in un post di Marici, amarezza e la certezza che il “sud è lontano dall’Italia”
Com’è possibile che, nonostante un evento devastante come il ciclone Harry (che ha spazzato via interi tratti di lungomare, piazze, raso al suolo lidi e ristoranti, distrutto pezzi di rete ferroviaria), gran parte dei media nazionali, esclusi davvero pochi, si siano fermata al “compitino”?
Notizie in fondo ai giornali, servizi rapidi nei telegiornali. Fine.
Facciamo un esercizio.
Immaginiamo che la stessa devastazione fosse avvenuta nel litorale laziale.
Avremmo avuto da 48 ore dirette, reportage, speciali, redazioni schierate h24.
Succede in Sicilia?
Eh… troppo distante. Costa mandare le troupe. E poi, diciamolo: “chissenefrega”.
Tanto è Sud, lontano dal cuore dell’Italia.
Dimenticati dal Signore, forse.
Dai media, sicuramente.
Ma anche, e soprattutto, dalla politica.
Ieri, oltre ai sindaci dei comuni devastati, avete visto rappresentanti del governo nazionale o regionale?
La politica non può chiedere voti e basta: deve esserci anche nei momenti critici.
Ripetiamo l’esercizio.
Se fosse accaduto a due passi dal Parlamento, con telecamere ovunque, avremmo visto una sfilata continua di esponenti istituzionali.
Ma in Sicilia, troppo lontana da Roma, e senza televisioni accese, a cosa servirebbe per molti quella sfilata?
Bella la Sicilia.
Bella quando d’estate permette a tanti colleghi giornalisti e politici di staccare dal caos romano e venire a fare tuffi in un mare invidiato da tutto il mondo.
Buone le granite, i cannoli, gli arancini.
Poi, quando affondiamo, si girano dall’altra parte.
Non mi rassegno.
Userò ogni singolo respiro per denunciare questa assurda ipocrisia.
Ma da questa terra non nasce solo rabbia: nasce forza.
Ci rialzeremo.
Perché siamo un popolo forte, cocciuto, capace di fare sacrifici.
Lo faremo ancora una volta, anche se troppo spesso costretti a farlo da soli.
Un grazie sincero va alle forze dell’ordine, ai soccorritori, ai volontari e agli amministratori locali per l’immenso lavoro che stanno facendo in queste ore.
A loro va il rispetto di una Sicilia che non si piega







