Il sindaco Tudisca: «Ci negano gli atti su un finanziamento da 1,5 milioni di euro»
Lo scontro è ormai aperto e rischia di approdare anche nelle aule giudiziarie.
Il sindaco di Tusa, Angelo Tudisca, rompe il silenzio e punta il dito contro la Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina, accusandola di aver negato al Comune l’accesso agli atti relativi ai lavori in corso al Teatro di Alesa, finanziati con circa un milione e mezzo di euro di fondi pubblici.
Una decisione che il primo cittadino definisce «inaccettabile» e che lo ha spinto a scrivere direttamente al Presidente della Repubblica, al Ministro della Cultura, al Presidente della Regione Siciliana, all’assessore regionale ai Beni Culturali, ai deputati regionali e al direttore del Parco Archeologico, chiedendo un immediato intervento istituzionale.
La questione, però, va ben oltre una semplice richiesta di documenti. Per Tudisca è una battaglia di principio: quella per il diritto dei cittadini di conoscere come vengono utilizzate risorse pubbliche destinate a un bene che rappresenta una parte fondamentale della storia del territorio. «Il Teatro di Alesa è un bene di tutti. Le carte non possono essere nascoste ai cittadini», afferma il sindaco.
Nella sua denuncia Tudisca ricostruisce la storia della scoperta del teatro, rivendicando il ruolo decisivo dell’amministrazione comunale.
Il percorso prende avvio nel 2016, quando il Comune decide di finanziare, insieme alle Università francesi di Amiens e Poitiers, una campagna di ricerca archeologica in un’area nella quale, ricorda il sindaco, «molti non credevano nemmeno esistesse un teatro». Per anni il Comune ha sostenuto economicamente gli scavi, finanziando la pulizia del sito, i mezzi meccanici necessari alle operazioni, l’accoglienza di studenti, archeologi e docenti francesi. Un investimento costante, quantificato in circa 15-20 mila euro l’anno, che ha consentito di arrivare alla scoperta del teatro nel 2018, successivamente certificata anche dall’allora assessore regionale Sebastiano Tusa.
Abbiamo creduto in questo progetto quando altri lo osteggiavano.
“Oggi, dice il sindaco, invece, ci viene detto che non abbiamo interesse a sapere come vengono spesi i fondi destinati proprio a quel teatro»
Il finanziamento regionale e il muro della Soprintendenza
Dopo la scoperta arriva il finanziamento regionale da 1,5 milioni di euro, affidato alla Soprintendenza di Messina per l’esecuzione degli interventi. È a questo punto, secondo Tudisca, che nasce il problema. Il Comune chiede di poter visionare gli atti relativi ai lavori, ma riceve un diniego motivato dal presunto difetto di interesse dell’ente. Una motivazione che il primo cittadino definisce «paradossale», soprattutto considerando il lungo percorso che ha portato alla valorizzazione del sito archeologico. «Non comprendiamo come si possa sostenere che il Comune non abbia titolo a conoscere come vengono impiegati fondi pubblici destinati a un bene culturale situato nel proprio territorio e per il quale ha investito per anni risorse economiche e umane», sottolinea.
Tra le criticità evidenziate vi è anche l’andamento del cantiere.
Tudisca racconta di essersi recato personalmente nell’area archeologica, pagando anche il biglietto d’ingresso, per verificare lo stato dei lavori. «Ho trovato un cantiere che, a mio giudizio, procede con estrema lentezza. Si parla di circa il 40% dell’intervento realizzato, ma sul campo si vede ancora poco.» Il sindaco precisa di non voler formulare accuse né esprimere giudizi definitivi, proprio perché non dispone della documentazione tecnica. «Sono valutazioni che necessitano di riscontri. Ed è proprio per questo che chiediamo di poter consultare gli atti. La trasparenza serve a fugare ogni dubbio, non ad alimentarlo.»
Tra gli aspetti che il sindaco considera più incomprensibili vi è anche l’estromissione della professoressa Michela Costanzi dell’Università di Amiens dalla direzione dei lavori. Secondo Tudisca, l’archeologa, protagonista delle campagne di scavo che hanno portato alla scoperta del Teatro di Alesa, era stata inizialmente coinvolta nel progetto esecutivo, salvo poi essere esclusa una volta affidati gli interventi alla Soprintendenza. «Chi ha contribuito concretamente alla scoperta del teatro oggi non partecipa più alla direzione dei lavori. È una scelta sulla quale chiediamo spiegazioni.»
L’appello alla Regione e l’ipotesi Procura
Nella nota inviata alle istituzioni, Tudisca chiede al presidente della Regione e all’assessore ai Beni Culturali di esercitare i poteri di vigilanza e di convocare una conferenza di servizi con tutti i soggetti coinvolti. L’obiettivo, spiega, è quello di fare piena luce sull’andamento dell’intervento e sulla gestione delle risorse pubbliche.
Ma il sindaco guarda già oltre.
«Se continuerà questo muro di silenzio, il passo successivo sarà la trasmissione degli atti all’Autorità giudiziaria.» Una posizione che segna un deciso innalzamento del confronto istituzionale attorno a uno dei ritrovamenti archeologici più importanti degli ultimi anni nel comprensorio dei Nebrodi. Per il primo cittadino la questione non riguarda soltanto il Teatro di Alesa, ma un principio che ritiene irrinunciabile: «Chi amministra e chi rappresenta una comunità non può essere escluso dalla conoscenza di come vengono spesi i soldi pubblici. La trasparenza non è una concessione, è un dovere delle istituzioni».
foto d’archivio
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