TINDARI ACCAREZZA L’ETERNITA’ – Le musiche di Hans Zimmer conquistano il Teatro Greco
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TINDARI ACCAREZZA L’ETERNITA’ – Le musiche di Hans Zimmer conquistano il Teatro Greco

Cavea gremita e lunghi applausi per il “Zimmer Tribute”: orchestra, coro e la voce di Leonora Ilieva trasformano le grandi colonne sonore del cinema in un’esperienza sospesa tra storia e contemporaneità

Ci sono concerti che si ascoltano e altri che sembrano trovare il luogo esatto nel quale dovevano accadere.

Quello dedicato alle musiche di Hans Zimmer, andato in scena il 12 agosto al Teatro Greco di Tindari, appartiene certamente alla seconda categoria. Qui le pietre antiche, il cielo d’agosto, il mare che resta lì, appena oltre la cavea, e poi quella musica costruita per dare dimensione alle immagini, amplificare paure, passioni, battaglie, silenzi. Il risultato è stato uno degli appuntamenti di maggiore impatto della stagione tindaritana: teatro gremito in ogni ordine di posto, ovazioni e lunghi applausi per l’omaggio al compositore tedesco proposto dal Festival Lirico dei Teatri di Pietra che neanche la paura di goccioli finali di una pioggia irriverente e dispettosa hanno potuto scalfirne l’atmosfera.

Quando il cinema perde lo schermo e rimane la musica

È forse proprio qui la chiave del successo. Per una sera non servivano immagini proiettate. Bastavano le note.

Il Gladiatore, Inception, Interstellar, Pirati dei Caraibi, Il Re Leone: titoli ormai sedimentati nella memoria collettiva, film diversissimi che hanno però un elemento comune nella capacità della musica di Hans Zimmer di sopravvivere allo schermo. Temi conosciuti anche da chi magari non saprebbe attribuirli immediatamente al loro autore, ma che bastano poche battute per riconoscere. Musiche capaci di evocare una scena, un volto, un’emozione.

A Tindari quelle partiture hanno incontrato un luogo nato più di duemila anni fa proprio per raccontare storie davanti a una comunità. E il cortocircuito temporale ha funzionato: il linguaggio spettacolare del cinema contemporaneo dentro uno dei luoghi simbolo della rappresentazione teatrale antica. Non una semplice colonna sonora eseguita dal vivo, dunque, ma quasi un ritorno della musica alla sua dimensione fisica. Il suono che occupa lo spazio, il coro che arriva dalla scena alla cavea, l’orchestra che sostituisce lo schermo e costringe l’ascoltatore a immaginare.

Orchestra e coro, la forza di un suono monumentale

Sul podio il maestro Giuseppe Romeo ha diretto l’Orchestra Giovanile del Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania, chiamata ad affrontare un repertorio complesso proprio per quella sua continua alternanza tra intimismo e monumentalità. Accanto all’orchestra, determinante è stato l’apporto del Coro Lirico Siciliano, capace di restituire quella dimensione solenne ed epica che caratterizza molte delle pagine più celebri di Zimmer. A completare l’architettura musicale, la voce del soprano Leonora Ilieva, protagonista delle parti vocali e accolta con grande partecipazione dalla platea. È stata proprio questa massa sonora – orchestra, coro e voce solista – a dare al concerto una dimensione differente rispetto al semplice tributo cinematografico.

Perché Zimmer, eseguito così, perde anche qualcosa della sua etichetta di “musica da film” per acquistare autonomia. Le immagini rimangono nella memoria, naturalmente, ma il suono riesce a camminare da solo. E quando incontra le pietre di Tindari acquista persino un’altra prospettiva.

Il risultato della serata conferma anche la forza di una formula sulla quale il Festival Lirico dei Teatri di Pietra, giunto nel 2026 alla sua ottava edizione, sta costruendo parte della propria identità: portare repertori e linguaggi differenti dentro i grandi luoghi monumentali siciliani, facendo dialogare la tradizione lirica e sinfonica con la musica contemporanea e con un pubblico più ampio.

Non è un dettaglio secondario.

La sfida dei siti archeologici oggi non può essere soltanto conservarli. Occorre farli conoscere e, soprattutto, farli vivere senza snaturarli. È la linea sulla quale si muove anche Il Sorriso degli Dei, la rassegna promossa dal Parco Archeologico di Tindari, diretto dall’architetto Giuseppe Natoli, con la direzione artistica di Anna Ricciardi: utilizzare spettacolo, musica e produzione culturale come strumenti di valorizzazione del patrimonio e di apertura del sito a pubblici differenti.  Ed è proprio il successo del concerto dedicato a Zimmer a dimostrare quanto questa intuizione possa essere fertile.

Perché nella cavea del Teatro Greco c’erano certamente gli appassionati di musica sinfonica, ma anche generazioni cresciute con Il Re Leone, spettatori che hanno amato Il Gladiatore, giovani conquistati dalle vertigini temporali di Inception e Interstellar. Pubblici diversi riuniti dallo stesso immaginario.

Tindari non semplice scenografia

C’è però un’altra considerazione che la serata lascia dietro di sé. Tindari non può essere ridotta a una splendida fotografia alle spalle di un artista. Il Teatro Greco funziona davvero quando entra nello spettacolo, quando la sua storia, il paesaggio, il vento, il buio e persino i silenzi diventano parte della rappresentazione. Il 12 agosto è accaduto proprio questo.

L’epica cinematografica di Zimmer ha trovato un’epica ancora più antica ad attenderla. Quella delle pietre, del teatro, del paesaggio e di generazioni che, nello stesso luogo, si sono sedute per ascoltare altre storie. E forse sta tutta qui la bellezza di una serata che ha fatto registrare un nuovo successo di pubblico a Tindari: aver dimostrato che l’antico non ha bisogno di essere imbalsamato per essere rispettato. Può incontrare il contemporaneo. Può accogliere il cinema senza uno schermo. Può far risuonare Interstellar dove, più di duemila anni fa, risuonavano altre voci. Può, appunto, accarezzare l’eternità.

Il viaggio siciliano nelle musiche di Hans Zimmer non si conclude però a Tindari: dopo il successo nella cavea pattese, il Festival Lirico dei Teatri di Pietra porterà il tributo domani, il 18 agosto al Teatro Antico di Taormina, ultimo appuntamento annunciato della produzione dedicata alla grande musica sinfonica da film. Ma quella di Tindari resta già una di quelle serate nelle quali luogo e musica sembrano essersi riconosciuti.

E, per qualche ora, non è stato più necessario distinguere ciò che apparteneva al cinema, ciò che apparteneva alla storia e ciò che apparteneva al paesaggio. Era tutto dentro lo stesso spettacolo.

Alcuni scatti

    

 

17 Agosto 2026

Autore:

redazione


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