Per la prima volta a Messina, Annalisa infiamma il PalaRescifina per due date sold out.
Dapprima era prevista una sola data subito sold out, quindi si è deciso per una seconda.
Servizio e foto di Italo Zeus
Avevo già visto Annalisa in altri live, ma quando a Torino ho visto “…e poi siamo finiti nel vortice” sono rimasto completamente basito.
Annalisa come performer a 360 gradi. Dal settembre 2023 con il singolo nato in sordina e rifiutato al festival di Sanremo, “Bellissima” apre una porta che non mi sarei mai immaginato. Messina con “Ma noi siamo fuoco” diventa sempre piu il punto nevralgico dei concerti live. Adesso nessun cantante trova Messina non all’altezza, anzi , è diventata una meta ricercatissima, e di questo sono veramente fierissimo.
Dalle piazze a Amici, passando per Festival di Sanremo fino ai live di E poi siamo finiti dentro al vortice e “Ma io sono fuoco”, il percorso di Annalisa racconta qualcosa che nel pop italiano accade raramente: una crescita lenta, coerente, personale, costruita nel tempo senza scorciatoie.
Oggi il suo show va ben oltre il semplice progetto legato a un album. È diventato un universo artistico completo, riconoscibile, in cui musica, immagine e performance convivono in equilibrio. I concerti di Annalisa sono spettacoli di altissimo livello, capaci di dare al pop italiano una forma nuova: un linguaggio scenico che unisce impatto visivo, ricerca sonora e identità personale. Video immersivi, luci taglienti, fuoco, coriandoli d’argento che invadono il palazzetto, elettronica che sfocia nella techno: ogni elemento appare studiato nel dettaglio.
Ci sono lunghi spazi di buio attraversati da fasci luminosi che isolano una scritta, una coreografia, la figura della popstar. Tutto è essenziale e potente allo stesso tempo. Non c’è mai eccesso gratuito: anche il silenzio visivo sembra avere una funzione narrativa.
Seguendola dai tempi di Amici, si percepisce chiaramente quanto questa trasformazione sia stata conquistata passo dopo passo. All’inizio Annalisa colpiva soprattutto per la voce: tecnica, precisa, elegante. Ma sembrava ancora alla ricerca di una forma definitiva, di un’identità artistica completamente sua. Negli anni delle piazze, dei primi album e delle continue sperimentazioni, ha costruito lentamente il proprio linguaggio, senza forzature e senza inseguire mode immediate. In questo percorso si può intravedere quasi un dialogo ideale con Madame: due artiste molto diverse, ma entrambe capaci di portare nel pop italiano una scrittura personale e riconoscibile, finalmente autentica quanto la loro voce.
Il passaggio attraverso Sanremo è stato fondamentale. Ogni partecipazione ha rappresentato una tappa evolutiva: dalla cantante elegante e quasi trattenuta degli inizi alla performer contemporanea capace di dominare il palco con sicurezza assoluta. Parallelamente è cresciuta anche come autrice — aspetto spesso sottovalutato quando si parla di lei — costruendo una scrittura sempre più personale. Con “Bellissima”, “Mon Amour” e poi con “E poi siamo finiti dentro al vortice” arriva la vera esplosione artistica. Non soltanto una serie di hit, ma la nascita di un immaginario preciso. Il “vortice” diventa uno spazio emotivo fatto di relazioni intense, inquietudine contemporanea, desiderio di libertà e rinascita.
Nei concerti questo mondo prende forma attraverso luci fredde, colori metallici, visual cinematografici e un’atmosfera da notte urbana. Le canzoni non vengono semplicemente eseguite: diventano esperienze collettive. Il pubblico canta ogni parola di “Bellissima”, “Mon Amour” e “Ragazza sola” trasformando emozioni individuali in qualcosa di universale. Sul palco Annalisa gioca continuamente tra controllo e abbandono: una vocalità impeccabile che però sa aprirsi a improvvise esplosioni emotive. Nei live del “Vortice” emerge anche un forte dialogo con il pop internazionale contemporaneo. Dance-pop, elettronica e sonorità sintetiche convivono con una sensibilità profondamente italiana. Il concerto segue quasi una struttura narrativa: dall’attrazione iniziale al caos emotivo, fino alla rinascita finale. Per questo il “vortice” non rappresenta soltanto la perdita di equilibrio, ma anche la trasformazione. Con “Ma io sono fuoco” il linguaggio scenico evolve ancora.
Qui il centro non è più il turbamento, ma la consapevolezza. Il “fuoco” diventa simbolo di energia vitale, autodeterminazione e forza personale. Durante questo momento dello show tutto cambia: luci rosse, visual incandescenti, bassi profondi, ritmi più aggressivi.
Annalisa appare meno introspettiva e più magnetica, trasformando il palco in uno spazio quasi rituale. Anche il ballo — arrivato relativamente tardi nella sua carriera — entra definitivamente nella sua identità performativa. Non come artificio, ma come completamento naturale della sua evoluzione artistica.
Musicalmente il brano porta sul palco un’energia fisica, quasi liberatoria. Le percussioni elettroniche spingono il pubblico al movimento mentre il testo parla di resistenza interiore e identità. È qui che il percorso di Annalisa sembra trovare il suo punto di equilibrio: dopo il caos del “vortice”, arriva il “fuoco”, cioè la capacità di attraversare tutto senza spegnersi. Ed è forse proprio questa consapevolezza che oggi la rende così solida davanti a un successo enorme. In un sistema musicale che spesso divora gli artisti — schiacciandoli tra streaming, classifiche, numeri e sovraesposizione — Annalisa sembra vivere il successo con maggiore lucidità. Domina Spotify, l’airplay e i dischi di platino, ma dà l’impressione di non dipendere completamente da tutto questo.
Probabilmente perché il suo percorso non nasce da un’esplosione improvvisa, ma da anni di costruzione paziente. Sa che tutto può fermarsi da un momento all’altro e proprio questa consapevolezza sembra mantenerla in equilibrio. Resterà a schiena dritta perché possiede qualcosa che va oltre il momento commerciale: un repertorio costruito nel tempo, uno studio costante della voce — oggi impeccabile dal vivo — e una continua ricerca artistica.
Guardando i suoi concerti si percepisce chiaramente questa trasformazione: dalla ragazza introversa e quasi trattenuta degli inizi alla vera popstar contemporanea italiana. E la cosa più interessante è che questa evoluzione non appare mai forzata, ma profondamente conquistata, passo dopo passo.
Italo Zeus





















