Con Mauro Cappotto e Luciano Armeli Iapichino un ultimo incontro che diventa anche occasione per tracciare il bilancio del festival.
Undici edizioni cominciano a essere qualcosa di più della continuità. Diventano una storia. Soprattutto quando un festival nato lontano dai grandi centri riesce a trasformare i paesi dei Nebrodi, che hanno creduto in questo Festival, in luoghi nei quali libri, giornalismo, politica e cultura trovano un pubblico disposto ad ascoltare e discutere.
Notturno d’Autore arriva così alla serata conclusiva della sua undicesima edizione. Venerdì 11 settembre, alle 21, il Convento dei Frati Minori di Ficarra ospiterà Massimo Giannini, protagonista dell’ultimo appuntamento con il suo nuovo libro, La Sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale, pubblicato da Rizzoli. A dialogare con l’autore saranno Mauro Cappotto e Luciano Armeli Iapichino. Nel corso della serata gli sarà consegnato il Premio Notturno d’Autore 2026.
La chiusura offre inevitabilmente l’occasione per guardare all’intera rassegna. Anche quest’anno Notturno d’Autore ha confermato una formula che sembra aver trovato nella dimensione raccolta dei luoghi una delle proprie qualità: mettere l’autore davanti al lettore, lasciando che la presentazione di un libro diventi pretesto per parlare del presente. È probabilmente questo il risultato più significativo maturato in undici edizioni. Ficarra, Sant’Agata e la Capo d’Orlando Marina non hanno ospitato semplicemente scrittori e giornalisti: per alcune sere hanno costruito una piccola quanto interessante agorà. La letteratura incontra l’attualità, il giornalismo diventa analisi, la memoria dialoga con la politica. E il pubblico non resta semplice spettatore.
La scelta di Giannini per il finale 2026 appare, dunque, coerente con questa impostazione.
“La Sciamana”, un libro che vuole provocare una discussione
Il titolo è già una dichiarazione interpretativa. La “Sciamana” è Giorgia Meloni, osservata da Giannini attraverso una tesi precisa e dichiaratamente critica: il rapporto con Donald Trump non sarebbe soltanto una convergenza diplomatica o politica, ma l’espressione europea di una trasformazione più profonda della destra occidentale. Il libro va letto partendo da questa premessa. Non è una biografia di Meloni e neppure una ricostruzione neutrale della sua esperienza di governo. È un saggio politico, con una tesi forte, che interpreta il fenomeno Meloni attraverso le categorie del populismo e dell’illiberalismo.
La formula forse più efficace utilizzata per descrivere la protagonista è quella secondo cui Meloni non si limiterebbe a rappresentare il popolo: lo “evoca”. È attorno a questa idea che Giannini costruisce la sua analisi. Il popolo diventa un soggetto compatto contrapposto di volta in volta a élite, avversari e contropoteri; il consenso tende a trasformarsi in una forma di legittimazione diretta del leader; istituzioni intermedie, magistratura e informazione finiscono dentro una relazione sempre più conflittuale con il potere politico. È qui che entra in scena Trump.
Per Giannini il trumpismo rappresenta il precedente e insieme la lente attraverso la quale leggere una parte delle trasformazioni europee. Dall’assalto a Capitol Hill allo scontro con stampa, magistratura e apparati istituzionali, l’esperienza americana viene assunta come manifestazione estrema di una democrazia che può progressivamente indebolire i propri contrappesi pur continuando a rivendicare la forza del consenso elettorale. Il passaggio più interessante del libro, proprio perché destinato a suscitare consenso ma anche obiezioni, è l’accostamento con l’Italia. Giannini individua nella leadership meloniana una declinazione europea di quel fenomeno: assai diversa nei toni e nei comportamenti, ma, secondo la sua lettura, riconducibile a una medesima tensione tra investitura popolare e sistema dei contrappesi. Ed è proprio su questo punto che La Sciamana diventa un libro da discutere, anche dissentendo dalla sua tesi. Perché la domanda che attraversa le pagine supera Meloni e Trump: quanto può spingersi il potere legittimato dal voto senza modificare gli equilibri sui quali poggia una democrazia liberale?
Giannini e il mestiere di leggere la politica
Giornalista e scrittore, Giannini ha attraversato alcune delle principali redazioni italiane, da Il Sole 24 Ore a La Stampa e la Repubblica, occupandosi soprattutto di politica ed economia. Alla carta stampata ha affiancato radio e televisione, dalla conduzione di Ballarò all’esperienza di Circo Massimo. Una lunga frequentazione della politica italiana che si ritrova anche nella sua produzione saggistica e che rende particolarmente interessante il confronto di Ficarra: non soltanto la presentazione di un libro, ma la possibilità di sottoporre la sua interpretazione alle domande degli interlocutori e del pubblico. E forse non poteva esserci conclusione più aderente allo spirito di Notturno d’Autore.
Dopo undici edizioni, infatti, il patrimonio della manifestazione non è fatto soltanto dai nomi passati sul palco. È la continuità di un esperimento culturale realizzato in un pezzo di “provincia” del sud, la capacità di creare pubblico intorno ai libri e di utilizzare la parola scritta per interrogare il presente.
Venerdì sera si chiuderà un’altra edizione, ma già si guarda a quella del 2027. Ma il bilancio più interessante resta quello costruito nel tempo: aver dimostrato che anche sui Nebrodi – e Ficarra, Sant’Agata M. e la Marina d’Orlando questa scommessa l’hanno vinta – si può aprire una finestra sulle grandi questioni nazionali e internazionali. E farlo attraverso un libro, una domanda e la libertà del confronto.









