la proposta di Angela Giordano Lo Ricco alle istituzioni
Il prossimo passo: una fondazione
La studiosa e maestra d’arte pattese chiede un riconoscimento formale del suo lavoro pluridecennale nelle scuole e lancia un appello alle istituzioni centrali e locali.
Dal centro studi Cenforum Arteidea Giovaniproposte di Patti arriva un appello articolato e appassionato, firmato da Angela Giordano Lo Ricco, maestra d’arte che per oltre un quarto di secolo — dal 1976 al 2001 — ha insegnato nelle scuole dell’obbligo del territorio pattese, sviluppando nel tempo una riflessione originale sul ruolo dell’arte nella formazione della persona e nella prevenzione delle derive sociali.
Il cuore della proposta
Al centro del messaggio di Angela Giordano Lo Ricco c’è una tesi semplice nella sua formulazione e complessa nelle sue implicazioni: l’arte non è ornamento, non è materia accessoria, non è un lusso riservato agli spiriti sensibili. È invece uno strumento cognitivo fondamentale, capace di sviluppare coscienza critica, rafforzare la consapevolezza individuale e costruire argini culturali contro manipolazione, violenza e condizionamenti sociali.
Una convinzione maturata sul campo, in anni di insegnamento spesso vissuti in contesti difficili, dove la scuola si confrontava con fragilità culturali e sociali profonde. È proprio in quelle realtà, sostiene la docente, che i metodi elaborati nel corso della sua esperienza avrebbero dimostrato la loro efficacia educativa.
Il riconoscimento mancato
Il punto centrale dell’appello riguarda la mancata valorizzazione istituzionale di un lavoro che — secondo l’autrice — avrebbe prodotto risultati concreti e documentati nel tempo.
Giordano Lo Ricco richiama il sostegno ricevuto da realtà istituzionali e culturali, tra cui la Regione Emilia-Romagna, l’Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, oltre a diverse attenzioni giornalistiche e culturali che negli anni hanno approfondito il rapporto tra arte, psiche e legalità presente nel suo metodo formativo.
Nonostante ciò, lamenta l’assenza di una risposta concreta da parte delle istituzioni centrali. Le lettere aperte pubblicate sul sito del Cenforum e su diverse testate online, così come la partecipazione a concorsi e progetti istituzionali, non avrebbero prodotto un reale confronto pubblico sul tema.
Gli appelli: dal territorio allo Stato
L’appello si muove su due livelli distinti.
Sul piano locale, la docente chiede al Comune di Patti e alle realtà culturali del comprensorio di promuovere un incontro pubblico e collegiale che coinvolga scuole, associazioni, amministratori e cittadini per discutere apertamente del metodo elaborato e dei suoi risultati.
Sul piano nazionale, la richiesta è rivolta direttamente alle istituzioni centrali, affinché venga riconosciuto il valore di un percorso educativo che mette l’arte al centro della formazione civile e della prevenzione sociale.
Arte, scuola e legalità
Uno dei passaggi più netti dell’intervento riguarda il rapporto tra educazione artistica e contrasto alle culture mafiose.
Secondo Giordano Lo Ricco, la lotta alla criminalità organizzata non può limitarsi a slogan, celebrazioni o progetti occasionali, ma deve intervenire sulle strutture profonde della formazione culturale dei giovani.
L’arte, nella sua visione, diventa così esercizio di libertà mentale, capacità critica e costruzione dell’identità personale: strumenti indispensabili per non cadere nelle logiche della manipolazione e della dipendenza culturale.
“A Patti si gira pagina”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Angela Giordano Lo Ricco lancia una riflessione ancora più diretta, chiedendo che Patti possa diventare simbolicamente il luogo di una nuova presa di coscienza culturale e civile.
“A Patti si gira pagina”, scrive la docente, indicando la necessità di costruire un itinerario sociale e didattico capace di rispondere alle mafie e a ogni forma di manipolazione culturale attraverso strumenti educativi concreti.
La maestra d’arte ricorda come i metodi sviluppati all’interno del Cenforum dal 2001 siano frutto di anni di lavoro “sul filo del rasoio”, elaborati osservando capacità critiche, creative e operative degli studenti, e definiti “eccellenti” — sostiene — anche da rappresentanti dell’istituzione scolastica regionale e ministeriale.
Da qui la richiesta di risposte istituzionali immediate e chiare: “Se questi metodi non rispondono davvero alla voce legalità e giustizia — afferma — allora sia lo Stato stesso a spiegare con quale idea di scuola e di società si intenda andare avanti”.
Particolarmente forte anche il riferimento ai giovani che hanno seguito le sue lezioni tra il 1976 e il 2001, una generazione che — secondo la docente — sarebbe rimasta “chiusa nei cassetti della burocrazia”, senza che il patrimonio umano e creativo costruito negli anni venisse realmente valorizzato.
Per questo il suo appello si rivolge anche ai social network e ai nuovi strumenti di comunicazione, affinché quella esperienza possa trasformarsi in “grido”, in testimonianza collettiva e in richiesta di attenzione verso i temi della giustizia, della tutela del territorio e del rispetto di quella “Madre Natura che ha prediletto questi luoghi”.
Il prossimo passo: una fondazione
In conclusione, Angela Giordano Lo Ricco annuncia l’intenzione di costituire una fondazione che possa dare continuità formale e organizzativa al lavoro svolto in decenni di ricerca educativa e artistica.
Un progetto che punta a trasformare un’esperienza personale in un patrimonio collettivo, aperto ai giovani, alle scuole e alle istituzioni, nella convinzione che cultura, arte e coscienza civile possano ancora rappresentare strumenti concreti di cambiamento sociale.













