
Il tema della ludopatia torna al centro dell’attenzione pubblica nel comprensorio di Patti, riaprendo una riflessione che intreccia dati statistici, condizioni sociali e responsabilità istituzionali.
A rilanciare la questione sui social sono Nicola Tindaro Calabria, osservatore sociala econ l’occhio attento alla politica, e Armando Di Carlo, giornalista.
Calabria invita a una lettura seria e non superficiale del fenomeno del gioco d’azzardo sul territorio.
Secondo Calabria, infatti, già dal 2011 erano stati sollevati segnali di allarme basati su dati riconducibili all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che evidenziavano volumi significativi di gioco anche nell’area pattese. Un tema che, tuttavia, non avrebbe allora trovato adeguata attenzione politica e istituzionale.
“È positivo che oggi si inizi a riflettere seriamente sul tema della ludopatia”, osserva Calabria, sottolineando come il problema non possa essere ridotto a una semplice questione individuale, ma debba essere letto come una criticità sanitaria, sociale ed economica che incide profondamente sulle famiglie e sulle fasce più fragili della popolazione.
Nel suo intervento viene evidenziato anche il ruolo del contesto ecclesiastico, con un riferimento all’impegno portato avanti negli anni e al contributo dato da Mons. Guglielmo Giombanco, anche attraverso iniziative di ascolto e sostegno come i centri attivati sul territorio di Sant’Agata di Militello. Un impegno definito significativo nel tentativo di intercettare situazioni di fragilità legate alle dipendenze.
Calabria, però, evidenzia anche una mancata risposta della politica locale nel corso degli anni, sottolineando come i segnali provenienti dal territorio non abbiano trovato un adeguato riscontro in termini di programmazione e interventi strutturali.
A questa riflessione si affianca l’intervento del giornalista Armando Di Carlo
Di Carlo allarga il campo di analisi, spostando l’attenzione dal solo fenomeno della ludopatia alla più ampia condizione socio-economica del territorio pattese.
Di Carlo sottolinea come il gioco d’azzardo non possa essere interpretato esclusivamente come una dipendenza individuale, ma vada inserito in un contesto di progressiva marginalizzazione economica e sociale. Un territorio che, a suo giudizio, negli anni avrebbe visto ridursi opportunità lavorative, tenuta del tessuto produttivo e prospettive per i giovani.
“La parola giusta non è solo ludopatia, ma marginalità”
Afferma il giornalista, evidenziando come la mancanza di lavoro stabile, la precarietà diffusa e la riduzione delle attività produttive contribuiscano a creare un terreno fertile per comportamenti di rischio e dipendenze.
Nel suo intervento, Di Carlo richiama inoltre l’attenzione su un altro fenomeno in crescita: il consumo di alcol, in particolare tra i più giovani, che insieme al gioco d’azzardo comporrebbe un quadro sociale complesso e in evoluzione.
Secondo questa lettura, il rischio è quello di affrontare il problema in modo frammentato, senza cogliere le connessioni tra disagio economico, fragilità sociale e assenza di prospettive. Un approccio che, al contrario, richiederebbe interventi coordinati e una strategia condivisa tra istituzioni, scuola, sanità e mondo associativo.
Di Carlo evidenzia infine come, già in passato, queste problematiche siano state più volte segnalate e discusse senza però produrre cambiamenti strutturali significativi, lasciando irrisolti nodi che oggi riemergono con forza anche attraverso le statistiche ufficiali.
Due punti di vista diversi, quello di Calabria e Di Carlo, che convergono però su un elemento comune: la necessità di affrontare il fenomeno del gioco d’azzardo non come un’emergenza isolata, ma come il sintomo di una condizione più ampia che riguarda il futuro sociale ed economico del territorio pattese
da leggere
GIOCO D’AZZARDO – I dati Federconsumatori confermano l’enorme problema siciliano







