CICLONE HARRY- Frammenti di un territorio che resiste
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CICLONE HARRY- Frammenti di un territorio che resiste

Viaggio attraverso la costa ionica, investita violentemente dal ciclone Harry: Furci Siculo, Santa Teresa di Riva e Letojanni, dieci giorni dopo.

di Lucia Florio

 

Quando arriviamo sulla costa ionica per attraversare i paesi colpiti dal ciclone Harry, è sabato mattina e piove.

La riviera ionica del comune di Messina, da Roccalumera fino a Taormina, da sempre è vissuta intensamente, con un via vai di gente tutto l’anno, ricercata soprattutto  nella stagione estiva.

Prima sosta Furci Siculo.

Di gente in giro ce n’è davvero poca: sulla spiaggia nera, un ragazzo con il giubotto rosso porta a passeggio il cane, simbolo di normalità.

Qui il mare é arrivato fin dentro i grandi condomini, colpendo soprattutto le case al pian terreno, portandosi via serrande, piante, sedie, entrando fin dentro le abitazioni.

In giro ci sono enormi cataste di oggetti personali, frammenti di vita abbandonati sul bordo della strada, che aspettano di sapere cosa accadrà.

Penso a questa enorme spiaggia, a come appare di solito ad agosto, con gli ombrelloni di chi ci abita piantati giorno e notte -abitudini non proprio lecite ma dettate dalla praticità. Adesso invece ci sono inquietanti travi di metallo e resti di pavimentazione fatte esplodere dalla furia del mare.

Sul lungomare di Santa Teresa di Riva

c’è uno squarcio infinito: tre chilometri di asfalto dilaniato e aperto in due come se ci fosse stato un bombardamento. E’ una visione apocalittica.

Il lungomare- ora transennato- fulcro della vita degli abitanti, si è trasformato in una coacervo di brandelli di ferro, alberi distrutti, cemento e spazzatura: sembra inghiottire tutto, come un mostro della Divina Commedia.

Anche qui, accanto a un enorme generatore per la corrente elettrica, si erge una montagna di cose di ogni tipo provenienti dalle abitazioni, senza più scopo, senza più casa.

A Letojanni la prima cosa che colpisce é il silenzio.

Come in una puntata di Stranger Things, i suoni risultano ovattati e non c’è nessuno per strada: è una unica distesa di sabbia fino al mare, in alcuni punti non ci sono più i muretti.

Qui il mare si è preso tanto: cartelli distrutti, ringhiere piegate, locali danneggiati e abbandonati. Svetta all’improvviso la carcassa dello storico ristorante “Da Nino”, che affaccia sulla spiaggia. Conosciuto in tutta la Sicilia e frequentato da moltissimi del mondo dello spettacolo, appare come una struttura fantasma. Restano due leoni di terracotta a sorvegliare e proteggere quello che c’era.

Mi chiedo cosa accadrà, per quanto tempo questa tremenda ferita continuerà a sanguinare.

Se ci abitueremo a queste visioni di distruzione, ruspe e mancanze.

A Furci Siculo e a Santa Teresa di Riva sulla spiaggia sono rimaste delle scale vuote, che forse portavano in spiaggia o parti di piazze che non esistono più. Queste scale adesso stanno lì, inutili e rotte, come tutto il resto in questo momento: voglio invece immaginarle come simbolo di resistenza.

 

 

3 Febbraio 2026

Autore:

redazione


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