CAPO D’ORLANDO – Scommettere sull’innovazione
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CAPO D’ORLANDO – Scommettere sull’innovazione

nasce il Living Lab Agroalimentare “Plastic-Free / DOP Economy” per costruire il futuro dei Nebrodi

Non soltanto un progetto. Ma un luogo ma una rete.

Capo d’Orlando ha presentato ufficialmente il progetto Living Lab Agroalimentare “Plastic-Free / DOP Economy”, un’iniziativa che punta a mettere insieme innovazione, sostenibilità ambientale, ricerca e valorizzazione delle eccellenze agroalimentari dei Nebrodi, con l’ambizione di trasformare il territorio in un laboratorio permanente di sviluppo e nuove opportunità.

La presentazione si è svolta nella Sala Consiliare “Falcone e Borsellino”, dove amministratori, tecnici e promotori hanno illustrato finalità e prospettive di un progetto che guarda oltre il semplice finanziamento e prova a immaginare un modello stabile di crescita territoriale.

L’idea alla base del Living Lab è tanto semplice quanto ambiziosa: creare uno spazio fisico e operativo dove imprese, istituzioni, università, associazioni, giovani e mondo della ricerca possano collaborare per sviluppare nuovi prodotti, sperimentare soluzioni sostenibili e accompagnare il comparto agroalimentare verso modelli più competitivi e rispettosi dell’ambiente.

Durante la presentazione è stato spiegato come il progetto nasca all’interno di una strategia di sviluppo territoriale già avviata negli anni precedenti e si inserisca nel modello europeo dei Living Lab, strumenti pensati per trasformare la ricerca in applicazioni concrete e generare innovazione aperta attraverso il coinvolgimento diretto della comunità.

Uno degli elementi più innovativi riguarda il concetto di Plastic-Free Economy applicato alla filiera agroalimentare: l’obiettivo è accompagnare le aziende verso sistemi produttivi e logistici più sostenibili, riducendo l’utilizzo della plastica e favorendo nuove forme di packaging ecosostenibile, senza rinunciare alla qualità e alla competitività dei prodotti. Parallelamente, il riferimento alla DOP Economy richiama la necessità di investire sulla forza delle produzioni certificate e sull’identità agroalimentare del territorio.

Il progetto punta anche sulla condivisione delle risorse.

Tra gli strumenti previsti vi sono spazi attrezzati, postazioni operative, attrezzature tecnologiche, supporto specialistico e ambienti destinati alla sperimentazione e alla formazione, con l’obiettivo di abbattere i costi che spesso impediscono alle piccole imprese agricole di innovare autonomamente.

Non solo imprese.

Uno degli aspetti maggiormente sottolineati durante l’incontro, l’hanno ribaddito la dotoressa Giusy Maniaci ed il sindaco Franco Ingrillì –  riguarda il coinvolgimento dei giovani e del sistema scolastico. Il Living Lab vuole diventare anche un punto di riferimento per studenti, professionisti emergenti e nuove competenze: uno spazio in cui avvicinarsi ai processi produttivi, sperimentare idee, sviluppare prototipi e costruire percorsi professionali legati alle filiere del territorio.

Tra le ipotesi illustrate emerge anche il tema dell’economia circolare: valorizzare scarti e sottoprodotti delle lavorazioni agricole per generare nuove opportunità economiche e nuovi mercati. Durante la presentazione è stato richiamato, a titolo di esempio, il caso delle produzioni ottenute dagli scarti agrumicoli per mostrare come ricerca e innovazione possano trasformare ciò che oggi viene considerato residuo in valore aggiunto per le imprese.

Il messaggio emerso con maggiore forza è però un altro: il Living Lab non vuole essere un progetto con una data di scadenza.

L’obiettivo dichiarato è lasciare ai Nebrodi un’eredità fatta di relazioni, competenze, strumenti e occasioni di crescita che possano continuare nel tempo anche oltre la conclusione amministrativa del finanziamento. Una piattaforma capace di accompagnare le aziende locali verso mercati più ampi e di offrire ai giovani nuove occasioni per restare, costruire e innovare nel proprio territorio.

1 Luglio 2026

Autore:

redazione


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