40ANNI DOPO – La 5ª A del “Fermi” si ritrova e il tempo sembra non essere mai passato
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40ANNI DOPO – La 5ª A del “Fermi” si ritrova e il tempo sembra non essere mai passato

Quarant’anni dopo l’ultima campanella

Nel 1986 la maturità e poi le strade della vita. Quarant’anni dopo, gli ex compagni del Liceo Scientifico di Sant’Agata di Militello tornano insieme. Tra ricordi, assenze, fotografie e una promessa: «Adesso facciamolo ogni estate»

Nel 1986 avevano davanti praticamente tutto. Una maturità da affrontare, qualche certezza, parecchi sogni e quella domanda che accompagna ogni ragazzo alla fine del liceo: e adesso? Quarant’anni dopo una parte della risposta è arrivata.

È scritta nelle vite che ciascuno ha costruito, nelle professioni, nelle famiglie, nelle città raggiunte, nelle partenze e nei ritorni. Ma soprattutto era lì, negli abbracci di una sera d’estate, quando la 5ª A del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Sant’Agata di Militello ha deciso di rimettersi insieme.

Classe 1986.

Fa un certo effetto anche soltanto scriverlo. Perché quarant’anni non sono una normale ricorrenza. Sono una misura importante della vita. E ritrovarsi significa inevitabilmente mettere per qualche ora uno accanto all’altro ciò che si era e ciò che si è diventati. Alla reunion hanno partecipato Loredana Barbaria, Mario Biffarella, Gabriella Buzzanca, Sara Casella, Elio Collovà, Lorenza De Domenico, Nicola Fachile, Mariella Franchina, Marina Gentile, Giuseppe La Face, Antonio Leanza, Antonio Lucifaro, Mirella Mondello, Giacinto Monteduro, Sara Nascone, Filadelfio Nicolosi, Nicola Rundo, Amalia Sorbo, Nancy Starvaggi e MariaLaura Vitanza.

All’appello sono mancati soltanto due compagni. Ma ci sono assenze che non producono un vuoto. Restano dentro un ricordo, in una frase pronunciata durante la serata, in un aneddoto condiviso. E così anche a loro è andato il pensiero affettuoso della classe, rendendoli idealmente presenti a quella che, più che una rimpatriata, ha avuto il sapore di un ritorno a casa.

Quelli della maturità del 1986

Allora erano ragazzi. Non esistevano cellulari e social sui quali continuare quotidianamente a incontrarsi dopo la scuola. Finito il liceo, le distanze erano distanze vere. Qualcuno avrebbe lasciato Sant’Agata di Militello, altri sarebbero rimasti. Università, lavoro, famiglia, professioni avrebbero fatto il resto, distribuendo quei ragazzi lungo percorsi differenti. Nel 1986 nessuno poteva sapere esattamente dove sarebbe stato quarant’anni dopo. Forse è questo che rende particolare una reunion.

Guardare un vecchio compagno significa ritrovare contemporaneamente due persone: quella che abbiamo davanti e il ragazzo o la ragazza che ricordiamo seduti qualche banco più avanti. Basta poco perché riemergano i soprannomi, una battuta, un professore, un’interrogazione andata male, una giornata memorabile o qualche episodio che allora sembrava enorme e che oggi provoca soltanto una grande risata. Quarant’anni possono cambiare i volti. Molto meno certi meccanismi dell’amicizia.

Per una sera sono tornati semplicemente “quelli della 5ª A”

Ed è probabilmente questo il sentimento che ha attraversato la serata. Fuori da quella tavola ognuno porta con sé ruoli, responsabilità, problemi, successi, preoccupazioni. Dentro, almeno per qualche ora, tutto questo è passato in secondo piano. La serata è stata preparata con attenzione, dalla scelta della location alla cena, senza dimenticare quei particolari capaci di dare un significato diverso a un incontro. Il taglio della torta, naturalmente. E poi i gadget in ceramica realizzati appositamente per i partecipanti: piccoli oggetti destinati a diventare memoria materiale di una sera nella quale la memoria è stata la vera protagonista.

E infine la fotografia.

Quella non poteva mancare. Probabilmente da qualche parte esiste ancora una foto di quella classe scattata negli anni Ottanta. Capelli, vestiti e facce di ragazzi che guardavano un obiettivo senza sapere cosa li aspettasse. La fotografia del 2026 racconta inevitabilmente altro. Ma mettendo idealmente le due immagini una accanto all’altra si scopre forse qualcosa di più interessante delle differenze.

Sarebbe troppo facile dire che il tempo non è passato. È passato eccome. Ha portato esperienze, gioie, difficoltà, cambiamenti. Ha fatto prendere strade diverse a persone che per cinque anni avevano condiviso ogni mattina le stesse aule.

Ed è proprio per questo che ritrovarsi ha valore. Non perché si possa tornare diciottenni per una sera, ma perché a cinquantotto anni circa si può ancora riconoscere qualcosa di quel diciottenne nella persona seduta di fronte. Il tempo, allora, non viene cancellato. Viene attraversato al contrario attraverso i ricordi. E una cena diventa una specie di macchina del tempo molto semplice: bastano un tavolo, vecchi amici e qualcuno che cominci con un «ma vi ricordate quando…?».

Il resto viene da sé.

La reunion non ha prodotto soltanto nostalgia. Ha prodotto un progetto. Gli ex compagni hanno infatti lanciato una promessa: non aspettare un altro anniversario importante per rivedersi, ma trasformare l’incontro in un appuntamento estivo fisso.

Forse è questo il regalo migliore che la 5ª A potesse farsi per i suoi quarant’anni dalla maturità.

25 Agosto 2026

Autore:

redazione


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