Una lettera aperta che è insieme denuncia, memoria e richiesta di riconoscimento.
Angela Giordano Lo Ricco torna a rivolgersi alle istituzioni e lo fa mettendo sul tavolo una storia lunga decenni, quella del Cenforum di Patti, del suo lavoro con generazioni di giovani e di una ricerca che assegna all’arte un ruolo ben più profondo della semplice esperienza estetica. Il documento, datato 19 agosto, ha un titolo che sembra già racchiuderne il senso: “Quel che resta di noi”.
Giordano Lo Ricco scrive alle massime autorità dello Stato e, in particolare, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla quale chiede risposte sul destino di un patrimonio di studi, documenti, esperienze didattiche e opere raccolto nel corso di quasi mezzo secolo. Il tono è duro. A tratti amaro. È quello di chi ritiene di avere bussato molte volte alle porte delle istituzioni senza ottenere l’attenzione richiesta.
Al centro della lettera c’è soprattutto il lavoro sviluppato con i giovani di Patti tra il 1976 e il 2001, attraverso l’insegnamento dell’Educazione artistica e la sperimentazione di metodi che, secondo l’autrice, potrebbero ancora offrire elementi utili per affrontare il disagio giovanile e restituire alla scuola una funzione educativa capace di andare oltre la semplice trasmissione delle conoscenze. La maestra d’arte rivendica inoltre l’esistenza di una consistente documentazione conservata nella casa del Cenforum, divenuta nel tempo laboratorio di arte e pensiero. Materiale che vorrebbe finalmente rendere visibile, almeno in parte, attraverso un’esposizione presso la sede del collettivo Umana.
È su questo terreno che la lettera assume anche il carattere di una provocazione rivolta direttamente allo Stato: «Lo Stato deve dire se trattiamo di spazzatura o di cultura». Una frase volutamente estrema, con la quale Giordano Lo Ricco pone una questione che accompagna da tempo la sua battaglia: stabilire quale valore venga riconosciuto a un’esperienza costruita fuori dai grandi circuiti culturali e istituzionali, ma sviluppata attraverso decenni di lavoro sul campo.
L’arte come strumento educativo
La riflessione va però oltre la vicenda personale. Per Angela Giordano Lo Ricco l’arte deve tornare ad avere un ruolo centrale nella formazione della persona. Non semplice produzione di immagini, spettacolarizzazione o esperienza immersiva, ma esercizio attraverso il quale imparare a conoscere sé stessi, sviluppare capacità critica e riconoscere inclinazioni e talenti. Nella lettera vengono richiamati Freud, Rudolf Arnheim e Zygmunt Bauman, riferimenti utilizzati per ricondurre il lavoro del Cenforum ad una riflessione più ampia sulla mente, sull’identità e sui cambiamenti della società.
Da qui anche la critica verso una scuola che, nella lettura della maestra d’arte pattese, avrebbe progressivamente ridimensionato il valore formativo dell’esperienza artistica.
Giordano Lo Ricco chiede quindi che il materiale raccolto venga esaminato e che il suo lavoro possa essere oggetto di un confronto pubblico. Arriva anche a sollecitare l’intervento della televisione pubblica e della stampa nazionale affinché quanto realizzato a Patti venga conosciuto e sottoposto a una valutazione che non rimanga confinata dentro dinamiche locali. Nel documento vengono inoltre avanzate contestazioni sul funzionamento di alcuni concorsi e sui criteri utilizzati per valutare l’arte contemporanea. Si tratta, è bene precisarlo, di valutazioni e denunce formulate dall’autrice della lettera, che chiede alle istituzioni competenti di verificarle e fornire risposte.
Dal 27 settembre la raccolta di firme
La lettera anticipa anche il prossimo passo. Dal 27 settembre è prevista una raccolta di firme, accompagnata da una brochure, per sostenere pubblicamente le ragioni del Cenforum e riportare l’attenzione sul lavoro svolto con centinaia di ragazzi nel corso degli anni.
Le firme saranno raccolte sia fisicamente sia attraverso il web. Parallelamente viene annunciato un evento culturale a Patti, collegato idealmente anche alla performance già avviata ad Oliveri. L’intenzione è trasformare documenti, opere e testimonianze accumulate negli anni in un’occasione pubblica di confronto.
C’è infine una parte molto personale della lettera. Giordano Lo Ricco dedica parole di gratitudine al marito Salvatore Lo Ricco, ricordandone il sostegno in una vicenda che non ha coinvolto soltanto l’artista ma, inevitabilmente, tutta la sua famiglia. E prospetta la nascita di una fondazione a lui intitolata, quale possibile strumento per dare continuità al lavoro condotto fino ad oggi. Al di là dei toni forti e delle accuse contenute nel documento, resta una domanda che merita almeno di essere ascoltata. Che cosa rimane di quarant’anni di sperimentazione culturale ed educativa quando chi l’ha prodotta non riesce a trovare un interlocutore capace di valutarla?
Non significa stabilire a priori che quel metodo sia giusto, né attribuirgli un valore che spetta ad altri verificare. Significa, più semplicemente, chiedere che venga esaminato. È questo, in fondo, il punto sul quale Angela Giordano Lo Ricco insiste ancora una volta da Patti: non chiede soltanto che si parli del Cenforum. Chiede che qualcuno entri in quella casa-laboratorio, guardi ciò che vi è conservato, ne valuti contenuti e storia e dica, finalmente, se quel patrimonio abbia qualcosa da consegnare alle generazioni che verranno.
La lettera in cartaceo SARÀ ESPOSTA al centro Collettivo UMANA, PER ESSERE A DISPOSIZIONE DI TUTTI dal 27 in poi, A RICHIAMO DI AZIONE con firma di adesione ad un movimento culturale che, insieme a parte dei documenti dimostrativi dei vuoti a perdere incontrati. Farà da input per una riflessione generale che parta dalle Istituzioni.
il testo integrale

















