Non solo uno studioso, ma un punto di riferimento, una memoria viva, un Maestro nel senso più autentico del termine.
Storico appassionato, intellettuale raffinato, Riccobono ha incarnato una visione della cultura profonda e identitaria, senza mai cedere a barriere o pregiudizi. Interprete coerente di una cultura “di destra”, ha saputo tuttavia dialogare con tutti, sempre con eleganza e rispetto. La sua vita è stata interamente dedicata alla ricerca, allo studio e alla valorizzazione delle memorie storiche siciliane, con un’attenzione particolare per la sua amata Messina.
Autore di numerosi volumi e pubblicazioni, conoscitore attento delle tradizioni, appassionato di archeologia e antiquariato, ha legato il proprio nome alla difesa dell’identità culturale della città. Tra le sue battaglie più significative, quella per la riqualificazione della Real Cittadella e della Zona Falcata, portata avanti con determinazione insieme ai giovani di “Vento dello Stretto”. Il suo impegno non è passato inosservato. In molti, nel mondo delle istituzioni e della cultura, hanno riconosciuto in lui una guida preziosa, capace di coniugare rigore scientifico e passione civile. Un uomo innamorato della propria terra, che ha saputo trasmettere a tanti – colleghi, amministratori, giovani studiosi – il valore della memoria come strumento per costruire il futuro.
Ma Franz Riccobono non era solo uno studioso.
Era anche un uomo capace di creare relazioni, di confrontarsi, di ascoltare. Chi lo ha conosciuto ricorda il suo sorriso ironico, la sua capacità di raccontare i “misteri” di Messina con un entusiasmo contagioso, a volte divertito, sempre coinvolgente. Anche nel confronto più acceso, non mancavano mai il rispetto e la signorilità. Per molti giovani di allora, quella differenza generazionale che sembrava segnare distanze nette, con lui si annullava. Era vicino, presente, capace di dialogare senza mai imporre. Un Maestro, appunto.
Oltre cinquanta pubblicazioni, innumerevoli iniziative culturali, incarichi prestigiosi – tra cui la partecipazione al Consiglio regionale dei Beni Culturali – raccontano solo in parte la grandezza del suo contributo. Perché ciò che lascia davvero è un’eredità immateriale: l’amore per la propria terra, la curiosità per la storia, il rispetto per le radici. A quattro anni dalla sua scomparsa, Messina continua a riconoscersi anche nel suo sguardo. E mentre il tempo passa, resta forte la consapevolezza che figure come la sua non si perdono: continuano a vivere nelle idee, nei luoghi che hanno difeso, nelle persone che hanno formato.
“Romanamente”, come in un saluto affettuoso e colto, si chiude il ricordo. Ma in realtà non è un addio. È un grazie, ancora una volta, a un uomo che ha saputo essere, fino in fondo, un buon Maestro.










