Agorà Sud. Il convegno di Capo d’Orlando non rappresenta un punto di arrivo. Per Alessandra Pidalà, tra le principali artefici organizzative di Agorà Sud – Il Luogo del Dialogo del Mezzogiorno, è piuttosto l’inizio di un percorso che dovrà trasformare il confronto di questi giorni in proposte, relazioni stabili e azioni concrete.
Dietro l’evento promosso da Quater c’è stato un lungo lavoro di preparazione.
Alessandra Pidalà ha tessuto una rete articolata di rapporti con istituzioni, enti pubblici, università, imprese, patrocinatori e sponsor, costruendo attorno al progetto un sistema di interlocutori destinato a non esaurirsi con il convegno. Oggi arriva la soddisfazione per il risultato raggiunto. Ma lo sguardo è già rivolto alla fase successiva: la costruzione dell’Agenda Agorà Sud.
L’INTERVISTA
Alessandra Pidalà, dopo tanto lavoro organizzativo, che sensazione resta?
«Sicuramente una grande soddisfazione. Dietro Agorà Sud ci sono stati mesi di lavoro, contatti e confronto. Abbiamo cercato di coinvolgere soggetti diversi perché volevamo che questo progetto mettesse radici nel territorio attraverso azioni condivise, anziché esaurirsi in una serie di interventi congressuali. Istituzioni, università, imprese, professionisti e giovani ora hanno uno spazio per incontrarsi e dare continuità ai progetti avviati».
È questa la differenza che volete imprimere ad Agorà Sud?
«Sì. Non volevamo organizzare soltanto un momento di dibattito, ma avviare un vero laboratorio progettuale per il futuro del Mezzogiorno. Agorà significa proprio questo: un luogo nel quale esperienze e competenze differenti si incontrano. L’efficacia e il valore della rete che abbiamo costruito saranno misurati attraverso indicatori di performance chiari, basati sull’impatto reale e sulla concretezza dei progetti: misureremo il nostro valore in base ai traguardi concreti e alle azioni che realizzeremo a partire da oggi»
Il tema scelto per l’avvio del progetto, “Il diritto a restare in un territorio che cresce”, mette al centro una delle questioni più difficili per il Sud: la perdita di giovani e competenze.
Il “diritto a restare” rischia spesso di rimanere uno slogan. Come può diventare una possibilità reale?
«Creando le condizioni perché restare sia una scelta e non una rinuncia. Il diritto a restare non deve essere un’utopia. Significa avere opportunità professionali, servizi efficienti, infrastrutture, formazione, innovazione e una Pubblica Amministrazione capace di accompagnare lo sviluppo. Dobbiamo soprattutto ascoltare i giovani e renderli protagonisti delle decisioni che riguardano il loro futuro».
Da qui nasce l’idea di trasformare quanto emerso a Capo d’Orlando in un documento programmatico.
Il prossimo passaggio sarà dunque l’Agenda Agorà Sud?
«Esattamente. Tutti gli spunti, le riflessioni e le strategie emerse dal confronto confluiranno nell’Agenda Agorà Sud. Vogliamo costruire un documento concreto, capace di mettere insieme problemi, proposte e possibili soluzioni. Dalle parole dobbiamo passare alle azioni».
L’orizzonte guarda già oltre il PNRR. La riflessione proposta da Quater punta infatti alla programmazione europea 2028-2034, con una domanda di fondo: cosa accadrà quando terminerà la stagione straordinaria del Next Generation EU?
Per Pidalà è necessario superare una concezione del Mezzogiorno come territorio chiamato prevalentemente a spendere risorse disponibili.
Dal PNRR alla nuova programmazione europea: quale dovrebbe essere il salto di qualità?
«Dobbiamo passare dalla spesa alla strategia. Il Sud non può essere considerato semplicemente un territorio destinatario di finanziamenti. Deve riuscire a programmare, progettare e individuare le proprie priorità. La programmazione 2028-2034 può diventare un passaggio decisivo se saremo capaci di arrivarci preparati».
I temi individuati sono numerosi: transizione digitale ed ecologica, infrastrutture materiali e immateriali, competitività delle PMI, ricerca, innovazione, ZES, riduzione dei divari territoriali e sociali. Ma al centro resta il capitale umano.
Università e giovani avranno quindi uno spazio specifico?
«Devono averlo. Università, studenti, dottorandi, ricercatori e startup non possono essere invitati soltanto ad assistere. Devono partecipare alla costruzione delle proposte. Una delle prospettive sulle quali vogliamo lavorare è proprio una piattaforma stabile di confronto tra giovani e istituzioni».
Anche la presenza delle imprese e degli sponsor assume, nella visione del progetto, un significato che va oltre il sostegno economico all’iniziativa.
Le aziende già radicate sul territorio costituiscono un patrimonio inestimabile di competenze e visione. Per questa ragione, il progetto ha riservato loro un ruolo di primo piano, durante i lavori svolti lo scorso 12 Settembre, nel panel “Radici forti, imprese di successo: le loro voci”, trasformando la loro presenza in una testimonianza attiva e in un pilastro della progettazione futura.
La rete costruita intorno ad Agorà Sud continuerà?
«È uno degli obiettivi principali. Ringrazio personalmente e a nome di Quater tutti coloro che hanno deciso di diventare stakeholder del progetto. La partecipazione che abbiamo registrato dimostra che esiste una disponibilità a confrontarsi. Ora questa rete deve diventare permanente».
L’idea è quella di sviluppare Agorà Sud attraverso nuovi appuntamenti: sessioni istituzionali, tavole rotonde, incontri con università e giovani, momenti dedicati alle imprese, spazi di networking e occasioni di confronto tra amministratori, mondo produttivo, ricerca e società civile.
Accanto all’Agenda sono previsti la pubblicazione degli atti, una rete permanente di dialogo e strumenti attraverso i quali mantenere aperto il confronto.
Quindi Capo d’Orlando è stato soltanto il primo passo?
«Assolutamente sì. Il viaggio è appena iniziato. Se riusciremo a mantenere insieme le competenze e le energie che abbiamo incontrato, Agorà Sud potrà diventare un luogo stabile nel quale non ci si limita a descrivere i problemi del Mezzogiorno, ma si trasformano le idee in azioni d’impatto, valutandone i risultati sul campo».
Ed è probabilmente questa la sfida più impegnativa che comincia dopo il convegno. Trasformare una rete nata attorno a un evento in una comunità di lavoro, dare continuità al confronto e arrivare alla nuova stagione della programmazione europea con proposte già maturate nei territori.
La chiusura, però, Pidalà vuole dedicarla alle persone che hanno lavorato dietro le quinte. Perché una macchina organizzativa complessa funziona soltanto quando, accanto alla professionalità, esistono fiducia e capacità di fare squadra.
«Lavorare in gruppo significa sentirsi protetti, condividere idee e responsabilità, sapere di poter contare sugli altri. Significa sicurezza e affidabilità. Quater, sotto questo aspetto, è una grande famiglia: operativa, puntuale, precisa. I ruoli, quando serve, diventano intercambiabili e questo ci consente di essere rapidi nelle decisioni e concreti nel raggiungimento degli obiettivi».
Poi il tono diventa più personale, quasi una carezza allo staff e a chi ha accompagnato il lavoro di queste settimane.
«Io qui mi sento a casa. E per questo devo dire grazie anche a Piero, Maristella e Salvatore, per ciò che riescono a trasmettere ogni giorno con la loro autorevolezza, la competenza e, soprattutto, con il modo di vivere il lavoro come un impegno condiviso». Accanto a loro, voglio ringraziare di cuore Anna, moglie e mamma straordinaria, che pur fuori dalle dinamiche aziendali di Quater, è un pilastro fermo che garantisce, con la sua presenza e la sua vicinanza la serenità di tutti noi.
Un riconoscimento che chiude idealmente il primo capitolo di Agorà Sud. Perché dietro una rete costruita tra istituzioni, università e imprese ce n’è un’altra, più piccola e meno visibile, fatta di persone che lavorano fianco a fianco. Ed è anche da quella solidità interna che Quater vuole partire per affrontare la sfida successiva: trasformare quanto seminato a Capo d’Orlando in un progetto capace di camminare nel tempo.
Dalle idee alle azioni concrete, dunque. Per Agorà Sud la prova più importante comincia adesso.
MSM
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