Da Brolo a Patti, il verde pubblico torna al centro del confronto.
Due vicende diverse, due interventi distinti, ma una stessa domanda che attraversa il dibattito: quando un albero adulto può essere sacrificato e quali verifiche devono precedere una scelta destinata a modificare per decenni il paesaggio urbano?
A Brolo a riaprire la discussione è Irene Ricciardello, che torna sulla vicenda della Villa comunale. Lo scorso marzo aveva manifestato perplessità sull’abbattimento di alcuni pini, anche molto vecchi, e sulla scelta di sostituirli con magnolie già sviluppate, alte oltre sette metri. Oggi, dopo la morte di alcune delle nuove piante, Ricciardello riprende quelle osservazioni. «Il tempo mi ha dato ragione, ma avrei davvero preferito non averla», scrive, ricordando di avere allora richiamato l’attenzione sui rischi connessi al trapianto di alberi di grandi dimensioni e sul conseguente stress vegetativo. Il punto, precisa, non è rivendicare un “lo avevo detto”, quanto riportare la questione sul terreno delle scelte amministrative e tecniche. «Quelle perplessità non erano polemiche, ma riguardavano una scelta che avrebbe meritato valutazioni tecniche e una visione di lungo periodo».
Nel ragionamento entra anche l’aspetto economico. I pini eliminati avevano impiegato decenni per raggiungere quelle dimensioni e adesso, sostiene Ricciardello, la perdita di alcune magnolie potrebbe determinare ulteriori interventi e nuovi costi per il Comune.
Da qui una considerazione che va oltre il singolo episodio: «Il verde pubblico non è un elemento decorativo da sostituire ogni volta che qualcosa non piace o non funziona. È patrimonio della comunità. E come tale va tutelato, con prudenza e lungimiranza».
Pochi chilometri più avanti, a Patti, la questione si pone prima che le motoseghe entrino in azione. Il Comitato “Non sono indifferente”, attraverso Giuseppina Mammola, ha indirizzato al sindaco Gianluca Bonsignore una richiesta urgente per sospendere il previsto abbattimento di circa trenta pini in via Aldo Moro, in contrada San Giovanni.
Si tratta di alberi adulti presenti da decenni e ormai parte del paesaggio della zona. Il Comitato non chiede semplicemente di cancellare l’intervento, ma di fermarlo temporaneamente per conoscere le ragioni tecniche poste alla base degli abbattimenti e verificare se esistano alternative progettuali capaci di conciliare la sicurezza con la conservazione, almeno parziale, del patrimonio arboreo. «Riteniamo urgente e non più rinviabile la sospensione di qualsiasi operazione di abbattimento», si legge nella nota, nella quale viene richiesta la disponibilità della documentazione tecnica riguardante lo stato degli alberi e l’intervento programmato.
Il Comitato sostiene inoltre che l’eventuale competenza o finanziamento regionale dell’opera non possa escludere il ruolo dell’Amministrazione comunale nella tutela del territorio. Nella nota vengono richiamati anche l’articolo 40 del Codice penale e la normativa europea sul ripristino della natura, riferimenti attraverso i quali i promotori intendono rafforzare la richiesta di una verifica preventiva. La loro applicabilità concreta alla vicenda dovrà naturalmente essere valutata sulla base degli atti e delle effettive competenze amministrative.
Quattro, in sostanza, le richieste avanzate: fermare gli abbattimenti prima dell’inizio dei lavori, rendere disponibile la documentazione tecnica, verificare eventuali modifiche progettuali e convocare un incontro con il Comitato e le associazioni naturalistiche interessate.
«Questa è un’occasione per dimostrare che un’opera pubblica può essere realizzata senza considerare la natura come un ostacolo da rimuovere», è l’appello rivolto al sindaco di Patti.
Brolo racconta dunque ciò che accade dopo una trasformazione del verde urbano; Patti apre il confronto su ciò che potrebbe accadere prima. Ed è forse proprio questa la relazione più interessante tra le due vicende.
Le vicende di Brolo e Patti finiscono così per porre una questione che interessa molti comuni dei Nebrodi: il verde urbano deve essere considerato parte dell’arredo oppure una vera infrastruttura della città? Irene Ricciardello offre la sua risposta parlando di «patrimonio della comunità». Il Comitato pattese chiede invece che, prima di intervenire su trenta pini cresciuti nell’arco di decenni, si dimostri che non esista un’altra strada.
I due fronti del dibattito:
Chi spinge per i lavori: Cittadini che chiedono la riqualificazione della via, stanchi dei disagi legati alla manutenzione e alla viabilità.
Chi difende gli alberi: Il Comitato “Non sono indifferente” sottolinea che sicurezza e tutela ambientale non si escludono a vicenda.













