PUNTI DI VISTA : «La politica non si inginocchi al linguaggio»
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PUNTI DI VISTA : «La politica non si inginocchi al linguaggio»

Vicky Amendolia “difende” Meloni e attacca il sessismo in Aula

Puntualizzazione d’obbligo: Lei non condivide le scelte del Governo, rivendica di non appartenere alla destra e conferma di voler continuare a fare opposizione politica. Ma proprio per questo – sostiene – il silenzio sarebbe stato un errore.

Con un lungo intervento pubblico che ha acceso il dibattito, VickyAmendolia, segretario nazionale vicario di Socialdemocrazia SD, ha preso posizione a favore della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo le polemiche nate dalle parole pronunciate in Parlamento e dall’utilizzo del termine “ginocchiere” nel confronto politico.

Una presa di posizione che non nasce da un avvicinamento politico, ma da quella che Amendolia definisce una questione di principio.

«Non appartengo alla destra e non ho mai rinunciato, né rinuncerò, a contestare con nettezza le scelte politiche del Governo Meloni quando le ritengo sbagliate – scrive – ma proprio per questo sento oggi il dovere, personale e politico, di esprimere piena solidarietà a Giorgia Meloni».

Per Amendolia il tema va oltre il merito dello scontro parlamentare e riguarda il limite che il linguaggio istituzionale non dovrebbe superare.

«Vi sono limiti che la dialettica politica non può oltrepassare. L’allusione alle “ginocchiere” rivolta a una donna che ricopre la più alta funzione di governo non è una battuta, non è una metafora felice, non è una critica politica: è una caduta volgare, sessista, indegna del Parlamento della Repubblica».

Un passaggio che l’esponente socialdemocratica lega anche a una riflessione sul ruolo delle donne nella vita pubblica.

«La mia solidarietà non nasce da alcuna condivisione politica con Giorgia Meloni. Nasce da un principio più alto: il rispetto dovuto a una donna, a qualunque donna e ancor più a una donna che, piaccia o non piaccia, ha dimostrato capacità, determinazione e intelligenza politica, portandosi al vertice del proprio partito e poi del Governo senza chiedere regali a nessuno».

Ma il ragionamento si allarga ancora. Secondo Amendolia non sarebbe in gioco soltanto il rispetto personale, ma il livello del confronto democratico.

«Giorgia Meloni non rappresenta soltanto se stessa o il suo partito: rappresenta l’Italia. Quando un deputato della Repubblica si esprime in Aula con simili allusioni, non offende soltanto una persona; mortifica il Parlamento, degrada il confronto democratico e consegna all’esterno l’immagine di un Paese incapace di rispettare le proprie istituzioni».

Dopo il primo intervento, il dibattito social si è acceso ulteriormente e Amendolia è tornata sul tema con toni ancora più netti, criticando chi ha tentato di ricondurre l’espressione contestata a una semplice figura retorica.

Con ironia scrive:

«Abbiamo scoperto che non vi era nulla di volgare, nulla di allusivo, nulla di sessista. Era solo una “metafora politica”. Un’immagine alta, quasi dantesca».

Ma subito dopo aggiunge una riflessione che per lei chiude il punto:

«Se una frase deve essere spiegata per ore, difesa con accanimento, contestualizzata e ripulita, forse tanto limpida non era».

Secondo Amendolia il problema non è la durezza della critica politica – che considera legittima – ma il registro utilizzato.

«La lingua italiana offre parole come subalternità, sudditanza, servilismo, appiattimento, dipendenza politica. Tutte espressioni dure, legittime, perfino efficaci. Ma guarda caso si è scelta proprio “ginocchiere”».

Da qui la conclusione, che è anche il messaggio politico che intende lanciare:

«La questione non è difendere Giorgia Meloni in quanto leader di destra. Io la contrasto politicamente e continuerò a farlo. La questione è difendere un principio elementare: una donna, qualunque donna, non si colpisce con allusioni ambigue che odorano di sessismo».

E chiude con una frase destinata a diventare il titolo politico della sua posizione:

«La democrazia non vive solo di voti. Vive anche di decoro, responsabilità, rispetto delle persone e delle istituzioni».

Per Amendolia, insomma, il tema non sono le appartenenze. È il livello del linguaggio pubblico. E il rischio che, nella ricerca dello scontro, sia il decoro istituzionale a fare il primo passo indietro.

 

16 Giugno 2026

Autore:

redazione


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