Gli alberi sarebbero concausa del dissesto idrogeologico
Le scriventi Associazioni Ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Serapide, WWF e il Comitato Non Sono Indifferente hanno appreso che sono stati appaltati lavori in Via Aldo Moro della contrada San Giovanni di Patti, al fine di fermare il dissesto idrogeologico che minaccia la strada e le palazzine a valle. È sicuramente una buona notizia che non può non trovare d’accordo tutti. Ben venga un muro di contenimento o opere utili a evitare mali peggiori. Niscemi docet.
Abbiamo, inoltre, avuto modo di visionare le planimetrie, le relazioni e i termini del bando che sono stati attentamente vagliati.
Desideriamo esprimere la nostra ferma contrarietà all’abbattimento, previsto dal progetto, di 30 pini di 40/50 anni che sono stati piantati a suo tempo al fine di contribuire a tenere la collina.
Leggiamo con sorpresa che chi ha redatto il progetto esecutivo dell’intervento, ha scritto nella sua relazione che gli alberi sarebbero concausa del dissesto idrogeologico. Lo invitiamo a dimostrare quanto affermato con una puntuale e dettagliata relazione tecnica. Noi riteniamo, invece, che la rimozione degli alberi possa diventare una concausa del dissesto accelerandone il processo.
Dall’ampia letteratura esistente relativa ai benefici apportati dagli alberi, infatti, sappiamo che:
Gli alberi sono difesi naturali fondamentali contro il dissesto idrogeologico. Le loro radici trattengono meccanicamente il terreno e assorbono l’acqua in eccesso, mentre le chiome attenuano l’impatto della pioggia battente. Interventi di rimboschimento mirati riducono frane e smottamenti, specialmente su versanti e pendii fragili.
Gli alberi proteggono il territorio con le radici che penetrano nel suolo creando una rete che stabilizza gli strati superficiali, prevenendo smottamenti e frane. Hanno una funzione di regolazione idrica perchè agiscono come “spugne”, assorbendo grandi quantità di acqua piovana e riducendo la pressione idrostatica nel sottosuolo. Hanno un effetto scudo perché le chiome intercettano la pioggia, rallentando l’impatto delle gocce sul terreno ed evitando il dilavamento e l’erosione. Costituiscono, infine, una barriera fisica. In caso di piccoli distacchi, i tronchi possono rallentare o fermare il materiale franoso prima che raggiunga i centri abitati.
Per pavimentare aree alberate, inoltre è fondamentale utilizzare materiali drenanti, traspiranti ed elastici che evitano il compattamento del suolo e consentono il passaggio di acqua ed aria, essenziali per la respirazione delle radici che non affioreranno alla superficie del manto stradale come invece è successo in Via Aldo Moro, nella località San Giovanni di Patti.
Vogliamo richiamare all’attenzione pubblica Niscemi perché dopo decenni di immobilismo da parte dello Stato, della Regione e dei sindaci che si sono succeduti le televisioni ci hanno inondato di immagini sulla gravità della situazione. A Niscemi sono state costruite abitazioni su terreno franoso a ridosso dell’abisso con o senza autorizzazioni firmate da geometri, studi tecnici ed ingegneri.






