Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Messina, Alessandra Di Fresco, ha ammesso l’Associazione Nazionale Antimafie “Rita Atria” come parte civile nel procedimento penale che vede imputati diciassette presunti appartenenti agli Ofria.
A rappresentare l’Associazione in aula gli avvocati Valentino Francesco Gullìno (Foro di Messina) e Goffredo D’Antona (Foro di Catania).
Il processo riguarda la gestione continuata — nonostante la confisca — di una storica azienda di rottamazione, ricambi auto e smaltimento rifiuti, vicenda in cui la Procura contesta reati quali estorsione, violazione della pubblica custodia di cose sottoposte a sequestro e sottrazione di beni sequestrati, aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosi.
La denuncia dell’associazione: pesa la doppia assenza dell’ANBSC
A colpire, nel corso dell’udienza, è stata la mancata presenza dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata (ANBSC). Un’assenza definita dagli osservatori gravissima e istituzionalmente inspiegabile, poiché proprio l’Agenzia è titolare dei beni oggetto del procedimento e parte offesa nel processo. La sua mancata partecipazione rischia di indebolire — anche sul piano simbolico — il valore della confisca come strumento di giustizia, tutela collettiva e riscatto sociale.
Non meno significativa . evidenzia la stessa Associazone antimafia, è risultata l’assenza del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, comunità direttamente coinvolta e toccata dalla vicenda. Nessun atto politico, nessuna richiesta di costituirsi parte civile, nessuna presenza istituzionale.
L’Associazione Antimafie “Rita Atria” è stata l’unica realtà della società civile presente a chiedere formalmente la costituzione di parte civile. Per l’associazione, l’ammissione rappresenta una tappa fondamentale, frutto di oltre trent’anni di impegno antimafie condotto con coerenza, determinazione e coraggio, sempre al fianco dei territori più esposti.






