VENTI DI GUERRA SUL PARADISO CAPO D’ORLANDO E DINTORNI -1943
IL LIBRO DI FRANCESCO VALENTI
A colpire il lettore, dopo avere abbozzato un sorriso al vino e alla curva di Milio, è soprattutto “Soldato tedesco scuoiato vivo” che al di là della narrazione che viene fatta, sempreché l’episodio sia vero, fa pensare ad un odioso crimine di guerra americano rimasto, come altri, impunito. “Feci scattare la molla e infersi la lama nella carotide del mio vicino e scappai nel bosco”. Ribarich e il sergente tedesco per contestualizzare e capire.
“Venti di guerra sul paradiso Capo d’Orlando e dintorni -1943”.
Questo il titolo del libro di Francesco Valenti – edito da Armenio Editore – che racconta fatti inediti della Seconda Guerra Mondiale in Sicilia e, in particolar modo del territorio di Capo d’Orlando e dei Comuni limitrofi.
Il saggio – prezioso per l’accuratezza e la puntualità degli episodi raccontati, frutto delle testimonianze raccolte nel tempo, che senza questa pubblicazione sarebbero sicuramente andare perdute – apre diversi spunti di riflessione a partire da una lettura più “vera” del “Gattopardo” di Giovanni Tommasi di Lampedusa per finire ai rapporti e alla collaborazione del baronato locale con le truppe alleate e in particolare – scrive Valenti – della “Baronessa Teresa Piccolo e i figli che, dopo lo sbarco alleato agirono politicamente ad alti livelli in funzione filo americana.”
Ma a colpire il lettore, dopo avere abbozzato un sorriso al vino e alla curva di Milio, è soprattutto “Soldato tedesco scuoiato vivo” che al di là della narrazione che viene fatta, sempreché l’episodio sia vero, fa pensare ad un odioso crimine di guerra americano rimasto, come altri, impunito.
Per meglio capire la portata occorre contestualizzare l’episodio narrato da Valenti.
Per farlo occorre riportare un pezzo del Rapporto Ribarich dal 3 al 13 agosto 1943: “Appena lo chauffeur si allontanò non intesi più nessun rumore, accortomi che mi avevano lasciato il coltello a serramanico, feci scattare la molla e infersi la lama nella carotide del mio vicino e scappai nel bosco”.
A scrivere, in quel lontano Agosto del 43, è il sergente americano Antonio Ribarich che, preso prigioniero sulla linea San Fratello dove svolgeva opera di spionaggio “con abiti civili sopra l’uniforme americana”, uccide con una coltellata il tenente tedesco che lo aveva in custodia e che, forse fidandosi, gli aveva lasciato il coltello a serramanico. Ribarich scappa con le stesse modalità del sergente tedesco di Naso. Per lui non arrivarono i “Fallschirmjäger” per catturarlo (Al tempo le azioni di questi paracadutisti dietro le linee nemiche erano all’ordine del giorno) e nessuno avrà pensato di scuoiarlo vivo per poi lasciarlo appeso ad un albero “nella proprietà del Signor Letizia- nel caso del mitragliere tedesco – a macabro monito.
Riportiamo da libro: “Poi incisero la pelle a partire dal petto… le grida di dolore del tedesco si udivano a un chilometro di distanza…”
Forse neanche a “Borovnica” – stando alla biografia di Noberto Bisio- si arrivò a tanto.
Oggi il sergente mitragliere tedesco riposa nella Fossa Comune del Cimitero di Naso.
Con lui forse riposano i mitraglieri di Cagnanò, Fitalia, Brucoli, Morello, Ficheruzza… sparute retroguardie votate alla morte che contribuirono al fallimento dello sbarco di Brolo e alla riuscita dell’operazione “Operazione Lehrgang”.
Enzo Caputo










