Ci sono incontri culturali che restano confinati nella dimensione accademica e altri che, inevitabilmente, diventano terreno politico. La presentazione del volume Ordine nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà della storica Loredana Guerrieri, ospitata nei giorni scorsi a Roma e trasmessa da Radio Radicale, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Perché parlare oggi di Ordine Nuovo non significa soltanto ricostruire una pagina controversa della storia repubblicana, ma interrogarsi ancora una volta sul rapporto — mai definitivamente chiarito — tra memoria, identità politica e narrazione storica in Italia. Il confronto, moderato dal giornalista Raimondo Fabbri e arricchito dagli interventi di Sandro Forte e del pubblico, ha mostrato con evidenza quanto il confine tra ricerca storica e giudizio politico resti fragile quando si affrontano gli anni più laceranti del Novecento italiano. Ma ha anche disegnato lo “spessore” ideologico del Movimento Ordine Nuovo.
La storia contro le semplificazioni
Il lavoro di Guerrieri, che è anche una sindalista della CGIL; quindi sitante dall’area politica in cui è nato il Moviento Ordine Nuovo – parte da un presupposto metodologico preciso: studiare Ordine Nuovo attraverso le fonti interne al movimento, gli archivi e i documenti disponibili, evitando letture costruite esclusivamente su atti giudiziari o interpretazioni successive. Un approccio che, inevitabilmente, riapre una questione più ampia: chi scrive la storia degli anni di piombo? E soprattutto, con quali strumenti?
Nel dibattito è emersa con forza la difficoltà tutta italiana di separare la ricostruzione storica dalla militanza politica. A oltre cinquant’anni di distanza, quegli eventi continuano a essere letti più come identità contrapposte che come oggetto di studio. Non è un caso che proprio gli interventi del pubblico abbiano trasformato rapidamente la presentazione in un confronto politico, segno di una memoria ancora divisiva.
L’intervento di Rovella: la politica dietro la memoria
Tra i contributi più significativi si è distinto quello di Francesco Rovella, che ha spostato il baricentro della discussione dal piano storiografico a quello politico-culturale.
Rovella – autore del libro “ha sostenuto che il contesto storico non possa essere compreso senza considerare la dimensione della cultura politica e dell’identità ideologica dell’epoca. Nel suo intervento ha evidenziato: il ruolo delle culture politiche giovanili negli anni Sessanta; la contrapposizione tra movimenti studenteschi e organizzazioni neofasciste; la frattura generazionale prodotta dagli eventi universitari e politici del periodo.
Secondo Rovella, alcuni passaggi storici — come gli scontri universitari e la successiva radicalizzazione — avrebbero segnato la fine di una possibile unità generazionale, favorendo invece una polarizzazione utile agli equilibri di potere dell’epoca. Il suo contributo ha rappresentato uno dei momenti più politici del confronto, introducendo una lettura che collega dinamiche culturali, conflitto sociale e strategia istituzionale.
Secondo la sua lettura, la radicalizzazione non fu soltanto il prodotto di contrapposizioni ideologiche spontanee, ma anche l’effetto di un clima storico in cui il conflitto diventò elemento strutturale della competizione politica. Un passaggio che introduce una riflessione ancora attuale: la memoria degli anni di piombo continua a essere utilizzata come strumento di legittimazione politica contemporanea, più che come terreno condiviso di analisi storica.
Un Paese che fatica a fare i conti con sé stesso
Il vero nodo emerso dall’incontro non riguarda soltanto Ordine Nuovo, ma il modo in cui l’Italia affronta la propria storia recente. A differenza di altri Paesi europei, il dibattito pubblico italiano resta spesso intrappolato in categorie morali e identitarie che impediscono una piena storicizzazione degli eventi. Il risultato è una memoria pubblica frammentata, dove ogni ricostruzione viene immediatamente percepita come appartenenza politica. Il confronto romano lo ha dimostrato chiaramente: anche un lavoro accademico rischia di diventare terreno di scontro quando tocca capitoli ancora aperti della Repubblica.
La lezione politica
Il punto forse più interessante emerso dal dibattito è proprio questo: la storia non smette mai di essere politica quando una comunità nazionale non ha ancora elaborato fino in fondo il proprio passato. Studiare Ordine Nuovo oggi significa interrogarsi sulle radici del conflitto politico italiano, sulla costruzione delle narrazioni pubbliche e sul rapporto tra democrazia, dissenso e memoria. Non si tratta di riabilitare o condannare, ma di comprendere.
E forse è proprio questa la sfida più difficile per un Paese che continua a discutere il proprio Novecento come se fosse ancora cronaca.
L’analisi di Andrea Colombo: il passato dentro il presente
assente giustificato il giornalista de “il manifesto” Andrea Colombo, che sicuramente avrebbe dato la sua “visone” sugli argomenti trattati
Dettagli sugli interventi dei relatori e del pubblico
Con Loredana Guerrieri, l’incontro era promosso da Futura Editrice e moderato dal giornalista Raimondo Fabbri, ha visto la partecipazione del giornalista e scrittore Sandro Forte.
Il dibattito ha affrontato soprattutto il tema della ricostruzione storica del movimento Ordine Nuovo, il rapporto tra ricerca storica e giudizio politico e il problema dell’uso delle fonti nello studio del neofascismo italiano.
L’introduzione di Raimondo Fabbri
Ad aprire l’incontro è stato Raimondo Fabbri, che ha sottolineato il valore metodologico del lavoro della Guerrieri, evidenziando come il libro riesca a trattare un tema storicamente e politicamente sensibile mantenendo un approccio analitico e non ideologico. Fabbri ha insistito su un aspetto centrale: la difficoltà di storicizzare eventi relativamente recenti — collocati tra gli anni Sessanta e Settanta — senza sovrapporre giudizi politici contemporanei. Secondo il moderatore, uno dei meriti principali dell’opera è proprio la capacità di restituire un quadro documentato senza trasformare il lavoro storico in presa di posizione militante.
L’intervento di Loredana Guerrieri: metodo e fonti
Nel suo primo intervento, Loredana Guerrieri ha spiegato il percorso di ricerca alla base del volume.
La studiosa ha evidenziato come lo studio del neofascismo italiano presenti una difficoltà strutturale: assenza di archivi completi; documentazione frammentaria; dispersione delle fonti originali.
Per superare questo limite, la ricerca si è basata su: pubblicistica prodotta direttamente da Ordine Nuovo; documenti d’archivio progressivamente desecretati presso l’Archivio Centrale dello Stato; fonti orali; rapporti di polizia e prefetture, utilizzati però con cautela critica.
Guerrieri ha ribadito un principio metodologico netto: la storia deve distinguersi dalla militanza politica. Le opinioni personali dello storico — ha affermato — non devono influenzare la ricostruzione scientifica dei fatti.
L’analisi di Sandro Forte: il nodo delle interpretazioni storiche
Sandro Forte ha concentrato il proprio intervento sul confronto tra il libro della Guerrieri e precedenti studi dedicati a Ordine Nuovo. Secondo Forte, il valore dell’opera risiede nell’aver dato voce direttamente ai documenti prodotti dal movimento, evitando di basarsi esclusivamente su atti giudiziari o rapporti istituzionali. Ha inoltre criticato alcune interpretazioni storiografiche precedenti, sostenendo che errori di lettura derivino proprio dall’uso prevalente di fonti investigative anziché politiche e ideologiche interne al movimento. Il tema centrale diventa quindi quello della credibilità delle fonti e della necessità di confrontare materiali diversi per evitare ricostruzioni parziali.
Il passaggio dal Centro Studi al Movimento Politico Ordine Nuovo
Nel prosieguo del confronto, Guerrieri ha analizzato la fase di trasformazione successiva al rientro di Pino Rauti nel Movimento Sociale Italiano.
Questo momento segna: la frattura interna al gruppo; la perdita della leadership originaria; la nascita del Movimento Politico Ordine Nuovo guidato da Clemente Graziani. La storica ha spiegato come tale passaggio generò problemi organizzativi, finanziari e identitari, determinando una riorganizzazione complessa del movimento.
Gli interventi del pubblico
La seconda parte dell’incontro si è trasformata in un confronto diretto con la sala, con interventi spesso critici e politicamente marcati. Diversi partecipanti hanno discusso: il rapporto tra neofascismo e democrazia parlamentare; il ruolo del Movimento Sociale Italiano; gli eventi del 1968 e gli scontri di Valle Giulia; le responsabilità politiche e culturali del periodo. Il dibattito ha mostrato momenti di tensione, soprattutto quando alcuni interventi hanno contestato l’impostazione interpretativa della ricerca storica, rivendicando letture alternative di natura politica. Particolarmente significativo è stato l’intervento di Francesco Rovella, che ha spostato il confronto dal piano strettamente storiografico a quello culturale e politico.
Nelle battute finali, Guerrieri e Forte hanno risposto alle domande del pubblico ribadendo la necessità di distinguere tra: ricostruzione storica, memoria politica, interpretazione ideologica.
Il confronto ha mostrato come il tema di Ordine Nuovo continui a rappresentare un terreno sensibile della storia repubblicana italiana, in cui ricerca accademica e memoria militante restano ancora oggi strettamente intrecciate.
per ascoltare la presnetazione:
la sinossi del libro
da leggere
STORIE D’ITALIA & TESTIMONIANZE – 23 novembre 1973, a 50 anni dallo scioglimento di Ordine Nuovo




















