Giorgia Ceraolo continua a costruire il suo percorso tra brani originali, incontri inaspettati e live. Dopo il duetto improvvisato con Alfa a Verona, l’opening act a Brolo davanti al pubblico dei The Kolors. E intanto per la giovane cantautrice pirainese, “la vita è tutta qua” ed è qualle che racconta la sua nuova stagione
A un certo punto i sogni smettono di essere soltanto sogni e cominciano ad assomigliare a una strada. Non sai ancora esattamente dove porterà, ma ti accorgi che stai andando da qualche parte.
Per Giorgia Ceraolo, Giolin quando sale sul palco, quella strada parte da Piraino, passa attraverso anni di musica, studio, canzoni scritte e cantate, tanta gavetta, e arriva adesso a Brolo, dove ha vissuto una di quelle serate che difficilmente si dimenticano. È stata lei ad aprire il concerto dei The Kolors, davanti a una piazza pronta per uno degli appuntamenti musicali più attesi dell’estate.
Un opening act importante, affrontato con energia e soprattutto con quella naturalezza che appartiene a chi il palco non lo considera un posto nel quale apparire, ma il luogo nel quale riesce meglio a raccontarsi.
«È stato incredibile», ha scritto dopo. Due parole. Probabilmente bastano.
Prima di Giolin c’è Giorgia
La sua, però, non è una storia cominciata sotto le luci di Brolo. Giorgia canta da quando era giovanissima e già diversi anni fa parlava della musica in un modo che oggi aiuta a capire molto della sua identità artistica. Non come ricerca della popolarità, ma come necessità.
Cantare per tirare fuori emozioni e paure. Scrivere per raccontare quella fragilità che spesso si prova a nascondere. E soprattutto provare, attraverso una canzone, a lasciare qualcosa a chi ascolta. Aveva detto di non voler cambiare il mondo. Le sarebbe bastato riuscire a cambiare in meglio la giornata di qualcuno.
Era molto giovane. Il concetto, però, è rimasto. Nel frattempo Giorgia è cresciuta e con lei è cresciuta Giolin.
Il percorso discografico comincia a prendere forma nel 2021 con “Senza fare rumore”. Nel 2022 arriva “Io e le mie canzoni”, seguito l’anno successivo da “Pazza estate”, un brano che porta dentro anche immagini e atmosfere della sua Sicilia, con il videoclip girato tra Gliaca di Piraino e Capo d’Orlando. Nel 2024 pubblica “Frammenti di ghiaccio”.
Poi qualcosa cambia.
Non soltanto nella musica, ma anche nel modo di presentarsi. Giorgia Ceraolo diventa sempre più Giolin, nome d’arte che accompagna una nuova fase del suo percorso. A febbraio esce “Ombre al guinzaglio”. Titoli che, messi uno accanto all’altro, sembrano quasi raccontare da soli una crescita: dal fare musica cercando il proprio spazio alla volontà di costruire un’identità più personale e riconoscibile.
Poi arriva “La vita è tutta qua”
L’ultimo capitolo è scritto insieme a Turè Muschio, cantautore, musicista, produttore e arrangiatore di Brolo. Il loro singolo si chiama “La vita è tutta qua”. È nato in inverno, semplicemente, intorno a una chitarra.
Giorgia, che ha cantato anche a Gioiosa Marea, aprendo il concerto di Renga, ha raccontato di avere riconosciuto in Turè la stessa esigenza che sentiva dentro di sé: dare una voce a quello che attraversa le persone e che non sempre si riesce a spiegare parlando. Ne è venuta fuori una canzone che ha il sapore delle cose semplici e complicate allo stesso tempo. Il sudore. Le lacrime. Il mare. Il dolore. E la musica utilizzata come cura.
Un pezzo che sta trovando il proprio pubblico sulle piattaforme digitali e che rappresenta bene la Giolin di oggi: meno interessata a costruire un personaggio e più concentrata sul trovare una voce che le appartenga davvero. Anche il videoclip nasce coinvolgendo musicisti e professionisti del territorio, trasformando il brano in un piccolo progetto collettivo.
Quel giorno a Verona
In questa storia c’è spazio anche per quelle coincidenze che sembrano scritte apposta. Qualche tempo fa Giorgia stava cantando in Piazza Bra, a Verona, a pochi passi dall’Arena. Una ragazza, una voce e una piazza. Tra chi passa c’è Alfa. Si ferma, ascolta, si avvicina. Arrivano i complimenti e poi succede la cosa più naturale per due persone che vivono di musica: cantano.
Insieme improvvisano “Il filo rosso”. Nessuna operazione costruita a tavolino, nessun grande annuncio. Solo un incontro casuale diventato un duetto e un ricordo da mettere nello zaino.
Poi il viaggio continua.
Brolo, davanti al pubblico dei The Kolors
Fino alla serata, pochi gioreni fa, di Brolo. Questa volta non è un incontro casuale per strada. C’è un palco vero, un pubblico importante e soprattutto la responsabilità di aprire il concerto di una delle band pop italiane più popolari del momento.
E Giolin risponde con la voce. Forse il punto è proprio questo. Nel mondo della musica contemporanea si parla continuamente di numeri, visualizzazioni, follower, stream, reel e algoritmi. Tutto conta, naturalmente. Ma poi arriva il palco. E sul palco non ci sono filtri.
C’è qualcuno che canta e qualcuno che ascolta.
Giorgia Ceraolo sta costruendo il suo percorso esattamente lì, nel punto d’incontro tra le canzoni che scrive e le persone alle quali prova a farle arrivare.
Piraino, Capo d’Orlando, Verona, Brolo. Domani chissà.
E, in fondo, per riprendere il titolo della sua ultima canzone, forse la vita è davvero tutta qua: una chitarra, una voce, qualche paura e il coraggio di salire sul palco quando finalmente si accendono le luci.




















