TESTA DI MONACO\CAPO D’ORLANDO – La formazione diventa esperienza: Paola Daniela Virgilio e l’Ambito 27
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TESTA DI MONACO\CAPO D’ORLANDO – La formazione diventa esperienza: Paola Daniela Virgilio e l’Ambito 27

Setting, processo, competenza, riflessività professionale: nei percorsi guidati dalla DS Vincenza Mione prende forma un nuovo modo di pensare la formazione 0–6

Laboratori, ma anche, Candele accese nella notte, lanterne che disegnano percorsi, attività sulla spiaggia, yoga, meditazione, narrazioni, silenzi, movimento, profumi, acqua e laboratori a cielo aperto.

Le immagini diffuse sui social dalla struttura di Marinella Ricciardello raccontano molto più di un corso di formazione. Raccontano una precisa scelta pedagogica: trasformare la formazione degli educatori e dei docenti del Sistema Integrato 0–6 in un’esperienza da vivere prima ancora che in un contenuto da apprendere.

È questa una delle cifre distintive dei percorsi promossi nell’Ambito 27 sotto la guida della dirigente scolastica Vincenza Mione, che ha scelto di investire su modalità formative residenziali, laboratoriali e fortemente esperienziali.

Al centro del progetto torna la figura della dott.ssa Paola Daniela Virgilio, dottore di ricerca, pedagogista e Vice Presidente nazionale dell’ANPE – Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani, ormai presenza riconoscibile nei percorsi di innovazione pedagogica e formazione in tutta Italia.

Una professionista siciliana che negli anni ha portato la propria attività in contesti differenti: formazione dei docenti, reti di scuole, sperimentazioni pedagogiche USR Sicilia e Uff. XI Di tp con il Dirigente Davide Nugnes, percorsi universitari e TFA con UNIPA’, IUL e INDIRE, iniziative connesse alla valutazione e allo sviluppo delle competenze, seminari e contesti di ricerca educativa, fino alle più recenti esperienze dedicate al Sistema Integrato 0–6 anche con Ambito 27 e gli Ambiti di Agrigento.

Una passione per la formazione che si riconferma ad ogni edizione e che continua a viaggiare attraverso le province siciliane, assumendo ogni volta forme nuove.

La Virgilio appare sempre più come una instancabile disegnatrice di percorsi e progetti formativi, capace di prendere un ambiente, un materiale o una situazione apparentemente ordinaria e trasformarli in un dispositivo di apprendimento. Una vera punta di diamante della metodologia laboratoriale, nella quale nulla viene lasciato alla semplice animazione.

 Dietro ogni esperienza esiste infatti una sequenza precisa: setting → processo → competenza → riflessività professionale.

Ed è proprio qui che il laboratorio cambia natura. Non si propone un’attività per intrattenere. Si costruisce un setting capace di generare qualcosa.

Si osserva il processo che quel setting mette in moto. Si riconoscono le competenze mobilitate.

Infine, si accompagna il professionista a riflettere su ciò che è accaduto e su come trasferirlo nella propria pratica educativa. La formazione esce dall’aula. Nella struttura di Marinella di Ricciardello la formazione ha letteralmente superato i confini dell’aula. Il mare è diventato ambiente pedagogico. Gli spazi esterni si sono trasformati in laboratori. La notte ha modificato la percezione dei luoghi.

Candele e lanterne hanno accompagnato attività narrative e riflessive nelle quali il buio non era un effetto scenografico, ma una condizione capace di rallentare lo sguardo e rendere più intenso l’ascolto.

Un’esperienza particolarmente significativa perché mostra concretamente uno dei principi su cui Paola Daniela Virgilio insiste nei suoi percorsi: il luogo non è semplicemente lo sfondo della formazione. Il luogo può diventare parte della metodologia. Una spiaggia non è soltanto una spiaggia. Può diventare occasione per osservare, ascoltare, raccontare, cooperare, interrogarsi. Una lanterna non è soltanto una luce.

Può diventare simbolo di orientamento e accompagnamento. Il silenzio non rappresenta assenza di attività.

Può diventare spazio per l’elaborazione. La formazione, così, cambia grammatica.

Candele e lanterne nella notte: quando il setting modifica il processo. Tra le immagini più suggestive ci sono proprio quelle delle attività in notturna.

Luci basse. Candele. Lanterne. Acqua. Parole pronunciate lentamente. Momenti di silenzio.

Un contesto nel quale gli educatori e i docenti vengono temporaneamente sottratti alla velocità della quotidianità professionale. Non per ricercare un’emozione fine a sé stessa, ma per sperimentare cosa accade quando si modifica intenzionalmente il setting. Perché cambiare un ambiente significa spesso cambiare anche il modo in cui le persone entrano in relazione con ciò che accade. L’attenzione cresce. La percezione si modifica. Emergono ricordi. Si generano domande.La parola acquista un peso differente.

È il passaggio dallo stupore alla riflessione che caratterizza le Tecniche Narrative dello Stupore e della Meraviglia inserite da Virgilio nel proprio Cantiere Pedagogico. Non stupire per stupire, dunque. Ma utilizzare una discontinuità per riaprire la capacità di osservare.

Sabrina Provasoli: yoga e meditazione come occasione formativa unica

particolare rilievo anche il contributo della professionista Sabrina Provasoli

All’interno di questa architettura formativa assume particolare rilievo anche il contributo della professionista Sabrina Provasoli, attraverso esperienze dedicate allo yoga e alla meditazione.

Un’occasione particolarmente significativa all’interno di un percorso 0–6 perché riporta al centro dimensioni che troppo spesso rimangono marginali nella formazione tradizionale: corpo, respirazione, consapevolezza, ascolto, attenzione e presenza. La possibilità di sperimentarle direttamente rende il percorso qualcosa di diverso da una lezione sulle metodologie. L’adulto vive in prima persona l’esperienza. Ne percepisce difficoltà e potenzialità. Soltanto dopo può interrogarsi sulla sua trasferibilità educativa.

Ed è proprio questo a rendere il contributo della Provasoli un tassello prezioso e, nel contesto della residenziale, un’occasione formativa difficilmente riproducibile attraverso la sola didattica frontale.

Una squadra di professionalità

Accanto alla Virgilio anche, Martina Marangon che ha contribuito alla dimensione laboratoriale e alla costruzione di un percorso nel quale differenti professionalità entrano in dialogo senza frammentare l’impianto complessivo. È infatti la coerenza metodologica a tenere insieme esperienze apparentemente molto diverse. Yoga. Meditazione. Narrazione. Movimento. Attività sensoriali. Laboratori all’aperto. Attività notturne. Esplorazione del territorio. Non un catalogo di tecniche. Ma differenti vie per lavorare sulle competenze personali, relazionali e professionali di chi quotidianamente opera con i bambini.

Dirigente Vincenza Mione: “Le residenziali frutto di una pianificazione di qualità”

A sottolineare il valore della scelta è la dirigente scolastica Vincenza Mione. «Le esperienze residenziali sono state il risultato di una pianificazione di qualità e stanno registrando un forte apprezzamento da parte di educatori e docenti. Avevamo la necessità di andare oltre una formazione esclusivamente trasmissiva e di elaborare una didattica realmente attiva. Con Paola Daniela Virgilio stiamo sperimentando modelli che possano essere replicati nei contesti educativi e che aprono prospettive interessanti verso nuovi paradigmi pedagogici.»

Una dichiarazione che chiarisce bene la direzione intrapresa dall’Ambito 27. Non organizzare semplicemente corsi. Costruire modelli. Non accumulare ore di formazione. Generare pratiche trasferibili. Non consegnare ai partecipanti un repertorio di attività da ripetere meccanicamente. Formare professionisti capaci di progettare autonomamente esperienze educative. Dall’attività alla competenza È forse questo uno degli aspetti più innovativi della sperimentazione. La domanda non è più soltanto: “Che attività abbiamo fatto?”

La domanda diventa: “Che cosa ha attivato quell’esperienza?” Se un gruppo cammina in silenzio sulla spiaggia, non interessa soltanto il fatto che abbia camminato. Si osservano attenzione, percezione, relazione con l’ambiente, consapevolezza. Se viene costruita una narrazione collettiva, entrano in gioco ascolto, comunicazione, creatività e negoziazione. Se viene affrontata una consegna non completamente definita, si mobilitano autonomia, problem solving, tolleranza dell’incertezza e pensiero divergente. È questo il passaggio decisivo: dall’attività al processo e dal processo alla competenza. E successivamente: dalla competenza osservata alla riflessività professionale. Una formazione che lascia tracce

Le residenziali sembrano così indicare una strada precisa per la formazione nel Sistema Integrato 0–6.

Una strada che richiede molto più lavoro organizzativo rispetto alla tradizionale aula con relatore e proiettore. Occorre scegliere i luoghi. Costruire i setting. Coordinare professionalità differenti. Pensare tempi e transizioni. Prevedere momenti di azione e di silenzio. Collegare ogni esperienza alle competenze. Documentare. Riflettere. Ripensare. Ma proprio questa complessità permette di costruire una formazione capace di lasciare traccia. Ed è probabilmente questa la ragione per cui la passione di Paola Daniela Virgilio per il laboratorio continua a riconfermarsi, edizione dopo edizione, da una provincia siciliana all’altra.

Perché il suo Cantiere Pedagogico non sembra interessato alla ricerca dell’ennesima “bella attività”.

La sfida è diversa. Disegnare condizioni nelle quali le persone possano fare esperienza, interrogarsi, costruire competenze e tornare nei propri contesti professionali con uno sguardo differente. Candele e lanterne, allora, diventano quasi l’immagine simbolica di questo percorso. Non servono ad illuminare tutto.

Servono a rendere visibile qualcosa che, nella luce ordinaria dell’abitudine, rischiavamo di non vedere più. Ed è forse proprio da qui che l’Ambito 27 sta provando a costruire il suo nuovo paradigma: la formazione da attraversare.

9 Settembre 2026

Autore:

redazione


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