Angelus Domini tra le rovine: il Parco di Tindari racconta il Vangelo in chiave contemporanea
Che i siti archeologici siano stati, nella storia dello spettacolo e del cinema location privilegiate dai registi per raccontare la Storia dei Vangeli, non è cosa nuova, basti pensare al monumentale Jesus Christ Superstar.
La Storicità dei siti del parco vengono, in questo nuovo lavoro del Parco Archeologico di Tindari, corteggiati da riproposizione e visioni per essere vissuti dallo spettatore in modo nuovo. Ed ecco che si incrociano linguaggi peculiari agli interpreti: il teatro principalmente e il cinema di Salvo Presti. Anna Ricciardi ne cura il concept sottolineando la divulgazione dei siti di un parco molto esteso e straripante di Storia e di Mito.
Il punto di vista é quello dell’ Arcangelo Gabriele, messaggero di Dio, che, de facto, fa accadere tutto, a volte non si fida degli uomini, ha bisogno di in un rito quasi di protezione, di arrivare nei luoghi degli accadimenti, prima. Luna Marongiu incarna magicamente questo Angelus Domini, con una grazia e un candore sovrumani. La Maccagnano come una Maria Michelangiolesca, rimane ieratica, sospesa tra Cielo e Terra, il suo sguardo ci riporta in un altrove Senza tempo: maestoso l’ eccomi al centro della cavea del teatro di Tindari che diventa ombelico di una sacralità atavica.
Alessandra Fazzino, bravissima nel cameo di Elisabetta, pervade la scena di saggia accettazione di un miracolo necessario, inevitabile e suggella il Magnificat di Maria. Ad Elio Crifò il ruolo di Erode il Grande: oggi più attuale che mai, l’ incontro del potere e del furore sfocia nella ferocia della strage degli innocenti. Originale l’ idea di un Erode in preda ad un delirio, un incubo appunto, stremato che si aggira tra i resti della necropoli di Tripi rivolgendosi ai fantasmi uccisi
Le voci narranti, Edoardo Siravo e Gabriella Casali, incorniciano, sublimandoli, i momenti clou del racconto.
La Casali con voce materna e accogliente ci riporta all’ interno della grotta della Nativitá, nelle viscere della terra nuda. Edoardo Siravo, da più di trenta anni legato al teatro greco di Tindari, si spende con generosità per tutte le operazioni Culturali che servono a divulgare il valore dei siti. Apre lo Short con alcuni passi biblici e lo chiude con le parole monumentali del Salmo 91. Cosí commenta il regista Presti Lo strumento che accompagna la narrazione sono i fiati orientali di Antonio Putzu; il suo tocco inconfondibile unisce i suoni antichi con l’ esigenza di spiritualità di alcuni momenti visivi molto potenti.
Il messaggio più importante era trasmettere la magnificenza dei siti archeologici del parco Tindari. Una cornice potente dentro cui si sono mosse alcune azioni sceniche con attori e attrici sublimi e ri-lette immagini che appartengono alla memoria universale.
Così, come il volo e i passi di danza dell’Angelo filo rosso della narrativa, spinto dal vento si è scelta la cifra della leggerezza, della “semplice”trasparenza luminosa di questi luoghi, per evocare, anche per un momento, una “visione” di una Natività archeologica e insieme contemporanea.
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