La scuola come luogo di conoscenza e coraggio civile, dove la paura delle sanzioni non soffochi il confronto.
Parte da questa convizione l’appello della docente Mariangela Gallo che lo rivolge a studenti, docenti e dirigenti per promuovere la visione di del docu-film Naza, che recentemente ha catalizzato l’attenzione di tanti al Festival di Venezia. Un film su Gaza. La gallo pone l’accento sulla libertà di insegnamento. Una presa di posizione che richiama don Milani e invita a costruire una rete solidale tra gli istituti, mettendo al centro i diritti umani e la partecipazione consapevole.
Appello indirizzato a studenti, docenti e dirigenti.
C’è un clima di paura nelle nostre scuole. Il timore di sanzioni disciplinari sta letteralmente congelando ogni dibattito, ma stare in silenzio ora significa essere complici. Il cinema e il giornalismo d’inchiesta servono proprio a questo: a sgretolare l’ipocrisia e le falsità delle informazioni teleguidate.
Il documentario “NAZA” diretto da da Yuval Abraham e Rachel Szor, registi di un altro film premio Oscar, “No Other Land”, ci fa vedere da dentro, e sulla pelle delle persone, l’apparato militare e tecnologico israeliano che colpisce i civili palestinesi. Sono ufficiali israeliani che avevano partecipato all’invasione di Gaza che descrivono, qualche volta con distacco, gli orrori della liquidazione dei civili palestinesi, che rincorrevano i camion degli aiuti umanitari.
La divulgazione della conoscenza della realtà, con questo docufilm, è un lavoro necessario e nessuna burocrazia o circolare ministeriale ha il diritto di cacciarlo fuori dalle classi.
Dobbiamo rispolverare la disobbedienza civile, che ci hanno lasciato in eredità Gandhi, Martin Luther King…
Noi, seguaci degli insegnamenti di Don Lorenzo Milani, affermiamo che “l’obbedienza non è più una virtù”. Questo è il mio appello diretto a studenti, professori e dirigenti: bisogna smetterla di spacciare la paura per prudenza, perché quella si chiama omertà. La libertà di insegnamento e il diritto alla conoscenza sono sanciti dalla Costituzione, non sono concessioni che qualcuno può revocare a piacimento.
Perché non costruire una rete dal basso, autogestita e solidale, capace di far circolare e proteggere la proiezione del documentario negli istituti scolastici?
La scuola deve coltivare il coraggio civile, altrimenti diventa un grigio ufficio di procedimenti disciplinari.
Questa è l’ora di fare cittadinanza attiva sul serio, difendendo i diritti umani e l’autodeterminazione dei popoli. Noi non ci faremo tappare la bocca da nessuno. Tantomeno da Valditara. Ricordiamo alle nostre studentesse e ai nostri studenti ciò che affermava Ignazio Buttitta: “Cu camina calatu torci a schina, s’è un populu torci a storia”. (Trad.: Chi cammina curvato piega la schiena, se è un popolo piega la storia.)
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