di Marco Corrao – Geologo.
C’è un filo sottile che unisce la fantasia di Jules Verne alla scienza contemporanea. Nel 1864 lo scrittore francese immaginava un viaggio impossibile verso il centro della Terra, attraverso il cratere di un vulcano islandese. Oggi non abbiamo bisogno di avventurarci nelle profondità del pianeta per comprendere cosa accade sotto la crosta terrestre. La Terra, infatti, parla continuamente. Lo fa attraverso il respiro invisibile dei vulcani, attraverso i gas che emergono dalle fumarole, dalle sorgenti termali e dalle fratture del suolo. Segnali silenziosi che gli scienziati hanno imparato a leggere come pagine di un libro aperto sulle dinamiche nascoste del nostro pianeta.
Jules Verne immaginò di scendere al centro della Terra: oggi i vulcani ci raccontano cosa accade in profondità restando in superficie
Nel suo Viaggio al centro della Terra, Jules Verne immaginava uno scienziato che discende attraverso il cratere dello Sneffels, un vulcano islandese, per esplorare l’interno del pianeta.
Oggi sappiamo che, per comprendere cosa accade sotto i nostri piedi, non serve spingersi fino alle profondità fantastiche immaginate da Verne: i vulcani ci parlano continuamente.
E lo fanno attraverso i gas.
Siamo abituati a pensare ai vulcani come a eventi spettacolari, esplosivi e distruttivi. In realtà, anche quando sembrano silenziosi, continuano a emettere segnali. Dietro ogni fumarola, ogni emissione gassosa dal suolo, ogni sorgente idrotermale, esiste un sistema complesso di interazioni tra fluidi profondi, rocce, calore ed energia.
È il mondo affascinante della geochimica dei fluidi: una disciplina che permette di leggere ciò che accade a chilometri sotto la superficie terrestre.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda i processi di miscelazione tra gas magmatici e fluidi idrotermali.
Perché è importante?
Perché i gas vulcanici non sono semplicemente “fumo” termine che sento spesso usare ma indicatori estremamente sensibili dello stato di un sistema vulcanico.
Variazioni nella concentrazione di:
CO₂ — anidride carbonica
SO₂ — anidride solforosa
H₂S — idrogeno solforato
vapore acqueo
elio e altre specie gassose
possono fornire segnali precoci di: movimenti del magma; variazioni di pressione nel sottosuolo; cambiamenti nei sistemi geotermici; possibili crisi vulcaniche.
In pratica, i vulcani inviano segnali chimici molto prima di manifestare attività evidente.
In profondità, i gas magmatici interagiscono continuamente con acque riscaldate dal magma e con acque superficiali più fredde. Si sviluppano così complessi sistemi idrotermali.
Queste interazioni modificano la composizione chimica, la temperatura e il comportamento dei fluidi. Comprenderle è fondamentale non solo per il monitoraggio vulcanico, ma anche per:
gestione del rischio naturale –ricerca energetica e geotermica – studio dei fluidi profondi della crosta terrestre
Le Isole Eolie rappresentano un vero laboratorio naturale a cielo aperto. Qui il monitoraggio geochimico delle fumarole è uno strumento essenziale per interpretare l’evoluzione del sistema vulcanico. Analizzare pochi campioni di gas può fornire informazioni preziose su fenomeni che avvengono a diversi chilometri di profondità.
Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante della geochimica: capire che la Terra non è un sistema statico.
Sotto i nostri piedi:
i fluidi circolano – i magmi degassano – le rocce reagiscono – l’energia si trasferisce continuamente
Ogni emissione gassosa è una finestra aperta sull’interno del pianeta.
E imparare a leggere questi segnali significa anche sviluppare un rapporto più consapevole con il territorio e con i fenomeni naturali che lo modellano.









