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RIFLESSIONI SULLE CONDIZIONI DI VITA IN CARCERE – I minori in carcere, il ruolo della politica. Un manager con l’occhio attento alla politica ed alla società si unisce le riflessioni di Alemanno e Cuffaro

Giuseppe Pettina si unisce le riflessioni di Gianni Alemanno e Totò Cuffaro, ampliandole con il ruolo che politica e associazioni dovrebbero avere — con un’attenzione particolare alla questione dei minori

Giuseppe Pettina: Il carcere come specchio della civiltà di un Paese

Il carcere, più di ogni altra istituzione, misura la distanza tra i principi proclamati e la realtà vissuta. Le riflessioni di questi giorni di Gianni Alemanno e la nota di Totò Cuffaro, scritte e vissute dall’interno di una cella, ci costringono a guardare senza filtri un sistema che troppo spesso abdica alla sua funzione costituzionale di rieducazione, per ridursi a luogo di sofferenza, marginalità e abbandono.

Le immagini proposte da Alemanno — gli anziani malati che attendono inutilmente una misura alternativa, i malati gravi che vedono procrastinare cure vitali, i detenuti in celle bollenti e sovraffollate — non sono eccezioni, ma sintomi di un sistema cronicamente malato. Il dato sul sovraffollamento, cresciuto in pochi anni dal 107% al 133%, non è un numero sterile: significa vite accatastate, relazioni esasperate, suicidi e autolesionismo in aumento vertiginoso.

Cuffaro, con la forza della testimonianza e la profondità della fede, aggiunge un tassello decisivo: il carcere non è solo condanna, ma può essere “santuario di sbarre” dove il dolore diventa seme di rinascita. Il richiamo alla Spes contra Spem è un invito a non rassegnarsi all’abbandono, ma a trasformare la ferita in parola, proposta e ammonimento.

Ma qui sta il punto: non possiamo chiedere ai detenuti di farsi carico da soli della riforma morale del sistema. Il carcere è una responsabilità collettiva.

Il ruolo della politica

La politica non può ricordarsi del carcere solo in occasione di episodi eclatanti o emergenze mediatiche. La detenzione non è una parentesi sospesa dal tempo e dai diritti: è parte integrante della vita di una comunità. Mettere tra le priorità il problema carcerario significa affrontarlo su tre piani:

  1. Misure urgenti, per ridurre subito sovraffollamento e condizioni disumane (dalla detenzione domiciliare per gli ultimi periodi di pena alle cure obbligatorie per i malati gravi).
  2. Riforme strutturali, che investano in edilizia penitenziaria dignitosa, in personale qualificato e in percorsi di formazione e reinserimento.
  3. Un cambio culturale, che superi la retorica della sola “certezza della pena” e integri la certezza del rispetto della dignità.

Il ruolo delle associazioni umanitarie e di solidarietà

Se la politica è spesso lenta e timida, il mondo del volontariato e delle associazioni può e deve essere immediato.

Le associazioni di ispirazione umanitaria possono:

  • Portare assistenza materiale e sanitaria dove l’istituzione non arriva.
  • Offrire percorsi di ascolto e mediazione che evitino conflitti e disperazione.
  • Denunciare pubblicamente le situazioni disumane, costringendo le istituzioni a intervenire.
  • Creare programmi di rieducazione reale, non formali, che includano istruzione, lavoro, sostegno psicologico.

La questione dei minori in carcere

Qui il tema si fa ancora più delicato e inaccettabile. Un minore detenuto non è un adulto in miniatura: è una persona in formazione, per cui l’esperienza carceraria può essere trauma irreversibile. In Italia, pur esistendo strutture minorili dedicate, non mancano i casi di ragazzi reclusi in contesti che poco hanno di educativo.
L’obiettivo non può essere “rendere il carcere più tollerabile” per un minorenne, ma evitarlo ogni volta che sia possibile. Misure alternative, comunità educative, percorsi di giustizia riparativa devono diventare la norma, non l’eccezione. Chi ha meno di diciotto anni non deve uscire dal carcere con la rassegnazione nel cuore, ma con strumenti per riscrivere la propria vita.

E Pettina conclude: Le parole di Alemanno e Cuffaro, se lette insieme, diventano un manifesto: il carcere non può essere lasciato ai margini del dibattito politico, né può essere dimenticato nei mesi estivi o nei silenzi parlamentari. La dignità di una nazione si misura anche da come tratta chi ha sbagliato. E se il dolore, come scrive Cuffaro, può diventare seme, allora è dovere della politica e delle associazioni preparare il terreno perché quel seme possa crescere — soprattutto quando a seminare sono i più giovani, che non meritano di essere consegnati a una condanna definitiva della vita.

da leggere

FERRAGOSTO IN CARCERE  – Il Diario di Cella n.18 (10 agosto 2025) di Gianni Alemanno

“DIARI DI CELLA” – La voce denuncia di Gianni Alemanno da Rebibbia

ALEMANNO E ALTRE STORIE – La lettera alla Meloni dall’inferno di Rebibbia

EMERGENZA CARCERI – Alemanno e Falbo scrivono ai Presidenti delle Camere: “Non chiediamo clemenza, chiediamo giustizia”

LETTERA APERTA DAL CARCERE – Andare oltre il ruolo politico e sociale, al di là delle persone e delle cariche politiche

 

16 Agosto 2025

Autore:

redazione


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