Il giorno dell’addio
L’appuntamento è alle 15 di sabato 1° aprile, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, a Roma. La camera ardente viene allestita nella sede romana di Alleanza Nazionale, grazie all’impegno di Enzo Piso.
Il viavai è continuo. Militanti, dirigenti, amici. Ma accanto alla dimensione politica emergono anche gli affetti privati.
Dopo il carcere, Dimitri aveva sposato Barbara Accame, figlia di Giano Accame, figura di rilievo della cultura politica della destra italiana.
I rituali e i simboli
Prima della chiusura della bara, un gruppo ristretto di camerati chiede di restare solo con lui. Tra loro Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher.
Vengono deposti simboli identitari: una runa, una bandiera. Poi il saluto finale, pugno sul cuore.
Anche Gabriele Adinolfi lascia il suo segno: una runa di Terza Posizione appuntata sulla giacca.
Il funerale
Alle 14.45 la folla è già radunata. Centinaia di persone dentro e fuori la chiesa. Militanti di diverse organizzazioni, giovani e veterani, esponenti politici e figure storiche.
Tra loro anche Gianluca Iannone, esponenti dell’area dei centri sociali di destra, e numerosi reduci della militanza degli anni Settanta.
La bara viene portata a spalla. Tra chi la accompagna c’è anche Gianni Alemanno. Intorno, una formazione simbolica a forma di freccia, richiamo alla runa Tyr.
Il silenzio è assoluto.
Le orazioni
La cerimonia è officiata da don Ennio Innocenti, figura legata a una memoria storica intensa e controversa.
Tra gli interventi, quello di Giano Accame, che parla di storia, sacrificio, appartenenza. Parole che suscitano un lungo applauso.
Poi prende la parola Alemanno. Un intervento breve, misurato, ma significativo. Parla del rapporto personale con Dimitri, del rispetto costruito nel tempo, del legame umano prima ancora che politico.
L’ultimo saluto
Alla fine della cerimonia, la bara esce dalla chiesa. La folla si dispone in silenzio. Poi il rito collettivo: il nome viene chiamato tre volte.
«Camerata Peppe Dimitri».
E per tre volte la risposta:
«Presente».
Migliaia di braccia si alzano. Un momento che chiude simbolicamente una stagione.
Una cerimonia fuori dal tempo
Roma, nel 2006, assiste a una cerimonia che mescola elementi diversi: religiosi, politici, simbolici. Una sovrapposizione di riti e memorie che racconta un mondo complesso, stratificato, ancora attraversato da forti identità.
Una giornata che, al di là dei giudizi, resta nella memoria come il segno della fine di un’epoca.
Un’epoca che, per molti, aveva in Peppe Dimitri uno dei suoi simboli più forti.
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