Quarant’anni. A scriverlo sembra un tempo enorme. Poi basta sedersi nuovamente allo stesso tavolo, riconoscere una voce, ricordare un professore, un’interrogazione, una marachella e, quasi improvvisamente, il calendario perde importanza.
Tutti insieme dal Vurparu
È successo agli ex studenti delle sezioni A e B dell’Istituto Magistrale “San Luigi” di Patti, diplomati nel 1986, che hanno scelto di ritrovarsi per celebrare insieme i quarant’anni dalla maturità. All’appuntamento hanno partecipato 22 ex studenti, provenienti da Patti e da diversi centri del comprensorio: Brolo, Ficarra, Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale, Piraino, Sant’Angelo di Brolo e San Piero Patti.
Una rimpatriata senza troppe formalità, fatta soprattutto di quello che ci si aspetta da un incontro del genere: chiacchiere, ricordi, curiosità sulle strade intraprese da ciascuno, qualche inevitabile pettegolezzo. Ma soprattutto la sensazione che alcuni rapporti, nonostante la distanza e il trascorrere degli anni, abbiano conservato qualcosa di sorprendentemente intatto. Per alcuni l’emozione è stata ancora più forte, perché dai tempi della scuola non c’erano state altre occasioni per rivedersi.
E quel 1986, guardato da oggi, sembra appartenere davvero a un altro mondo.
Non esistevano smartphone, WhatsApp o social network. Per ritrovarsi ci si dava un appuntamento preciso e, se qualcuno arrivava in ritardo, non c’era un messaggio da mandare. Le amicizie vivevano nelle telefonate da casa, nelle lettere, negli incontri per strada e nelle fotografie che bisognava portare a sviluppare prima di scoprire se fossero venute bene.
Anche la colonna sonora era diversa.
Il 1986 fu l’anno di “Adesso tu” di Eros Ramazzotti, vincitore del Festival di Sanremo, mentre nelle radio e nelle classifiche italiane risuonavano anche “Ti sento” dei Matia Bazar, “Easy Lady” di Spagna e, dall’altra parte dell’Atlantico, Madonna conquistava il pubblico con “Papa Don’t Preach” e con l’album “True Blue”. Erano gli anni delle musicassette, dei dischi, degli stereo nelle camerette e delle canzoni registrate direttamente dalla radio cercando di evitare la voce del conduttore sul finale. Ma mentre quei ragazzi affrontavano la maturità, fuori dalle aule del San Luigi la storia correva velocemente.
Il 1986 fu soprattutto l’anno di Chernobyl. Il 26 aprile l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare sovietica portò la paura delle radiazioni nel cuore dell’Europa. Anche in Italia arrivarono preoccupazioni e precauzioni alimentari che sarebbero rimaste nella memoria di un’intera generazione. Fu anche l’anno dei Mondiali di calcio in Messico, quelli consegnati alla storia dall’Argentina di Diego Armando Maradona e da quel mondiale straordinario che consacrò definitivamente il fuoriclasse argentino.
In Sicilia, intanto, si viveva una stagione destinata a segnare profondamente la storia dell’isola e dell’intero Paese.
Il 10 febbraio 1986, nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo, era cominciato il Maxiprocesso a Cosa Nostra. Centinaia di imputati, una macchina giudiziaria senza precedenti e il lavoro del pool antimafia rappresentavano il tentativo più imponente mai compiuto fino ad allora dallo Stato contro l’organizzazione mafiosa. Nomi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino cominciavano a diventare simboli di una battaglia che negli anni successivi avrebbe conosciuto pagine drammatiche. Nel mondo erano ancora gli anni della Guerra fredda, con Ronald Reagan alla Casa Bianca e Michail Gorbaciov alla guida dell’Unione Sovietica. Qualcosa, però, cominciava a cambiare. Nell’ottobre di quell’anno Reagan e Gorbaciov si incontrarono a Reykjavík, in Islanda: non fu ancora la fine della contrapposizione tra i due blocchi, ma fu uno dei passaggi che prepararono una stagione completamente nuova.
E mentre accadeva tutto questo, a Patti ventenni o poco più giovani affrontavano esami, speranze e progetti senza poter immaginare dove li avrebbe condotti la vita.
Quarant’anni dopo le strade sono inevitabilmente diventate diverse. Ci sono state professioni, famiglie, partenze, ritorni, soddisfazioni e difficoltà. Qualcuno è rimasto vicino ai luoghi nei quali è cresciuto, altri hanno costruito altrove la propria quotidianità. Per una sera, però, tutto questo è rimasto fuori dalla porta. Sono tornati semplicemente ad essere quelli delle sezioni A e B, quelli della maturità del 1986.
E nel ritrovarsi non poteva mancare il momento più intimo e doloroso. Il pensiero è andato ai compagni che non ci sono più, scomparsi prematuramente: Angelina Segreto, Giovanni Arlotta, Mariella Saitta e Daniele Florio. Nomi che quarant’anni non possono trasformare soltanto in ricordi e che, idealmente, hanno avuto anche loro un posto attorno a quel tavolo. Un pensiero è stato rivolto anche a quanti non hanno potuto partecipare perché oggi vivono lontano. Forse è proprio questo il significato più bello di una rimpatriata dopo quarant’anni.
Non è soltanto celebrare una data o scattare una fotografia da conservare. È misurare il tempo attraverso gli occhi di qualcuno che ci conosceva quando ancora non sapevamo chi saremmo diventati. È raccontarsi ciò che è successo nel frattempo e, contemporaneamente, tornare per qualche ora a quel 1986 fatto di libri, interrogazioni, musica alla radio, sogni e progetti.
E scoprire che, sotto quarant’anni di vita, qualcosa di quei ragazzi del San Luigi è rimasto esattamente dov’era.
C’erano:
Galofaro Gabriella – Cicero Anna Maria – Scaffidi Genny – Fasolo Rossella – Miragliotta Grazia – Virecci Fano Mariella – Fazio Giuseppe – Pintauro Giuseppina – Mastrolembo Gina – Raffaele Tonino – Giuttari Luca – Caruso Basilio – Gregorio Angela – Americanelli Piera – Bonannella Silvana G. – Castelluzzo Antonietta – Amaina Lucia – Gatani Enza – Sparta’ Pina – Catania Sandra – Marraffa Mela –









