SITU FESTIVAL – Brolo diventa materia d’arte: il paese si racconta attraverso gli occhi degli artisti
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SITU FESTIVAL – Brolo diventa materia d’arte: il paese si racconta attraverso gli occhi degli artisti

Dal bunker allo Scoglio del Pianto, dalla stazione al Castello, dal mare alla memoria dell’emigrazione: la settima edizione entra nel vivo. Dal 28 al 30 agosto la restituzione pubblica di una residenza che ha trasformato il paese in un grande laboratorio contemporaneo

da giorni il paese non viene utilizzato come semplice scenografia, ma studiato, attraversato e, in qualche modo, reinterpretato.

Forse, per capire davvero cosa sta accadendo in questi giorni a Brolo, bisogna dimenticare per un momento la parola “festival”. Perché SITU non comincia il 28 agosto con l’inaugurazione ufficiale e non finisce semplicemente il 30 con l’ultimo appuntamento in programma. È già cominciato.

È cominciato il 17 agosto, quando gli artisti sono arrivati a Brolo e hanno iniziato a camminare per il paese, entrarne nei luoghi, ascoltarne le storie, raccogliere materiali, incontrare persone.

Fino al 27 agosto quella che precede il festival vero e proprio è infatti una residenza artistica: dieci giorni nei quali il paese non viene utilizzato come semplice scenografia, ma studiato, attraversato e, in qualche modo, reinterpretato. Ed è probabilmente qui che sta la differenza.

Perché di manifestazioni estive che utilizzano piazze, castelli e lungomari come contenitori ce ne sono molte. SITU prova invece a rovesciare il rapporto: non porta semplicemente l’arte dentro un luogo, ma chiede all’opera di nascere da quel luogo.

Il nome stesso lo dichiara. “SITU”, in latino come in siciliano, rimanda al luogo. E la settima edizione del progetto nato nel 2020 da un’idea dell’artista Nicola Tineo e promosso dall’A.P.S. Zona Blu trova quest’anno a Brolo un territorio particolarmente fertile: mare e ferrovia, castello e bunker, pesca ed emigrazione, guerra e memoria popolare, leggende, religiosità e trasformazioni sociali e non ultima la villa, quella disegnata da Mauro Cappotto, ricca di simboli, storie e racconti. Materiale che normalmente appartiene alla storia locale e che, per alcuni giorni, diventa materia artistica.

Brolo non fa da sfondo. Entra nelle opere

È questo l’aspetto più interessante della manifestazione. Chi visiterà le installazioni dal 28 agosto non troverà opere semplicemente trasportate da una galleria e collocate a Brolo. Troverà lavori che, almeno nelle intenzioni degli artisti, non potrebbero essere esattamente gli stessi in un altro paese.

Mario Valenti, artista siciliano originario di Patti, parte ad esempio da un episodio della storia che Brolo conserva quasi sottotraccia: lo sbarco alleato del 1943 durante l’Operazione Husky.  Il suo lavoro prende forma sul lungomare attraverso immagini realizzate utilizzando anche l’acqua del mare e sculture di tartarughe Caretta caretta associate ai calchi degli elmetti della Seconda guerra mondiale. Due immagini apparentemente lontanissime: la tartaruga, il Mediterraneo, la natura; dall’altra parte l’elmetto, la guerra, l’occupazione militare.

Eppure è proprio quella contraddizione a costruire il significato dell’opera. La spiaggia sulla quale oggi si passeggia, si prende il sole e si gioca è stata anche luogo di guerra. Il confine tra pace e conflitto, sembra suggerire il lavoro, è molto meno solido di quanto siamo abituati a pensare.

Non è un tema astratto. Nel momento storico che stiamo attraversando, quella memoria del 1943 torna improvvisamente contemporanea.

La stazione, i muri e le cose che normalmente non guardiamo

Completamente differente è il lavoro di Buse Gümüstürkmen, artista visiva e architetta turca. Durante la sua permanenza ha utilizzato uno scanner portatile per “campionare” Brolo: superfici della stazione ferroviaria, del bunker, del Castello, della biblioteca, della costa. Muri, abrasioni, residui, tracce. Quello che normalmente attraversiamo senza vedere diventa immagine.

A queste scansioni l’artista associa carta prodotta a mano, materiali organici raccolti sul posto, acqua di mare, olio d’oliva e scorze di limone. Ne nascono organismi sospesi collocati proprio nella sala d’attesa della stazione. Il titolo è “Marginal Organism”.

La scelta della stazione non è casuale. Una sala d’attesa è per definizione un luogo nel quale si sta senza appartenere completamente: si arriva, si parte, si aspetta. E una stazione ferroviaria di un piccolo centro siciliano porta inevitabilmente con sé anche altri significati. Partenze, ritorni, migrazioni, distanze.

Dentro il bunker arrivano i “pacchi da giù”

Quella dell’emigrazione è una delle suggestioni più forti anche nel lavoro di Dilan Perişan, artista curda che vive e lavora a Bologna. La sua installazione, “Passing Through”, entra nell’ex bunker di Brolo. Qui compaiono delle scatole di cartone contenenti piante e materiali raccolti nel territorio. Sono i “pacchi da giù”.

Chi ha avuto un familiare emigrato al Nord – ma anche un figlio ai nostri giorni che studia nell euniversità d’Italia –  sa perfettamente cosa significa quell’espressione: scatole piene di olio, conserve, salumi, formaggi, biscotti, prodotti dell’orto. Dentro non viaggiava semplicemente del cibo. Viaggiava un pezzo di casa. Perişan mette questa memoria in relazione con un luogo nato invece per proteggere dalla guerra. Dalle scatole arrivano anche registrazioni dei bambini che oggi giocano sulla spiaggia di Brolo. Il presente entra così fisicamente in uno spazio costruito durante il conflitto mondiale. Il bunker smette per qualche momento di essere un reperto dimenticato e torna ad avere una voce.

Da un lato le persone costrette a partire per cercare altrove il proprio futuro, dall’altro chi si nascondeva per sopravvivere alle bombe. In mezzo c’è il concetto del passaggio: corpi che arrivano, partono, attraversano luoghi e li modificano.

Lo Scoglio del Pianto, Maria La Bella e l’ultimo pescatore

SITU entra anche nella memoria più profondamente brolese. Federica Vesprini lavora sulla leggenda di Maria La Bella, la figura femminile legata al Castello e allo Scoglio del Pianto. La sua installazione, “Antistante”, intreccia pittura, suono e materiali legati alla pesca. Lunghe trecce di canapa richiamano i capelli della protagonista della leggenda, ma anche corde, reti e gesti appartenuti per generazioni alla comunità dei pescatori. Il lavoro è dedicato a Nino, uno degli ultimi pescatori di Brolo.

Ed è forse uno dei passaggi che meglio chiarisce il senso dell’intero progetto. La memoria non è soltanto quella contenuta nei libri o nelle lapidi. Esiste una memoria fatta di persone, mestieri, parole, gesti. E scompare molto più velocemente di un monumento.

Raccoglierla mentre esiste ancora significa trasformare l’arte contemporanea anche in uno strumento di documentazione.

Il Castello diventa un organismo

Anche JingYun Wang incontra la storia del Castello. La sua opera, “Draped Skin”, utilizza materiali recuperati nel territorio: mattoni, pietre, reti da pesca, tessuti. Il Castello non viene interpretato come una struttura immobile, congelata nella propria monumentalità, ma quasi come un corpo. Le mura sono una pelle. Conservano ferite, trasformazioni, aggiunte, sottrazioni. Trattengono il tempo e contemporaneamente lo lasciano passare.

Ancora una volta ritorna Maria La Bella, ma senza l’obbligo di raccontarne letteralmente la leggenda. La storia diventa suggestione, materiale da ricomporre, frammento.

Le donne dei Nebrodi e quello che non veniva detto

Poi c’è la Biblioteca Comunale. Qui Selene Pierini porta “Le radici del non detto”, un progetto che amplia lo sguardo da Brolo all’intero patrimonio antropologico dei Nebrodi. Al centro ci sono le donne, le pratiche di cura e guarigione, i saperi tramandati quasi sempre oralmente.

Conoscenze che per molto tempo non hanno avuto la dignità della storia ufficiale e che proprio per questo rischiano di scomparire. Pierini costruisce un libro d’artista tridimensionale nel quale scrittura, poesia e installazione si intrecciano. Il “non detto” diventa contemporaneamente memoria rimossa e forma di resistenza.

Anche la scelta della biblioteca acquista così un significato preciso: nel luogo destinato per eccellenza alla conservazione della conoscenza entrano saperi che nei libri, spesso, non sono mai arrivati.

C’è anche una Brolo da ascoltare

Particolarmente interessante è infine il progetto Radio SS113, firmato da Giulio Bordonaro, Raffaella Campanella, Mac Tire e Manfredi Forte.

La Statale 113 viene letta non soltanto come infrastruttura ma come una lunga linea sonora che accompagna la costa settentrionale della Sicilia. Da una parte il Tirreno. Dall’altra automobili, paesi, ferrovia, vento, attività umane. Al Castello di Brolo nascerà una nuova stazione d’ascolto permanente collegata con quella già esistente a Trabia. Sarà possibile ascoltare e confrontare in tempo reale due differenti tratti della stessa costa attraverso una trasmissione audio e un’installazione interattiva. Ed è significativo che, tra tante opere inevitabilmente effimere, questa lasci qualcosa.

Una piccola infrastruttura culturale permanente. Il progetto Radio SS113 ha peraltro già raggiunto un contesto di rilievo internazionale, essendo stato presentato alla XIX Biennale di Architettura di Venezia all’interno della mostra “Terrae Aquae” del Padiglione Italia.

Dal 28 agosto il laboratorio si apre al pubblico

Tutto questo lavoro verrà restituito al pubblico da venerdì 28 agosto, quando alle 17.30, nella Sala Rita Atria di via Marina, prenderà ufficialmente il via la settima edizione. Da quel momento Brolo diventerà una mostra diffusa.

Castello, bunker, Piazza Archimede, La Senia, Moletto del lungomare, Biblioteca Comunale, Palacultura, Iannello, stazione ferroviaria e Palatenda compongono una geografia che invita il visitatore a muoversi.

Non dunque una sala espositiva da raggiungere, visitare e lasciare, ma un percorso nel paese.  Il venerdì, dopo il momento inaugurale e il dialogo con Mauro Cappotto e Manuela García, alle 19 partirà dalla Sala Rita Atria il primo tour guidato delle mostre. Seguiranno la performance T.I.N.A. di Dara Siligato e, in serata, Artificial Dreams, performance sonora di Vittorio Auteri, prima del dj set.

Sabato 29 agosto il programma si sposta ancora di più sul terreno della parola, dell’ascolto e della partecipazione. Si parlerà dell’Antigruppo siciliano con Simona Squadrito e Vito Ancona e seguirà “Per un’idea di antigruppo”, listening session che rielabora in chiave sonora alcuni testi della stagione dell’Antigruppo. Poi il cibo diventerà linguaggio artistico con “Comida” di Maria Fernanda Ordóñez: cucina collettiva e cena condivisa utilizzate come strumenti di incontro e scambio. La serata terminerà al Castello con un Secret Dj Set. 

Domenica 30 agosto ci sarà un nuovo tour delle mostre e, alle 22.30, “Precipitato triattico. Un’impresa narrativa”, proiezione guidata e performata di Compagnia Gerunda, seguita dall’intervento sonoro di Raffaele Greco. Alle 23.30 la chiusura del festival.

Ma SITU è già iniziato al Cineteatro

C’è poi un’altra ragione per cui parlare di manifestazione “in arrivo” sarebbe riduttivo. Il Fuori Festival cinematografico è già in corso. La programmazione curata da Compagnia Gerunda ha accompagnato la residenza con una selezione cinematografica coerente con i temi dell’intero progetto. Dopo Il mondo perduto di Vittorio De Seta e gli appuntamenti dedicati a Franco Piavoli, questa sera, 26 agosto, al Cineteatro è in programma “Primula Rossa” di Franco Jannuzzi.

Domani, 27 agosto, sarà invece proiettato “I quindici del birrificio di Messina” di Alessandro Turchi. La rassegna tornerà poi domenica 30 con Precipitato Triattico.

Il punto non è capire se un’opera “piace”

L’arte contemporanea porta sempre con sé una domanda che puntualmente ritorna: piace o non piace? Se la porranno anche i Brolesi, ma certamente è un bel punto di partenza. Un seminare verso il futuro. Ma forse, nel caso di SITU, non è neppure la domanda più interessante.

Un’installazione può convincere o lasciare perplessi. Può emozionare oppure sembrare distante. È legittimo. Il valore di un progetto del genere va cercato anche altrove: nella capacità di costringerci a guardare luoghi familiari da una prospettiva che non avevamo considerato.

Il bunker che migliaia di persone hanno oltrepassato diventa racconto dell’emigrazione. La stazione diventa archivio di superfici e attese. Una corda da pesca entra nella leggenda di Maria La Bella. Il rumore della Statale 113 diventa paesaggio sonoro. Un tratto di spiaggia riporta al 1943. Il Castello non è più semplicemente una fotografia da cartolina, ma materia che invecchia e conserva memoria.

È in questo passaggio che SITU può lasciare qualcosa a Brolo. Non necessariamente un monumento. Piuttosto uno sguardo. Per alcuni giorni persone arrivate dalla Turchia, dalla Cina, da Bologna, dalle Marche, dalla Sicilia e da esperienze artistiche differenti hanno osservato il paese senza possedere quella consuetudine che inevitabilmente rende invisibili le cose a chi le vede ogni giorno. E le loro emozioni le stanno restituendo ai brolesi trasformate.

L’Augurio

È probabilmente questa la scommessa più interessante della settima edizione: fare in modo che Brolo, per tre giorni, non sia il posto dove si svolge un festival, ma diventi esso stesso il festival. Con le sue storie belle e quelle dolorose, il mare e la guerra, chi è rimasto e chi è partito, le leggende e i mestieri che scompaiono. Un paese che diventa opera senza smettere di essere paese. E forse è proprio questo il significato più autentico di quella parola: SITU. Luogo. Speriamo bene dando plauso all’amministrazione cominale che ha “sposato” questo progetto…

SITU FESTIVAL IN PILLOLE

Artisti in residenza

Mario Valenti

Dilan Perişan

Buse Gümüstürkmen

Wang JingYun

Federica Vesprini

Selene Pierini

Radio SS113, collettivo composto da: Giulio Bordonaro, Raffaella Campanella, Gabriele d’Italia, aka Mac Tire, Manfredi Forte

Da citare anche Cristina Rossillo.

Progetti speciali, performance e artisti ospiti

Nicola Tineo, artista, ideatore e direttore artistico di SITU Festival

Mauro Cappotto, coinvolto nel progetto Common Index e nel talk inaugurale

Common Index, collettivo/progetto collaterale

Manuela García, artista coinvolta nel progetto La Stanza della Seta e nel dialogo inaugurale

Dara Siligato, protagonista della performance T.I.N.A.

Vittorio Auteri, autore della performance sonora Artificial Dreams

Maria Fernanda Ordóñez Pinzón, protagonista di Comida, workshop di cucina collettiva, performance e cena condivisa

Raffaele Greco, protagonista dell’intervento sonoro conclusivo

Compagnia Gerunda, impegnata nella programmazione cinematografica del Fuori Festival e in Precipitato triattico. Un’impresa narrativa

Protagonisti degli incontri e della ricerca sonora

Simona Squadrito, curatrice/presentatrice dell’incontro dedicato all’Antigruppo siciliano

Vito Ancona, in dialogo con Simona Squadrito

Floriana Grasso

Livio Lombardo

Gianmarco Castro, autori della composizione sonora Per un’idea di antigruppo

Melo Motta, coinvolto nella listening session

Autori e registi del Fuori Festival cinematografico

La rassegna cinematografica collegata a SITU porta inoltre a Brolo opere di:

Vittorio De Seta

Franco Piavoli

Claudio Casazza

Luca Ferri

Franco Jannuzzi

Alessandro Turchi

Raffaele Greco e Compagnia Gerunda

Il team del festival

Nicola Tineo – direttore artistico

Viola Lo Monaco – public program

Francesca De Chiara – comunicazione e public program

Ilaria Alliolì – assistente curatrice

 

26 Agosto 2026

Autore:

redazione


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