Il caso arriva fino all’ARS
Dalla settimana corta ai disagi dei pendolari, fino alla mancata attivazione della mensa scolastica e alle condizioni delle strade.
Melita chiede maggiore programmazione e coerenza istituzionale. Il deputato regionale Giuseppe Lombardo (Sud chiama Nord e sindaco di Roccalumera) interviene nel dibattito e solleva interrogativi su una votazione all’Assemblea Regionale Siciliana relativa al trasporto pubblico extraurbano.
«Patti merita amministratori che risolvono i problemi, non che li inseguono. Merita scelte, non sceneggiate. Fatti, non passerelle». Lucio Melita affida a queste parole il senso di una riflessione politica, poi appreodata sul web, che, partita dai disagi degli studenti pendolari del comprensorio pattese, si allarga alla gestione dei servizi comunali, alla viabilità e al ruolo della politica regionale.
A innescare il confronto è stata la richiesta, avanzata da un consigliere metropolitano insieme a un deputato regionale e a un altro firmatario (Calogero Leanza, Salvatore Sidoti e Giuseppe Siracusano), di convocare un tavolo istituzionale presso la Città Metropolitana di Messina per affrontare le difficoltà legate alla settimana corta e agli orari dei trasporti scolastici. Una proposta che Melita considera legittima, ma tardiva. Il suo intervento, rilanciato anche attraverso un vivace dibattito sui social, pone una domanda: perché le istituzioni intervengono soltanto quando i problemi sono già esplosi?
L’INTERVISTA
Melita, perché contesta la richiesta di un tavolo di confronto se il problema dei pendolari è reale?
«Non contesto affatto il tavolo. Il problema esiste, è serio e riguarda tantissime famiglie. Quello che contesto è il tempismo. Gli orari scolastici sono conosciuti da mesi, la settimana corta non è una novità e le difficoltà dei collegamenti erano prevedibili. Chi ricopre responsabilità istituzionali dovrebbe anticipare i problemi, non rincorrerli quando studenti e genitori ne stanno già pagando le conseguenze».
La sua critica riguarda anche la coerenza tra i diversi ruoli istituzionali?
«Certamente. La richiesta arriva da un consigliere metropolitano che è contemporaneamente consigliere comunale e assessore a Patti. Si tratta di incarichi importanti, che comportano responsabilità. Se si chiede alla Città Metropolitana di intervenire dove si è minoranza, è giusto domandarsi perché non si dimostri la stessa determinazione nel Comune dove si governa direttamente».
Il riferimento è alla mensa scolastica?
«È uno degli esempi più evidenti. L’anno scolastico è iniziato da settimane e, al momento della mia denuncia, il servizio mensa non era ancora attivo. Le famiglie devono organizzarsi autonomamente, con difficoltà che diventano ancora più pesanti per chi lavora o vive situazioni economiche complicate. La data di inizio delle lezioni era nota da mesi. Perché non si è programmato tutto per tempo? Se chiediamo efficienza agli altri enti, dobbiamo garantirla innanzitutto dove amministriamo».
Melita richiama anche la situazione della viabilità, prendendo spunto da un recente incontro tra il consigliere-assessore e i residenti della frazione Scarpiglia, durante il quale sarebbe stata annunciata l’intenzione di sollecitare interventi della Città Metropolitana sulle strade provinciali.
Anche in questo caso ritiene che il Comune dovrebbe assumere un ruolo più attivo?
«Sollecitare l’ente competente è giusto. Ma credo che si debba aprire una discussione anche sulle possibilità di intervento del Comune, naturalmente nel rispetto delle norme e delle competenze. Quando esistono situazioni urgenti di pericolo per la pubblica incolumità, bisogna verificare quali strumenti consentano di agire tempestivamente. E non possiamo dimenticare che anche molte strade comunali presentano criticità importanti. La coerenza amministrativa consiste nell’affrontare i problemi fuori casa senza trascurare quelli dentro casa».
Il confronto sui social e l’intervento di Giuseppe Lombardo
Il dibattito si è ulteriormente acceso con l’intervento del deputato regionale Giuseppe Lombardo, che ha spostato l’attenzione sulle decisioni assunte all’Assemblea regionale siciliana in materia di trasporto pubblico locale extraurbano. In un primo commento rivolto a Melita, Lombardo ha sostenuto che, quando all’ARS si sarebbe presentata la possibilità di aumentare i servizi destinati anche ai pendolari, qualcuno avrebbe utilizzato il voto segreto per favorire gli interessi degli operatori del settore. Una ricostruzione politicamente rilevante, sulla quale Melita ha immediatamente chiesto maggiore chiarezza.
Melita, cosa l’ha colpita delle dichiarazioni di Giuseppe Lombardo?
«Il fatto che abbia richiamato una vicenda precisa avvenuta all’Assemblea regionale. Gli ho chiesto di raccontarla con chiarezza, perché i cittadini devono conoscere le responsabilità e le scelte compiute nelle sedi istituzionali. Non basta dire che il problema è regionale o che la colpa è di tutti. Bisogna capire chi ha fatto cosa».
Lombardo è quindi intervenuto nuovamente, sostenendo che, durante l’esame di una proposta per incrementare i servizi di trasporto extraurbano su gomma, sarebbe stato il Partito Democratico a richiedere il voto segreto e che la norma non sarebbe stata approvata. Il deputato ha inoltre riferito di aver chiesto, fin da luglio, che la vicenda venisse portata all’attenzione della Commissione Antimafia, senza aver ricevuto riscontri.
Melita, alla luce di queste dichiarazioni, ritiene che ci sia una contraddizione politica?
«È proprio questo il punto che voglio sollevare. Secondo quanto riferisce Lombardo, il PD avrebbe chiesto il voto segreto durante una votazione che riguardava l’aumento dei servizi. Oggi esponenti dello stesso partito chiedono un tavolo per affrontare i disagi dei pendolari. Credo sia legittimo domandare spiegazioni. I cittadini hanno diritto di sapere cosa è accaduto a Palermo e quali posizioni siano state assunte».
Dunque non è soltanto una questione locale?
«No. È una questione di metodo. La politica non può chiedere interventi quando si trova all’opposizione e poi non garantire risultati quando governa. Non può limitarsi alle dichiarazioni e ai tavoli. Deve assumersi la responsabilità delle scelte, a ogni livello».
Le famiglie raccontano disagi che attraversano le generazioni
Tra i commenti all’intervento di Melita emerge anche una proposta concreta avanzata da Rita Musarra, che richiama l’organizzazione adottata da anni dal Liceo Vittorio Emanuele di Patti: settimana corta con un rientro al sabato una volta al mese. Secondo Musarra, questa soluzione potrebbe contribuire a ridurre i disagi degli studenti, alcuni dei quali partono alle sei del mattino e rientrano a casa dopo le sedici, tra attese e coincidenze dei mezzi pubblici. Una posizione condivisa anche da Maria Pappalardo. Dario La Guidara sottolinea invece come le conseguenze delle inefficienze ricadano sempre sulle famiglie e sugli studenti, richiamando le responsabilità diffuse della politica e delle istituzioni. Particolarmente significativo il ricordo di Francesca Romana Greco, che racconta le difficoltà incontrate cinquant’anni fa lungo la tratta Oliveri-Patti, quando i treni sovraffollati costringevano gli studenti ad attese anche di un’ora. Una testimonianza che Melita considera emblematica.
Cinquant’anni dopo, dunque, siamo ancora alle prese con gli stessi problemi?
«Ed è proprio questo che dovrebbe farci riflettere. Se dopo mezzo secolo le famiglie raccontano ancora difficoltà simili, significa che non siamo davanti a un’emergenza improvvisa. È mancata una capacità di programmazione nel tempo. Cambiano le amministrazioni, cambiano i ruoli, ma troppo spesso resta lo stesso modo di affrontare i problemi».
Nei commenti qualcuno sostiene che la responsabilità sia di tutta la classe politica. Lei non è d’accordo?
«Dire che la colpa è di tutti rischia di diventare un modo per non individuare le responsabilità. Bisogna distinguere i ruoli, le competenze e le decisioni. La politica locale può fare molto, anche quando non ha competenza diretta su un servizio. Può programmare, coordinare, ascoltare e sollecitare per tempo. I ragazzi meritano risposte, non continui rimpalli». «Patti ha bisogno di un cambiamento nel modo di governare»
Il ragionamento di Melita va quindi oltre la polemica sulla settimana corta. La questione dei pendolari diventa il simbolo di un rapporto difficile tra istituzioni e cittadini, nel quale la risposta ai problemi arriva spesso quando il disagio è ormai diventato pubblico.
Qual è, allora, il cambiamento che auspica per Patti?
«Un cambiamento culturale, prima ancora che politico. Servono amministratori capaci di prevedere i problemi, ascoltare il territorio e programmare le soluzioni. Non è sufficiente cambiare le persone se poi resta identico il metodo. Bisogna passare dalla politica dell’apparire alla politica del fare».
E il messaggio finale che vuole rivolgere alla città?
«Patti merita molto di più. Merita una politica che rispetti il tempo e le esigenze delle persone, che si misuri sui risultati e non sui post. I cittadini non hanno bisogno di passerelle, ma di risposte concrete. E i nostri ragazzi, soprattutto, non possono continuare a pagare il prezzo di problemi che le istituzioni avrebbero il dovere di prevenire».











