È stata respinta dal Consiglio comunale di Capo d’Orlando la mozione presentata dal consigliere Sandro Gazia (primo firmatario) e sottoscritta dai consiglieri Teodolinda Liotta, Renato Carlo Mangano e Giuseppe Truglio, volta ad avviare l’iter per intitolare una via, piazza o giardino cittadino alla memoria di Sergio Ramelli, il giovane militante milanese ucciso nel 1975 a seguito di un’aggressione politica durante gli anni di piombo.
La proposta, discussa nella seduta ordinaria del 13 ottobre 2025, non ha ottenuto il consenso dell’aula: tre voti favorevoli e nove contrari hanno sancito la bocciatura dell’atto di indirizzo.
Il voto del Consiglio non chiude dunque la questione della memoria civile e della riconciliazione storica, ma apre una riflessione più ampia sulla necessità di coniugare il ricordo con il superamento delle divisioni. L’idea di una targa o di un giardino dedicato a “tutte le vittime della violenza politica”, più volte evocata nel corso della seduta, potrebbe rappresentare – come ha osservato il consigliere Scafidi – «un vero segno di unità e di maturità democratica».
La proposta: un gesto di memoria e pacificazione
Nel documento presentato, i consiglieri firmatari avevano ricordato la vicenda di Ramelli come “una delle più dolorose della storia nazionale”, simbolo delle tensioni ideologiche e della violenza che segnarono gli anni Settanta. La mozione intendeva riconoscere «il valore universale di una vita spezzata dalla violenza» e promuovere «una memoria condivisa, al di là delle appartenenze politiche». Una scelta politica contesta dalla locale sezione del PD orlandino che l’aveva bollata come strumentale e divisiva e fuori dalla storia evidenziando che nel caso sarebbe opportuno intitolare uno spazio pubblico a tutte le “Vittime degli anni di piombo”.
Il consigliere Sandro Gazia, illustrando la proposta, ha sottolineato come l’intitolazione non volesse rappresentare un atto di parte, ma un gesto “di coraggio e di riconciliazione”, volto a ricordare tutte le vittime dell’intolleranza politica. Gazia ha anche annunciato un emendamento volto a includere la figura di Walter Rossi, giovane militante di sinistra ucciso nel 1977, con l’intento di rendere l’iniziativa “bipartisan”.
«La ragione o il torto non stanno mai da una sola parte – ha affermato Gazia – ma si tratta di mettere in atto gesti che richiedono coraggio e senso di comunità».
Le posizioni contrarie: memoria sì, ma senza divisioni
Nel corso del dibattito, non sono mancati interventi critici nei confronti della mozione.
Il consigliere Felice Scafidi, capogruppo della Lega – Salvini Premier, ha proposto una diversa impostazione: non una via intitolata a singole vittime, ma «una targa o uno spazio pubblico dedicato a tutte le vittime della violenza politica, senza distinzioni né eccezioni».
«Oggi più che mai – ha dichiarato Scafidi – serve una memoria vera, onesta e inclusiva. Intitolare spazi pubblici a singole figure rischia di riaprire ferite che dovremmo invece sanare».
Sulla stessa linea il consigliere Carmelo Galipò, che ha espresso il timore che “iniziative di questo tipo possano alimentare divisioni ideologiche in una società già attraversata da tensioni e linguaggi d’odio”. Galipò ha comunque ribadito la necessità di promuovere una memoria condivisa: «Potrei essere d’accordo nel dedicare una via a tutte le vittime di violenza, ma non a singoli nomi che rischiano di polarizzare».
Anche il Presidente del Consiglio, Cristian Gierotto, ha invitato alla prudenza, apprezzando il tentativo di superare le contrapposizioni ma esprimendo perplessità sull’individuazione di figure specifiche: «Richiamare il concetto di memoria condivisa sì, ma scegliere i nominativi no: sarebbe divisivo».
La consigliera Teodolinda Liotta, tra i firmatari della mozione, ha voluto riportare la discussione al senso più profondo del gesto: «L’intento era anche quello di lanciare un messaggio ai giovani, spesso spettatori o protagonisti inconsapevoli di nuove forme di violenza. Parlare di politica e memoria può servire a far nascere un confronto serio e rispettoso delle idee».
Dalla discussione è emerso, trasversalmente, un richiamo al valore educativo della memoria storica e alla necessità di tradurlo in percorsi condivisi con le scuole e le associazioni civiche.
Al termine del dibattito, la mozione è stata respinta con 9 voti contrari e 3 favorevoli.
Pur prendendo atto del risultato, il consigliere Gazia ha ribadito la volontà di proseguire sulla strada del dialogo e della condivisione: «Il confronto di questa sera dimostra che, anche attraverso il dissenso, possiamo costruire ponti di comprensione. Potremmo valutare l’ipotesi di uno spazio dedicato a tutte le vittime della violenza politica, come segno di unità».
Un voto che apre un tema più ampio
Il voto del Consiglio non chiude dunque la questione della memoria civile e della riconciliazione storica, ma apre una riflessione più ampia sulla necessità di coniugare il ricordo con il superamento delle divisioni.
L’idea di una targa o di un giardino dedicato a “tutte le vittime della violenza politica”, più volte evocata nel corso della seduta, potrebbe rappresentare – come ha osservato il consigliere Scafidi – «un vero segno di unità e di maturità democratica».
La seduta del Consiglio comunale di Capo d’Orlando si è così chiusa con un voto che respinge la mozione per l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli, ma che rilancia un tema profondo: come ricordare le ferite della storia senza riaprirle, come fare memoria senza contrapposizioni, come insegnare alle nuove generazioni che il dissenso è legittimo, ma la violenza non lo è mai.
E viene da sorridere al pensiero di come Renato Lo Presti, e lo stesso Enzo Sindoni – e ancor prima Salvatore Mantineo – in consiglio comunale avrebbero argomentato proposta, decisione, votazione e prese di posizioni. Altre storie.
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