra diverse culture e diversi popoli, anche tra noi stessi. Spero che questo progetto negli anni possa evolversi anche in altri luoghi”.

L’illustrazione dei laboratori

Un’attività del progetto ha visto protagonista un gruppo di ragazzi provenienti dal circuito penale minorile. Un’esperienza dall’alto profilo umano, sociale ed educativo, condotta dal rapper Roberto Chiricosta, nella quale lo stesso è stato accompagnato dalle operatrici dell’USSM – Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni di Messina. Tra loro, Danila Caristi: “Lavorando tutti i giorni a contatto con questi ragazzi abbiamo capito che la musica, e in particolare il rap e le nuove tendenze musicali, sono linguaggi da loro molto utilizzati. Hanno bisogno di portare fuori ciò che provano dentro, per cui abbiamo colto subito l’idea di realizzare questo laboratorio”. Il risultato: “Siamo molto contenti del loro percorso – prosegue Daniela Caristi – perché tra le titubanze e la timidezza, alla fine sono riusciti a portare fuori veramente il loro sentito, che va al di là del loro essere all’interno del circuito penale. Anche le famiglie hanno voluto accompagnare i propri figli in questa esperienza. Siamo in cerca di queste collaborazioni per poter dare la possibilità ai ragazzi di potersi esprimere attraverso percorsi diversi, perché in ognuno di noi c’è del bello e lo dobbiamo valorizzare. Come operatori sociali questa è la nostra missione”.

Sulla stessa linea, il referente del laboratorio, il rapper Roberto Chiricosta: “Al di là delle incertezze e delle insicurezze, all’inizio i ragazzi erano timidi e un po’ sfrontati. Ma dopo aver ascoltato i brani che loro ascoltano nel quotidiano, si sono aperti anche in base al proprio vissuto emotivo, alla propria esperienza di vita”. Il tema: “Ci siamo concentrati sulle parole Radici e Futuro, abbiamo un po’ scavato dentro le loro esperienze, il loro modo di vivere la vita e di affrontarla. È stato gratificante vedere dei ragazzi piacevolmente coinvolti, orgogliosi e felici di aver parlato di loro stessi in un modo diverso, con un genere diverso, in cui esprimessero il loro sentito nelle forme d’arte. Hanno davvero scavato a fondo, sono da apprezzare per la loro sincerità e profondità”.

Attraverso la scrittura di testi e la registrazione di brani originali, i partecipanti al laboratorio hanno espresso le loro sensazioni e raccontato la propria esperienza dando libertà alla propria voce.

Due brani densi d’amore e umanità sono stati fatti ascoltare in sala. Alcuni passaggi: “Sei chiuso dentro ma mi fai respirare / Io sono fuori ma non so più come stare / e se ti perdo in questo tempo che ci spezza resto sola a fare a botte con l’assenza. Tu chiuso dentro, io fuori senza certezza, ma il nostro amore non lo chiude una sentenza”. Nel secondo, l’amore lascia il posto alla sofferenza, ma anche alla speranza: “Ho imparato a camminare tra le visite e i controlli, a leggere gli sguardi trai colpevoli e i folli. Sono cresciuto nei colloqui, plastica e vetro, mio padre un’ombra lunga che non torna mai indietro. Oltre le sbarre, oltre il muro del pianto, non sono il mio errore, sono quel che canto…”. Quest’ultimo brano, a seguito di un concorso cui ha aderito l’USSM, si è aggiudicato un primo premio nazionale.

Il tema “Radici e Futuro“, nel laboratorio condotto della psicologa Chiara De Angelis, affiancata dal pittore Raffaele Costa, si è tradotto in scrittura creativa svolto con gli studenti dell’IC Mazzini. “Abbiamo raccolto i racconti più significativi sia del loro presente che del loro passato”, ha detto Chiara De Angelis. “Abbiamo lavorato prima sulla creazione del gruppo, poi affrontato il presente e il futuro, proponendo degli item come la scuola, l’amicizia, la famiglia. I ragazzi ci stupiscono. Attraverso le proprie passioni riescono a esprimere ciò che a parole non riescono a dire. Attraverso certe modalità d’espressione delle proprie emozioni, hanno tanto da raccontare, mentre noi non riusciamo a vedere effettivamente ciò che vogliono”. La soluzione: “Attraverso questi piccoli spazi dedicati a loro, con gli strumenti adatti, sono in grado di agire in maniera autonoma, anche sorprendente”. La psicologa ha poi fatto un cenno su due termini molto in uso in questa fase storica, come performance e standard. “Niente di tutto questo. Dovevano esprimersi come volevano, in base a ciò che sentivano”. Con l’artista Raffaele Costa, i ragazzi hanno realizzato tre grandi opere, articolate tra passato, presente e futuro, ispirandosi a Kandinsky e Mirò, che prossimamente verranno esposte all’interno dell’Istituto Mazzini.

“Come Alberi“, è stato invece il laboratorio teatrale condotto dall’attrice Chiara Caravella con ragazzi e ragazze dell’IC Boer. “Come possiamo attraversare il presente portando con noi quello che conta veramente?” è stata la domanda posta dall’attrice agli allievi. “Come argomento fondamentale abbiamo affrontato il mega tema del tempo, domandandoci come vivere un tempo ben vissuto”, ha raccontato Chiara Caravella. Con due autori da far conoscere agli allievi: Gianni Rodari e, soprattutto, Michael Ende. “Attraverso Momo, quest’ultimo tratta l’importanza del vivere il tempo presente, in ascolto”. L’approccio. “È stato semplice, lineare, cosicché i ragazzi potessero giocarci sopra. Hanno avuto così modo di sperimentare il proprio essere al cento per cento, ciascuno attraverso ciò che si sentiva di dare”. L’utilizzo di sagome emozionali, esposte in sala. “Sono state uno strumento che ho utilizzato con i ragazzi per parlare di dove sentono passato, presente e futuro del corpo attraverso l’uso di colori e di parole”. Sul teatro: “Abbiamo collaborato tutti insieme attraverso improvvisazioni, con una mega storia su cosa portare con sé in un viaggio affrontando ostacoli. Il futuro si è risolto nell’aver costruito legami lungo il loro percorso”. Un’altra particolarità: nell’ambito del progetto, gli allievi sono stati accompagnati al teatro V.E., recandosi per la prima volta per assistere ad uno spettacolo.

Il laboratorio di musica d’insieme ispirato al metodo Abreu: “Abbiamo distribuito 25 strumenti musicali con la disponibilità di un musicista che gratuitamente insegna loro la musica con lo strumento o il canto”, ha detto Antonello Sidoti, che con l’insegnante di canto, Ester Borruto ha condotto questa sezione. “Ci siamo applicati su qualche aspetto vocale, un percorso immaginato come un piccolo sentiero in cui abbiamo affrontato il tema della voce come mezzo d’espressione e di unicità. La voce vive con noi…”, ha spiegato la cantante. Qualche dettaglio: “Abbiamo lavorato su aspetti di tecnica vocale, di esplorazione della voce, sul movimento del corpo nello spazio, sul respiro, sull’interpretazione del brano”. Alla presentazione del laboratorio, hanno dato prova del loro talento e delle loro capacità, giovanissime allieve provenienti da vari paesi, tutte frequentatrici della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton. Particolarmente commovente l’esibizione di Andrya,16 anni, srilankese: la sua interpretazione di Mio fratello che guardi il mondo e I treni a vapore di Ivano Fossati, quest’ultima in coppia con l’insegnante, resteranno negli annali del progetto. Così come un brano del suo Paese, Andrya l’ha interpretato assieme alla mamma, Indika, tra gli applausi generali. Assente per necessità Camilla, ucraina, la “restituzione” per note e accordi musicali è avvenuta grazie all’esibizione delle giovanissime Lucia, Angela e Miles, che con le loro chitarre, da principianti, talvolta accompagnate da Antonello Sidoti, hanno coinvolto la sala facendo riflettere sul linguaggio universale della musica come mezzo per educare e comunicare.

“Obiettivo Giovane”, è stato il laboratorio di fotoreportage rivolto agli studenti dell’IIS Antonello, condotto dalla fotografa e documentarista Lucia Florio. Da questa esperienza è nata la mostra fotografica “Liberi Sguardi”, ospitata prima presso l’istituto scolastico e poi presso la Biblioteca Penny Wirton, che i partecipanti hanno visitato alla fine dell’incontro.

“Mi sono occupata intanto di raccontare ai ragazzi cosa sia il fotoreportage – ha detto Lucia Florio. È stato un lavoro faticoso ma molto interessante. Ho chiesto di realizzare dei piccoli fotoreportage, proposta che all’inizio li ha un po’ allarmati…Ma pian piano abbiamo camminato… Innazitutto attraverso Giostra, per la conoscenza più approfondita del loro quartiere. Mi ha sorpreso che non conoscessero cosa stava intorno ai loro percorsi quotidiani”. La struttura del progetto. “Il fotoreportage è stato articolato su tre argomenti: spazio esterno e l’osservazione del territorio, a partire dalla natura e dai luoghi. A seguire, il rapporto con la propria abitazione, per differenziare prima lo spazio esterno e poi lo spazio interno. Il terzo è stato quello che li ha più divertiti: il rapporto con l’altro, inteso come il compagno di classe, il passante per strada etc, quindi il rapporto anche con il proprio corpo. In questo esercizio è stato interessante osservare la loro creatività, non tanto attraverso la tecnica fotografica, ma su cosa trasmettere e raccontare con le fotografie. Da qui hanno costruito dei piccoli racconti fotografici mettendo delle didascalie con descrizioni di ciò che hanno osservato. Costruire con loro questo percorso è stato emozionante”.

Sugli effetti di quest’ultimo laboratorio, Antonello Sidoti ha annunciato che il prossimo anno la mostra sarà ospitata presso l’Università di Messina: “È un riconoscimento al nostro lavoro”.

 

Corrado Speziale  

 

fotogallery

 

7 Ottobre 2026

Autore:

redazione


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