Socialdemocrazia: «Si fermino le scelte irreversibili. La sopravvivenza di una maggioranza non può valere più del futuro dei siciliani».
La crisi del governo Schifani sembrerebbe rientrata, almeno nelle sue manifestazioni più clamorose.
Ma tra il ricomporre una maggioranza e il risolverne le contraddizioni esiste una differenza sostanziale. Le intese politiche possono essere raggiunte anche in poche ore; assai più difficile è ricostruire una credibilità compromessa da divisioni, interessi contrapposti e assenza di una visione condivisa.
È su questo scenario che intervengono Vicky Amendolia, vicesegretario nazionale vicario di Socialdemocrazia SD, e Claudio Melchiorre, segretario organizzativo regionale del partito, chiedendo la sospensione delle privatizzazioni, delle dismissioni patrimoniali e delle decisioni strategiche suscettibili di produrre conseguenze irreversibili sul futuro della Sicilia.
«Non basta ricucire uno strappo per cancellarne le cause. Un governo la cui stabilità dipende da continui aggiustamenti degli equilibri interni dovrebbe quantomeno avere la prudenza di non assumere decisioni capaci di vincolare il patrimonio pubblico e le prospettive economiche dell’Isola per decenni. Il rischio è che, nella ricerca di nuovi accordi, operazioni già discutibili si traducano in svendite o scelte dettate da convenienze politiche anziché dall’interesse generale».
Per i due esponenti socialdemocratici, quanto accaduto non rappresenta affatto un fulmine a ciel sereno. «Le divisioni del centrodestra siciliano sono note da tempo. A tenerle insieme è stata troppo spesso una reciproca tolleranza degli interessi particolari, più che un autentico progetto di governo. Se oggi prevale la volontà di proseguire la legislatura, resta da comprendere su quali basi politiche e programmatiche sia stata ritrovata l’intesa. Perché la semplice conservazione del potere non costituisce, di per sé, una ragione sufficiente per esercitarlo»
Una questione che assume particolare rilievo rispetto alle operazioni riguardanti il patrimonio pubblico e le infrastrutture strategiche. Tra queste, la prospettata privatizzazione dell’aeroporto di Catania, sulla quale Socialdemocrazia ha già assunto una posizione di netta contrarietà, denunciando le criticità della gestione SAC, chiedendo l’accertamento delle responsabilità e promuovendo iniziative anche presso le istituzioni europee.
«Non abbiamo atteso questa crisi per denunciare inefficienze, disservizi e decisioni che riteniamo pregiudizievoli per la collettività. E non sarà certo un accordo tra i partiti della maggioranza a trasformare una scelta contestabile in una scelta opportuna. Prima di discutere della cessione di infrastrutture strategiche occorrerebbe dimostrare di saperle amministrare nell’interesse dei cittadini, anziché considerare la privatizzazione una comoda via d’uscita dalle responsabilità della gestione pubblica».
La vicenda regionale, tuttavia, pone anche un problema politico più profondo: la crescente distanza tra i cittadini e una rappresentanza che sembra consumare le proprie energie nella gestione degli equilibri interni, mentre restano irrisolte le grandi questioni dello sviluppo economico, dei servizi, dell’occupazione e delle infrastrutture.
Da qui l’iniziativa annunciata da Amendolia e Melchiorre di promuovere un confronto tra le forze socialdemocratiche, socialiste, liberali, repubblicane e riformiste, per costruire una federazione capace di presentare alle prossime elezioni una proposta politica autonoma e credibile.
«Non vogliamo aggiungere un’altra sigla al panorama politico siciliano, ma offrire una prospettiva concreta a quella vasta parte della società che non si riconosce più nei due schieramenti tradizionali e che, troppo spesso, ha rinunciato persino a votare. L’obiettivo non è conquistare qualche spazio residuale, ma costruire una forza capace di contendere il consenso maggioritario attraverso un programma fondato su sviluppo, giustizia sociale, libertà, competenza e buona amministrazione».
Una sfida che, secondo Socialdemocrazia, non può essere rinviata, anche per evitare che il confronto elettorale si riduca ancora una volta a una contrapposizione tra interessi di bottega, personalismi e schieramenti permeabili alla propaganda e alla disinformazione internazionale, comprese le campagne di matrice russo-iraniana.
«La Sicilia ha bisogno di una politica autonoma, europeista e riformista, capace di confrontarsi sui problemi reali anziché alimentare contrapposizioni artificiose. E soprattutto ha bisogno di cittadini che tornino a scegliere per convinzione, non per rassegnazione».
Quanto alla presunta conclusione della crisi, Amendolia e Melchiorre non nascondono il proprio scetticismo.
«Può darsi che la maggioranza abbia trovato il modo di andare avanti. Ma sopravvivere non significa governare, così come raggiungere un compromesso non equivale a risolvere un problema. Il punto non è stabilire quanto ancora durerà il governo Schifani, ma quanto costerà ai siciliani la sua eventuale sopravvivenza. Perché gli accordi politici possono cambiare dall’oggi al domani. Le conseguenze di certe decisioni, invece, rischiano di sopravvivere persino a chi le ha prese».









