– di Saverio Albanese –
Il regista e sceneggiatore alla presentazione della fase finale di Miss Italia 2026, nell’anno degli 80 anni del nome del Concorso: «Ha raccontato i cambiamenti del gusto e dell’estetica italiana. La bellezza oggi è più aperta alle nuove influenze culturali».
ROMA– Ottant’anni di Miss Italia significano anche ottant’anni di trasformazioni del costume, dell’estetica e della società italiana. Un percorso che Enrico Vanzina, regista, sceneggiatore e scrittore, osservatore privilegiato dei cambiamenti del Paese, legge attraverso la storia del Concorso e il suo rapporto con il cinema.
Ospite della conferenza stampa di presentazione della fase finale di Miss Italia 2026, nell’anno in cui il Concorso celebra gli 80 anni del nome “Miss Italia”, Vanzina individua proprio nella capacità di attraversare epoche diverse una delle ragioni della sua longevità: «Miss Italia rappresenta un marchio insostituibile legato alla celebrazione della bellezza italiana. Questo marchio ha contribuito ad analizzare, in chiave sociologica, antropologica e culturale, i vari cambiamenti del gusto e dell’estetica italiana. Miss Italia è lo specchio della società italiana che si trasforma».
–Una bellezza che cambia insieme al Paese
La trasformazione riguarda anche il concetto stesso di bellezza. Vanzina, che per due volte ha presieduto la giuria di Miss Italia, parte dalla propria esperienza nel Concorso per descrivere un cambiamento ormai evidente nella sensibilità del pubblico e nella società italiana. «Ho avuto l’onore di fare per due volte il presidente della giuria di Miss Italia e questo mi ha spinto a riflettere sul senso della bellezza italiana. Credo che, già da qualche anno, il modello di una bellezza “tutta italiana” si sia trasformato. Oggi la bellezza è “meticcia”, perché tiene conto di canoni estetici approdati nella sensibilità del nostro Paese. È una bellezza più aperta alle nuove influenze culturali, a mondi nuovi con i quali conviviamo quotidianamente».
È una lettura che va oltre l’estetica e riguarda il modo in cui l’Italia si è trasformata nel tempo. Per Vanzina, Miss Italia ha saputo accompagnare questo cambiamento, mantenendo una propria riconoscibilità ma aprendosi a sensibilità e modelli diversi.
–Il cinema, un legame che continua
C’è poi un rapporto che accompagna praticamente tutta la storia di Miss Italia: quello con il cinema.
«Miss Italia ha sempre rappresentato un punto di riferimento per il cinema italiano. Credo che questo punto di riferimento continuerà ad esistere anche nel futuro».
Un legame che, per la famiglia Vanzina, diventa anche storia personale. Enrico ricorda Enzo Mirigliani, patron che per decenni ha guidato Miss Italia, e riannoda il filo con il padre Steno, uno dei grandi protagonisti della commedia italiana. «Ho un bellissimo ricordo di Enzo Mirigliani: un uomo speciale, gentile, intelligente e tenace, che ho avuto il piacere di conoscere bene. Penso che anche mio padre Steno lo avesse conosciuto tanti anni fa».
Proprio il cinema di Steno incrociò più volte donne passate attraverso l’universo di Miss Italia. Vanzina ricorda Fulvia Franco in Totò a colori, la giovanissima Sophia Loren in Un giorno in pretura e Gina Lollobrigida, protagonista con Aldo Fabrizi di Vita da cani.
Sono nomi che restituiscono il legame tra il Concorso e lo spettacolo italiano, un rapporto proseguito poi nel cinema dei fratelli Vanzina e, più in generale, nella storia della televisione e del cinema del nostro Paese.
–Le Miss, tra cinema e televisione
Nel suo racconto, Enrico Vanzina cita una lunga galleria di protagoniste che hanno incrociato il Concorso, tra cui Martina Colombari, Federica Moro, Anna Falchi, Christiane Filangieri, Maria Grazia Cucinotta, Simona Ventura, Serena Autieri, Alba Parietti e Stefania Sandrelli.
Un elenco che, al di là dei singoli percorsi, racconta quanto Miss Italia abbia rappresentato nel tempo un punto di incontro tra bellezza, talento e mondo dello spettacolo.
Ci sono infine le Miss che Vanzina ricorda direttamente dalla propria esperienza in giuria. «Io personalmente ho fatto vincere Anna Valle e Francesca Chillemi e ho scelto Elisa Isoardi come Miss Cinema».
«Oggi servono talento e soprattutto intelligenza»
Ottant’anni dopo la nascita del nome Miss Italia, però, cosa deve avere una ragazza per rappresentare il Concorso nel 2026?
Per Vanzina la risposta va decisamente oltre l’aspetto estetico. «Serve naturalmente il talento. Ma soprattutto l’intelligenza. Servivano anni fa. Servono ancora oggi».
È forse in queste parole che gli ottant’anni del nome Miss Italia trovano il collegamento più diretto con il presente. La bellezza cambia insieme alla società, si apre a nuovi modelli e nuove culture, mentre talento e intelligenza restano qualità destinate a non passare di moda.






