UN DONO IN MUSICA – Per gli “Anta” del Glicine
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UN DONO IN MUSICA – Per gli “Anta” del Glicine

EMILIO RICCIARDO, LA SIGNORILITÀ DI CHI SA ANCORA DONARE

Ci sono gesti che non fanno rumore, ma muisca. Arrivano senza annunci, senza fotografie preparate, senza aspettarsi nulla in cambio. E proprio per questo restano.

È quello che è accaduto alla Residenza Glicine di Brolo, dove una giornata qualunque si è trasformata in un momento che ospiti, operatori e familiari difficilmente dimenticheranno.

Protagonista è stato Emilio Ricciardo, cittadino brolese conosciuto da tutti, anche se da decenni non abita più qui, che ha scelto di regalare agli ospiti della struttura qualcosa che oggi vale più di qualsiasi oggetto: il proprio tempo, la propria voce e una sincera attenzione verso gli altri.

Ha portato la musica.

Ma non solo.

Accompagnato dalla nipote Melina Ricciardo, che ha presentato i brani e condiviso con lui questo momento speciale, Emilio ha animato una festa fuori dagli schemi, costruita sulla semplicità e sulle emozioni autentiche.

Un repertorio fatto di canzoni che appartengono alla memoria collettiva italiana: “Rose Rosse”, “Nel blu dipinto di blu”, “‘O Sole Mio” e tanti altri grandi classici degli anni Cinquanta e Sessanta, brani che gli ospiti hanno riconosciuto immediatamente e che hanno trasformato il pomeriggio in una macchina del tempo capace di riportare sorrisi, ricordi e voglia di cantare.

Ma il momento più inatteso è arrivato alla fine.

Senza che nessuno sapesse nulla.

Il giorno prima Emilio era andato personalmente ad acquistare un piccolo impianto audio e lo ha donato alla struttura. Un gesto semplice solo in apparenza.

Perché dentro quel dono c’era un messaggio chiaro: continuare a creare occasioni di incontro, di musica, di socialità. Un gesto che ha lasciato increduli gli operatori e profondamente colpiti gli ospiti.

Chi lo conosce non si è stupito.

Perché Emilio Ricciardo, da sempère amante del bel canto, appartiene a una famiglia che a Brolo ha lasciato un segno profondo fatto di lavoro, relazioni umane e generosità.

Sette figli quelli di Vittoria Pizzino e Cono Tindaro Ricciardo, una famiglia numerosa che ha attraversato decenni di storia brolese.

C’era Saverio, che navigava sulle grandi navi mercantili; Cono, sarto e uomo di grande spirito e umanità; Giuseppe, imprenditore nel settore delle essenze agrumarie; Enrico, commerciante; Ernesto, tra i primi vigili urbani del paese; Maria che aiutava nella gestione del cinema e del bar di famiglia. E poi Emilio, che già da ragazzo innamorato della lirica, delle grandi voci e della musica.

Ma anche protagonista di un pezzo della storia del paese. Fu infatti tra i primi a intuire il potenziale della costa brolese aprendo “Lo Scoglio”, uno dei primi lidi del territorio, quando ancora nessuno immaginava la Brolo dell’intrattenimento estivo di oggi. Lì, tra una vecchia colonia e i magazzini dei limoni, si ritrovavano giovani, famiglie e gruppi musicali. Suonavano i Cormorani, il jukebox accompagnava le serate e si respirava quell’idea di estate che allora aveva il sapore delle cose semplici.

Prima ancora c’era il Bar della Marina, oggi Bar del Sole, che per anni fu presidio di vita quotidiana: granite, birre ghiacciate, panini, pescatori e chiacchiere. Luoghi dove si cresceva insieme.

Luoghi dove i Ricciardo servivano ai tavoli con il sorriso e una parola gentile per tutti, anche per chi non poteva pagare e donna Vittoria offriva ugualmente loro una granita .

Ed è forse proprio lì – tra qulle mura e tra quei gesti quotidiani, che Emilio ha imparato che la vera ricchezza non è quello che si trattiene, ma quello che si lascia.

Alla Residenza Glicine, in fondo, non è arrivato soltanto un cantante per un pomeriggio. È arrivata una persona perbene. Una di quelle che non smette di costruire comunità.

Con il garbo dei gesti autentici.

Con la leggerezza di chi non cerca applausi.

Con quella eleganza rara di chi fa del bene e poi torna a casa in silenzio.

Come se fosse la cosa più normale del mondo

16 Giugno 2026

Autore:

redazione


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