l’unica voce in aumento del tariffario riguardante gli esami di laboratorio e il prelievo di sangue
Il mondo della laboratoristica e della patologia clinica siciliana è sul piede di guerra.
Dopo la diffusione del nuovo schema di decreto del Ministero della Salute sull’aggiornamento delle tariffe massime della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica – che prevede un impatto economico a regime di 210,7 milioni di euro –, la risposta dei professionisti del settore non si è fatta attendere.
A farsi portavoce di una profonda indignazione è il dottor Pietro Miraglia, responsabile di Federbiologi in Sicilia, che usa parole durissime per commentare il nuovo tentativo del Governo dopo lo stop imposto dai giudici amministrativi.
Quale pari opportunità? Serve una lotta senza quartiere
«Quale pari opportunità, bisogna attivare immediatamente la protesta», esordisce il dottor Miraglia, respingendo le rassicurazioni ministeriali.
«Siamo arrivati all’ultima spiaggia. L’unica arma che ci è rimasta a disposizione è la serrata delle strutture a tempo indeterminato, chiedendo al Governo un intervento immediato per rispettare davvero le risoluzioni del Tar del Lazio modificando seriamente il tariffario».
Secondo il responsabile di Federbiologi Sicilia, la frammentazione delle sigle non porterà da nessuna parte:
«Ci vuole un coordinamento Nazionale per portare avanti una lotta senza quartiere. Dobbiamo scendere in piazza con la chiusura di tutte le strutture e denunciare questo scandalo Ministeriale». Miraglia propone inoltre un’azione mediatica d’impatto: «Si deve intervenire sulla stampa comprando delle pagine delle maggiori testate nazionali per denunciare direttamente ai cittadini questo scandalo. Altro che chiacchiere: se non si interviene con estrema decisione, la Patologia clinica rischia la totale scomparsa dal territorio».
La contromossa del Governo dopo lo stop del Tar
La rabbia della categoria esplode proprio mentre il Ministero della Salute tenta di correre ai ripari. Le sentenze del Tar del Lazio (tra cui la n. 16399/2025) avevano infatti annullato il precedente decreto del novembre 2024, giudicando l’istruttoria lacunosa a causa di dati non aggiornati e di un campione troppo esiguo per le prestazioni di laboratorio. Il tribunale aveva però differito gli effetti dell’annullamento per evitare vuoti normativi, fissando il termine ultimo a settembre 2026.
Per rispondere ai giudici, il Ministero ha elaborato un nuovo testo basato su una rilevazione dei costi avviata a gennaio 2026 su oltre 100 strutture in 15 regioni. Lo schema prevede un incremento di spesa a regime di 210,7 milioni di euro l’anno (183,1 milioni per la specialistica e 27,6 per la protesica), in parte coperti dai fondi stanziati dalla legge di Bilancio 2026. La revisione tocca 448 prestazioni specialistiche (con un aumento medio del 5,8% per quelle interessate, portando ad esempio le prime visite a una tariffa media di 26 euro) e 222 codici della protesica, includendo ritocchi all’insù per dialisi, ecocolordoppler ed endoscopia.
Verso un autunno caldo per la sanità
Nonostante i correttivi e le cifre sbandierate dal Ministero, per Federbiologi la proposta resta del tutto insufficiente a garantire la sopravvivenza delle strutture accreditate, minacciando la continuità assistenziale per i cittadini.
Il provvedimento è ora stato trasmesso formalmente alla Conferenza Stato-Regioni per l’acquisizione dell’intesa. L’obiettivo politico del Ministero è chiudere definitivamente l’iter entro settembre 2026, ma la base dei professionisti siciliani e nazionali è già sul piede di guerra, pronta a bloccare i servizi se il tariffario non verrà radicalmente riscritto.






