– di Corrado Speziale –
Sabato scorso, per il Catania Summer Fest, il grande trombettista sardo si è esibito in Piazza Dante con uno dei suoi gruppi storici, al cospetto di un numerosissimo pubblico.
All’ultimo momento, si è registrata la sorpresa dell’assenza del chitarrista Bebo Ferra, egregiamente sostituito da Roberto Cecchetto. Eseguiti brani come sempre ben rivisitati, tratti dal repertorio del gruppo, con l’aggiunta di standard che hanno emozionato il pubblico. Con Fresu e Cecchetto, sul palco Paolino Dalla Porta e Stefano Bagnoli.
“In musica le cose non basta volerle. Devono capitare”, aveva scritto Paolo Fresu riferendosi agli amici musicisti del Devil Quartet, uno dei suoi gruppi più longevi, nella sua prima imperdibile autobiografia “Musica dentro”, (Feltrinelli, 2009).
Adesso, è proprio il caso di abbinare questa frase alla circostanza imprevista che ha “accompagnato” il quartetto alla vigilia dell’evento catanese, di sabato scorso: Bebo Ferra, storico chitarrista del gruppo, anima sarda come Paolo Fresu, viene colpito da una improvvisa influenza che lo costringe a fermarsi nella sua Cagliari. Cosicché, più che un “piano”, a meno di 48 ore dall’evento, ecco scattare una chitarra d’emergenza: Roberto Cecchetto, nel tempo record della notte e del mattino, si immerge nel variegato e accogliente “mare” di note, improvvisazioni jazz e posture fusion che hanno fatto la storia ultraventennale del gruppo, e grazie alla passione, all’impegno e a un grande spirito di applicazione, ne viene fuori una sfida straordinaria, tradotta in una novità senza precedenti.
Roberto Cecchetto “doveva capitare”, per l’appunto, rendendo il concerto catanese unico, originale e particolarmente intrigante. “Ha imparato i brani con una naturalezza che è propria dei grandi”, ha detto Paolo Fresu in apertura, riferendosi all’ospite speciale. E chissà se aggiornando quella biografia, o in altro contesto similare, il nostro trombettista, che oltre a frequentare con successo i palcoscenici di tutto il mondo sa anche scrivere e far sognare, possa citare questa avventura intrisa di arte musicale, amicizia ed empatia, peraltro consumata in una piazza importante come quella di Catania.
Qui l’attesa era grande, perché del Devil Quartet, da queste latitudini, a fronte delle numerosissime presenze di Paolo Fresu, amatissimo in questo lembo di Sicilia, non si ricordano esibizioni, quantomeno recenti.
A Messina il gruppo si esibì nel 2014. Allora, proprio Bebo Ferra fu protagonista di un siparietto a fine concerto con il grande, da poco compianto Ralph Towner, presente tra il pubblico per assistere al concerto. Allora, il chitarrista americano si complimentò con il più giovane collega sardo per l’interpretazione di Satisfaction.
Il concerto di sabato scorso, organizzato nell’ambito del Catania Summer Fest 2026, si è svolto in Piazza Dante Alighieri, dinanzi al sagrato della chiesa di San Nicolò l’Arena ed a un pubblico numerosissimo e particolarmente ispirato che ne gremiva ogni settore.
Con il nuovo innesto, la formazione è dunque aggiornata con Paolo Fresu, tromba, flicorno ed effetti; Roberto Cecchetto, chitarra; Paolino Dalla Porta, contrabbasso e Stefano Bagnoli, batteria. Luci e suono, come consuetudine, sono stati affidati a Luca Devito e Fabrizio Dall’Oca.
“Siamo felici di essere a Catania, una città che amiamo, amiamo le persone che la abitano e che la respirano, dove abbiamo tantissimi amici. Sono sardo e stasera mi manca la controparte, Bebo…Spero comunque di rappresentare bene la nostra insularità di cui siamo
fieri, con la cultura alta che contraddistingue la Sicilia e la Sardegna, nonostante le nostre difficoltà”, ha detto Paolo Fresu rivolgendo il saluto al caloroso pubblico che lo ha atteso sin dalle prime ore della serata.
“Ambre”, da Carpe Diem, datato 2017, Tŭc Music, è stato il brano d’apertura della serata. Una ballad tradotta dall’acustico all’elettrico che cresce d’intensità assecondando la sua straordinaria poesia. Il flicorno e la chitarra, già alla prima, innalzano il dialogo su quote notevoli, per un finale in dissolvenza che regala effetti emozionanti.
Per chi ama il Devil, “Moto perpetuo”, tra i brani simbolo di Stanley Music, Blue Note, 2007, non può che accenderne gli animi. Flicorno ed effetti trascinano la piazza nel cuore di un jazz rock pulsante per ritmi e contenuti. Dopodiché, chi vi ha letto brevi citazioni di “A Love Supreme”, può ritenersi doppiamente soddisfatto…Il brano, già straordinario in sé, si arricchisce di ulteriori elementi propri della visione del mondo di Paolo Fresu, che col suo strumento, oltre a regalare magnifiche note musicali, regala “respiri” d’umanità.
“Era nato come colonna sonora di un piccolo documentario che si doveva intitolarsi la sindrome di Sant’Erasmo – sottolinea il trombettista – Poi il titolo
è cambiato e il documentario si intitola “Percorsi di Pace”. In tempi non tanto sospetti, parlava del sogno di far vivere un gruppo di giovani palestinesi e israeliani per 15 giorni nella piccola isola vicino a Venezia. Il sogno si è avverato, quella esperienza è stata filmata ed è diventato un documentario del regista Ferdinando Vicentini Orgnani che mi ha chiesto di scrivere le musiche. Sembra che non sia cambiato molto, ma il fatto di provare almeno a sognare una società migliore, è già una cosa magnifica…”
In “Lines”, firmato Paolino Dalla Porta, tratto da Carpe Diem, l’interplay del Devil assume dimensioni potenti. L’inizio è un assolo di Stefano Bagnoli, poi il jazz elettrico si snoda magnificamente dalle dita di Roberto Cecchetto per accogliere un flicorno carico d’energia e di fraseggi di Paolo Fresu, che fa vibrare il suo ottone sulle pluricentenarie pietre del sagrato di San Nicolò l’Arena, che il trombettista percorre scalzo.
C’è circolarità di suoni ed emozioni. Il luogo restituisce calore umano ed atmosfere di rara intensità. Sensazioni che culminano in “E se domani”, ballad ormai entrata negli annali degli standard del jazz, proposta magnificamente da Fresu e Devil, con Cecchetto e Dalla Porta che emanano note di qualità.
Il trombettista di Berchidda scende le scale e regala un “tu per tu” ad una bimba con bacio a distanza e sorriso finale. Una dedica al futuro, fortissima, dolcissima.
Nell’anno di Miles Davis, cui Paolo Fresu per il centenario sta regalando eventi indimenticabili, non poteva mancare un riferimento al genio di Alton. “My Man’s Gone Now” da “Porgy and Bess” di Gershwin, in una versione simile a quella che il trombettista americano incise in “We Want Miles!”, esalta doti, tendenze ed affinità del quartetto, in una fusion forte e introspettiva, che renderà il brano tra i più belli della serata.
A seguire, saranno note di riconoscenza e gratitudine, quelle dedicate a “Giulio Libano”, trombettista, vibrafonista, direttore d’orchestra e arrangiatore. “Uno dei grandi lavoratori della musica, una figura centrale non solo nel jazz ma in tutta la musica italiana. Ho avuto la fortuna di avere un mio disco arrangiato da lui ed è stata una delle esperienze più intense della mia vita”, ha detto Fresu introducendo il brano, scritto da Stefano Bagnoli, tratto da Carpe Diem: una traccia dall’anima leggera ma dai significati profondi, fondata e ben articolata sul lavoro di tutto l’ensemble.
“Un posto al sole”, da Carpe Diem, nasce come sigla per una trasmissione sull’annosa questione occupazionale dell’Alcoa, ma Fresu, in linea con le splendide prerogative della sua Isola, riesce a trasformare “Un posto all’Alcoa” in qualcosa di veramente speciale. Le inflessioni “davisiane” rendono il
brano oltremodo entusiasmante, arricchito da effetti in un sound crescente e intrigante. Il finale chitarra – flicorno, con suono circolare ed effetti, è straordinario.
Il rientro è “Inno alla vita”, transitato da Songlines / Night & Blue del Quintet, Tŭc Music, 2010 a Carpe Diem. L’occasione era la nascita del figlio Andrea, oggi diciottenne, ma la dedica della serata è a tutti i bimbi e le bimbe del mondo. A completare il quadro delle dediche e degli auguri in una serata speciale, ha coinciso il settantesimo compleanno di Paolino Dalla Porta.















