La chiusura della Strada Statale 113 Settentrionale Sicula in prossimità della Torre delle Ciavole, nel territorio di Piraino, riapre una ferita che nel comprensorio tirrenico non si è mai davvero rimarginata. Non è la prima volta. E, secondo il comitato “Terre di Gioiosa”, siamo ormai alla sesta chiusura nell’arco di un anno e mezzo.
“Per l’ennesima volta la 113 è stata chiusa in prossimità della Torre delle Ciavole. Si prende atto che ancora una volta vi è un’emergenza sulla statale”, denuncia il comitato, sottolineando come quella che dovrebbe essere una situazione straordinaria stia diventando una routine.
Un’emergenza che pesa su famiglie e imprese
A risentirne maggiormente sono le comunità di Gioiosa Marea e Piraino, con ricadute dirette anche su Brolo. Chi vive a Piraino e deve recarsi quotidianamente a Patti per lavoro o per studio si trova costretto a percorsi alternativi più lunghi e onerosi, tra l’Autostrada A20 (che potrebbe sospender il pedaggio per la tratta in questione , ma che ovviamente da orecchie da mercato sulla qustione) e strade provinciali interne tortuose e poco manutenute.
L’impatto è concreto: aumento dei tempi di percorrenza; maggiori costi di carburante e trasporto; difficoltà per autobus e mezzi pesanti; penalizzazioni per attività commerciali e artigianali.
In un territorio dove l’economia si regge su piccole imprese, turismo e servizi di prossimità, l’isolamento parziale diventa un problema economico prima ancora che logistico, ma anche emergenza sanitaria.
La chiusura attuale è legata al distacco di materiale dalla scarpata lato monte. Ma il problema, secondo molti cittadini, è più ampio: va oltre il quotidiano ed è la precarietà del versante e l’assenza di interventi strutturali duraturi.
Il comitato “Terre di Gioiosa” evidenzia come, a tutt’oggi, non si vedano iniziative risolutive né per fronteggiare queste emergenze ricorrenti né per migliorare la percorribilità delle strade alternative attraverso una manutenzione ordinaria più efficace e una segnaletica più chiara. Il risultato è una viabilità fragile su più fronti.
La proposta: completare l’alternativa Zappardino/San Costantino/Gliaca
Nel dibattito pubblico, anche sui social, sta emergendo una posizione sempre più condivisa: non limitarsi a chiedere la riapertura temporanea della 113, ma puntare su un’alternativa strutturale. La direttrice Zappardino – San Costantino – Gliaca viene indicata come soluzione concreta. Oggi però, per meno di un chilometro, non consente il transito ai mezzi pesanti. Un intervento straordinario di completamento permetterebbe di trasformarla in una vera arteria alternativa, riducendo la dipendenza esclusiva dalla statale costiera. Ma c’è anche chi rilancia con la necessità di opere più ambiziose: uno svincolo sul torrente Zappardino a Gioiosa Marea o la realizzazione di gallerie capaci di spostare il traffico verso percorsi meno esposti a frane e cedimenti.
Il caso Cicà: un’altra criticità irrisolta
A complicare ulteriormente la situazione è la mancata riapertura del tratto per Cicà della strada crollata oltre un anno fa nel territorio di Gioiosa Marea. I lavori, denunciano i cittadini, si sono fermati più volte e non esiste una data certa per la riapertura. Questo blocco rende ancora più difficile l’accesso alle strade provinciali per chi entra ed esce da Gioiosa Marea, aggravando le ripercussioni economiche e personali su residenti e attività.
Si crea così un effetto domino: una statale chiusa, provinciali inadeguate, collegamenti interni compromessi.
Il tema ora non è soltanto tecnico ma politico. I sindaci di Gioiosa Marea, Piraino e Brolo sono chiamati a fare fronte comune presso ANAS e gli enti sovraordinati per: ottenere interventi urgenti sulla SS 113; sollecitare manutenzione e messa in sicurezza delle provinciali; reperire finanziamenti per completare l’asse alternativo; programmare opere strutturali che evitino il ripetersi ciclico delle emergenze.
Continuare a intervenire solo in modalità tampone rischia di trasformare ogni evento atmosferico o piccolo distacco in una nuova paralisi.
La chiusura della SS 113 non può più essere considerata un episodio isolato. È il segnale di una fragilità infrastrutturale che richiede risposte sistemiche.
La petizione dei cittadini e la denuncia del comitato “Terre di Gioiosa” convergono su un punto: servono soluzioni concrete, non solo dichiarazioni.
Perché qui non si parla soltanto di traffico. Si parla di diritto alla mobilità, di continuità economica, di sicurezza e di dignità per un territorio che non può restare ostaggio delle emergenze. E ogni giorno che passa senza una strategia chiara aumenta il costo sociale di questa fragilità.








