PUNTI DI VISTA – L’Oro della Coerenza: la Ricostruzione della DC di Pina Provino
Dal Palazzo, Fotonotizie, In evidenza, Politica

PUNTI DI VISTA – L’Oro della Coerenza: la Ricostruzione della DC di Pina Provino

 

Dopo i fatti di Caltanissetta, la nostra comunità si rialza non solo riparata, ma più autentica.

Dalla norma sulla rappresentanza di genere alla sfida dei territori, ecco la strada per tornare a essere baricentro del Paese di PinProvino Segretaria regionale Movimento femminile Democrazia Cristiana

Ritrovarsi a Caltanissetta, dopo le vicende che hanno colpito la nostra comunità e l’amico Totò Cuffaro, non è stato un semplice atto formale, ma una testimonianza di vita. La nostra comunità ha dimostrato di saper cadere e, soprattutto, di sapersi rialzare con una consapevolezza nuova.

Per descrivere questa fase di crisi, abbiamo spesso usato la metafora dello tsunami, ma dopo gli effetti del ciclone Harry nella nostra isola, sarebbe opportuno abbandonare la metafora!  Oggi preferisco l’immagine dell’arte giapponese del Kintsugi. Quando un vaso prezioso si rompe, i maestri non nascondono le crepe: le saldano con l’oro, rendendo l’oggetto più prezioso di prima.

Oggi noi siamo quel vaso. Dobbiamo raccogliere i nostri pezzi con umiltà, usando l’oro dei nostri valori e della nostra coerenza per rimetterli insieme. Una Democrazia Cristiana che nasce dalle proprie cicatrici non è solo “aggiustata”: è più preziosa e autentica. Questo è il lavoro che stanno compiendo i nostri deputati, i Commissari regionali, il Segretario nazionale e tutti noi: una ricostruzione che rifiuta la personalizzazione del partito per tornare alla politica come servizio e visione.

Un partito serio non può essere una proprietà privata, né può limitarsi a inseguire il consenso immediato. Se oggi ricordiamo Sturzo e De Gasperi, è perché non hanno fatto coincidere il partito con la propria persona. La Democrazia Cristiana è nostra, è di chi ci crede, e deve avere il coraggio di essere generativa, adottare una  narrazione che sappia  proporre una visione di società per le generazioni future e non solo per la prossima scadenza elettorale.

Un esempio concreto di questo “Kintsugi politico” è la recente norma del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, inserita nel DDL Enti Locali proposto dall’on Ignazio Abbate Presidente della Prima Commissione Affari istituzionali.  Un risultato ottenuto grazie alla sensibilità e alla determinazione dell’on. Nuccia Albano, capace di unire 15 deputate di diversi schieramenti attorno a un obiettivo comune.

Questa non è solo una vittoria tecnica; è una regola di sistema che corregge un’anomalia storica. Come Movimento Femminile, rivendichiamo questo traguardo che impone ai territori di smettere di cercare nomi “all’ultimo minuto” e iniziare a formare classi dirigenti femminili con competenza e continuità. L’approvazione dell’articolo 8 del DDL Enti Locali non è un traguardo casuale, ma il frutto di un percorso identitario preciso. La spinta decisiva per questa norma affonda le radici nella mozione presentata durante il primo Congresso dell’8 novembre 2024, data che segna la nascita ufficiale del nostro Movimento Femminile e la mia elezione a Segretaria regionale.

Esiste una suggestiva coincidenza numerica: l’Articolo 8 della legge e la data dell’8 novembre. Questo legame simboleggia come un’intuizione politica sia stata trasformata con tenacia in una regola di sistema, malgrado i “tempi da bradipo” delle istituzioni che hanno richiesto ben 15 anni per recepire una necessità democratica ormai imprescindibile.

Ma tutto questo “oro” non avrebbe senso se rimanesse chiuso nelle stanze del potere. La vera sfida si gioca fuori, nei nostri territori, dove la società non si presenta più come una piramide statica, ma come un insieme di segmenti mobili e spesso distanti tra loro.

Ricordando Zygmunt Bauman, viviamo in una “società liquida” dove le appartenenze tradizionali si sono sciolte, lasciando spazio a un’insicurezza diffusa. In questo scenario, la nostra analisi individua quattro aree critiche a cui la Democrazia Cristiana deve dare risposte diverse e mirate:

I  conservatori: Quel segmento che, avendo consolidato un patrimonio o una posizione, tende a votare per la tutela dello status quo e la riduzione della pressione fiscale.

La classe media fluttuante e l’astensionismo: è il cuore pulsante del Paese – professionisti, partite IVA, impiegati specializzati – che subisce il peso maggiore della tassazione senza servizi adeguati. Quando non trovano risposte, scelgono il “voto di protesta” o, peggio, l’astensione. A loro non servono promesse, ma ascolto e riforme strutturali.

L’area grigia e l’esclusione: Giovani e donne senza lavoro, immigrati e abitanti delle zone dimenticate. Qui si gioca la sfida della “speranza di vita”. Riprendendo il pensiero di Pierre Bourdieu, dobbiamo agire affinché queste persone non siano private del “capitale sociale” necessario per partecipare attivamente alla vita della nazione.

All’interno dell’area grigia e della classe media fluttuante, emerge un segmento vitale per il nostro futuro: i giovani  in possesso di titoli di studio spendibili e di alte competenze, che troppo spesso guardano fuori dai nostri confini per trovare dignità professionale. A loro non dobbiamo chiedere solo di “resistere”, ma dobbiamo offrire ragioni concrete per restare.

Se vogliamo essere un partito “generativo”, la nostra missione è trasformare la Sicilia in un laboratorio di opportunità attraverso soluzioni strutturali. Il  talento dei nostri giovani è l’oro più prezioso del nostro Kintsugi politico. Non vogliamo che le loro lauree siano biglietti di sola andata, ma gli strumenti con cui, insieme a noi, scrivere la storia di una nuova Democrazia Cristiana, autentica e moderna.

La nostra missione è opporre alla Sinistra populista  un progetto di Popolarismo moderno, che non offra toppe temporanee, ma politiche capaci di dare frutti stabili nel tempo.

Il nostro obiettivo più nobile non è solo vincere le elezioni, ma, come direbbe un sociologo della politica, “rilegittimare le istituzioni” convincendo la gente a tornare alle urne. Riportare un cittadino a votare significa avergli restituito la speranza che il suo contributo conti ancora. Significa dimostrare che la Democrazia Cristiana non è un comitato elettorale, ma una casa aperta, solida e con una visione chiara: l’unico luogo politico capace di parlare di “Centro” non come coordinata geografica, ma come baricentro di equilibrio e progresso.

Nonostante l’assenza fisica dell’abbraccio di Totò Cuffaro sia difficile da colmare, dobbiamo continuare con la sua stessa generosità e coraggio. Il nostro impegno deve essere quotidiano, con momenti di confronto costanti e una presenza capillare sul territorio.

Siamo pronti a fare della Democrazia Cristiana il baricentro imprescindibile della politica italiana. Il lavoro è appena iniziato.

Buon lavoro a tutti noi.

da leggere

LEGA & DEMOCRAZIA CRISTIANA – Germanà ribadisce accordo di valori in vista del 2027

23 Febbraio 2026

Autore:

redazione


Ti preghiamo di disattivare AdBlock o aggiungere il sito in whitelist