amianto, rifiuti pericolosi e tremila metri quadrati sotto sequestro
Oltre tremila metri quadrati di territorio costiero compromesso, manufatti industriali in rovina, lastre contenenti amianto, residui di vetroresina, resti di imbarcazioni e detriti accumulati nel tempo.
È lo scenario emerso in contrada Playa, nei pressi della foce del torrente Timeto, dove la Guardia Costiera ha eseguito il 12 ottobre un sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Patti. Una situazione particolarmente preoccupante per la vicinanza al mare e per il progressivo deterioramento delle strutture abbandonate, alcune delle quali sarebbero collassate sotto l’azione delle mareggiate, con materiali finiti anche al di sotto del livello marino.
Il pericolo non riguarda soltanto ciò che è visibile in superficie. La presenza di rifiuti speciali e pericolosi rende necessario verificare l’eventuale contaminazione del terreno, del sottosuolo e dell’ambiente marino. Non si esclude, infatti, il ricorso a consulenze tecniche e campionamenti per stabilire la reale estensione del danno. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti, guidata dal procuratore facente funzioni Andrea Apollonio, coinvolge tre persone: la proprietaria del vecchio manufatto, un imprenditore del settore nautico e il sindaco della città. Le contestazioni, ancora provvisorie, riguardano a vario titolo presunti illeciti nella gestione dei rifiuti, omissioni relative alla sicurezza delle strutture e omissioni d’atti d’ufficio. Per tutti vale la presunzione di innocenza. Ma al di là delle responsabilità che saranno eventualmente accertate dalla magistratura, la questione più urgente è il ripristino ambientale.
Il sequestro, disposto per prevenire ulteriori rischi, rappresenta soltanto il primo passo. Occorrerà individuare la natura e la quantità dei materiali presenti, verificare se vi siano state dispersioni di sostanze nocive e programmare interventi di rimozione, messa in sicurezza e, se necessaria, bonifica. La foce del Timeto è un’area nella quale l’ambiente fluviale incontra quello marino. Un ecosistema che richiede particolare attenzione e che non può continuare a convivere con strutture degradate e rifiuti potenzialmente pericolosi. Resta quindi una domanda che riguarda non soltanto l’inchiesta, ma l’intera comunità: quanto tempo sarà necessario per restituire sicurezza e dignità a questo tratto di costa?
La magistratura dovrà accertare le eventuali responsabilità. Ma il territorio non può attendere i tempi della giustizia per cominciare a essere tutelato. La vera priorità, oggi, è comprendere quanto sia profonda la ferita ambientale della Playa e avviare concretamente il suo risanamento.







