Perché non sognare – e soprattutto auspicare – un restauro della Chiesa dell’Annunziata di Brolo che ne restituisca l’originaria completezza architettonica, a partire dalla seconda torre campanaria?
Non si tratta di una suggestione romantica o di un esercizio di fantasia, ma di un’ipotesi fondata su documenti, fotografie d’epoca, disegni progettuali e testimonianze storiche che raccontano una verità ormai difficilmente contestabile: la chiesa dell’Annunziata che venne fatta costruire nel 1764 da Ignazio Vincenzo Abbate, marchese di Lungarini, nacque con un impianto ben diverso da quello che oggi conosciamo.
Vecchie immagini e materiali d’archivio confermano che l’edificio sacro era concepito con due torri campanarie e con un’altezza complessiva maggiore di almeno sei metri, sia nella navata centrale sia nelle stesse torri. Un equilibrio architettonico che nel tempo si è spezzato, probabilmente anche a seguito degli eventi sismici, quando entrambe le torri vennero abbassate, lasciando la facciata incompleta e visivamente disarmonica.
Un patrimonio documentale importante emerse chiaramente negli anni in cui l’Archivio Storico Comunale venne recuperato grazie al lavoro e alla passione dei giovani della Cooperativa Mimosa80 – diretta da Roberto Speziale che oggi condivide questo sogno – . In quell’occasione vennero alla luce progetti originari, fotografie e disegni – lì ancora conservati – che raccontavano una chiesa diversa: una facciata di grande valore architettonico, con pietre a vista, decorazioni in laterizio e un’impostazione monumentale capace di dialogare con il tessuto urbano e con la storia del paese.
Oggi, in una fase storica in cui i grandi interventi di recupero e valorizzazione architettonica trovano spazio nei finanziamenti europei, viene naturale chiedersi perché quel sogno non possa essere ripreso e riletto alla luce delle opportunità attuali.
Non come operazione nostalgica, ma come progetto identitario, culturale e comunitario.
Un progetto che si potrebbe legare agli interventi di recupero della stessa Chiesa che mostra evidenti segni di infiltrazioni, di umido e di calcinacci pericolanti ma anche da un’azione di recupero di memoria storia, quella che a Brolo, spesso viene distrutta.
A questo si lega un altro sogno rimasto incompiuto.
Ai tempi dell’amministrazione guidata dal sindaco Salvo Messina, si immaginò di trasformare la chiesa anche in un luogo vivo dal punto di vista artistico e culturale, ospitando al suo interno un museo di arte moderna e contemporanea sacra. Una scelta che nasceva dalla constatazione amara che il patrimonio artistico antico della chiesa era stato in gran parte sottratto nel corso degli anni, in una vera e propria azione di depauperamento.
L’idea era ambiziosa: opere sacre di artisti contemporanei, e già un impianto antifurto sarebbe stato anche donato da una grande azienda nazionale, a tutela delle opere. La creazione di una fondazione artistica condivisa tra Comune e Curia per la gestione delle opere e degli spazi avrebbe dato il via a quest’azione progettuale. Un progetto articolato, strutturato, capace di rendere la chiesa dell’Annunziata un luogo unico e attrattivo, non solo per i fedeli. Anche questo, però, è rimasto un sogno forse per eccessive intransigenze e mancanze di “visioni”.
Oggi, immagini ricostruite anche grazie all’intelligenza artificiale riportano alla mente quel progetto originario e pongono domande che restano aperte: perché non fu mai realizzata al tempo la seconda torre campanaria? Perché la facciata è rimasta monca?Vengono fuori storie diuna sorta di cripta nelle fondamenti della chiesa interrata con i materiali di risulta. Ma soprattutto oggi ci si chiee perché non provare a capire se esista un interesse collettivo nel restituire alla chiesa il suo volto originario? E quindi se la risposta giunga affermativa perchè non provarci a rendere un’idea un progettoe quindigiungere ad un finanziamento?
Forse è arrivato il momento di rimettere insieme memoria, documenti e visione, e di capire se Brolo voglia tornare a sognare in grande.
Perché alcuni sogni, quando sono fondati sulla storia e condivisi dalla comunità, possono diventare progetti concreti. E sarebbe meglio così… altro che pensare ad una nuova chiesa.









